6 July, 2020
 

ABìCinema, V come videogame ma anche Visconti, Vitti, Verdone

Il dibattito è aperto sul rapporto, spesso conflittuale, tra cinema e videogiochi. Sono molti coloro che ritengono esistere una contraddizione insanabile tra il primo che esprime arte e i secondi che esprimono una dimensione ludica più individuale che collettiva.

Si dibatte tuttora se il cinema tratto o ispirato dai videogiochi sia collocabile nel genere sci-fi (science fiction) oppure, semplicemente, un genere subalterno e di scarsa qualità. Il cinema è in grado di raccontare, di coinvolgere, di proporre e suscitare emozioni quanto un joystick non potrà mai fare. Eppure, da oltre 20 anni, i due ambienti si sono spesso confusi, hanno subito reciproche “contaminazioni” e sono innumerevoli i film che sono stati tratti da famosi videogiochi (uno per tutti: Matrix, del 1999, con la regia delle sorelle Lana e Lilly Wachowski) come pure, al contrario, sono molti i videogiochi che hanno ripreso la traccia narrativa da pellicole importanti (dalla serie di Alien, come pure quella de I predatori dell’Arca perduta, dalla Disney etc).

A giudicare dalle cifre relative alle dimensioni del mercato, i due settori convivono felicemente e, anzi, nel recente passato l’industria video ludica ha spesso superato in fatturato quella di Hollywood. Riportiamo alcuni tra i titoli più famosi: Warcraft (il gioco è del 1994 e il film del 2016), Resident evil, la saga di Final Fantasy, Lara Croft e la serie di Street fighter.

Tra i registi italiani ricordiamo Florestano Vancini, Carlo Verdone e Luchino Visconti. Del primo si ricordano due titoli che, negli anni ’70, hanno suscitato un significativo successo per l’impegno politico e sociale dei temi trattati: Bronte, cronaca di un massacro e Il delitto Matteotti. Successivamente, negli anni ’90 si impegna in televisione con una serie de La Piovra e Piazza di Spagna.

Carlo Verdone è più noto come attore che come regista, oltre che sceneggiatore, e al suo volto sono legati personaggi indimenticabili della commedia italiana. Spesso ha ricoperto i due ruoli nello stesso film. Dopo un fortunato esordio televisivo alla fine degli ’80 porta sul grande schermo Un sacco bello e Bianco, rosso e Verdone, ai quali seguiranno numerosi altri successi (Viaggio di Nozze, Gallo cedrone). L’ultimo suo lavoro (2018) è stato Benedetta follia, accolto con discreto successo nelle sale.

Luchino Visconti rappresenta per molti la più elevata espressione artistica cinematografica italiana. Instradato al cinema da Jean Renoir, esordisce nel ’43 con Ossessione (tratto dal romanzo Il postino suona sempre due volte di James M. Cain). Durante il fascismo si impegna politicamente a sinistra e viene anche arrestato. Nel primo dopoguerra realizza La terra trema e si colloca come caposaldo della corrente del neorealismo italiano. Nel ’51 produce Bellissima, con Anna Magnani e, nel ’58 esce Senso. Nel 1960 firma la regia di uno dei suoi capolavori: Rocco e i suoi fratelli. Sulla scia di questo successo, due anni dopo realizza Il gattopardo (tratto dal celebre romanzo di Tomasi di Lampedusa e recentemente restaurato e rimasterizzato) dove si ricorda la sontuosa e lunghissima sequenza del ballo insieme ad una profonda riflessione sul senso della morte. Degli anni successivi ricordiamo: La caduta degli dei (1969), e Gruppo di famiglia in un interno del 1974.

Infine, due grandi attori italiani: Monica Vitti e Paolo Villaggio. La prima esordisce negli anni ’60 a fianco di Michelangelo Antonioni (Deserto rosso del ’64) e si inserisce presto nel filone dei successi della commedia all’italiana con Mario Monicelli (La ragazza con la pistola del ’68), poi con Ettore Scola (Dramma della gelosia del ‘70). Ha lavorato spesso con i più grandi attori italiani: da Alberto Sordi a Vittorio Gassman. Si ritira dalle scene nel 1986.

Paolo Villaggio è il suo personaggio: Fantozzi. Raramente è successo che un attore venga identificato in maniera così forte e questo ha rappresentato anche il suo limite. Ha partecipato anche ad altri film come Brancaleone alle crociate, di Mario Monicelli nel ’70, come pure al Segreto del bosco vecchio di Ermanno Olmi. Per il grande pubblico però rimane sempre il ragionier Ugo Fantozzi.

Share Post
Written by

Critico cinematografico - SNCII. Nasce nel 1953 a Roma, dove si laurea in Sociologia presso l'Università La Sapienza. Nel 1986 consegue, in Confindustria, un Master in comunicazione di impresa e nel 1996 frequenta un Corso di comunicazione e immagine presso la Scuola di Management LUISS. Iscritto all’Albo Nazionale dei giornalisti nel 1983, lavora come redattore del settimanale “Nord Sud” e del mensile “Quale Impresa” di Confindustria, di cui sarà anche coordinatore. Responsabile delle relazioni esterne dei Giovani Imprenditori di Confindustria, successivamente lavora nello stesso ambito con Italimprese. Nel 1991 viene assunto in Rai, svolgendo incarichi in diversi ambiti, dai rapporti con l'AgCom alla struttura presso il Quirinale; dallo Staff del Direttore Generale alle Relazioni esterne e comunicazione di RaiUno, Rai Giubileo, Rai World, Rai Pubblicità, ed infine Ray Way. Da aprile 2017 è Senior Advisor di Csc Vision. È stato Docente incaricato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università della Tuscia e Cultore della materia alla Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza. Responsabile delle relazioni esterne di Rai Way, dal 2003 è stato Presidente della Associazione "Tv e Minori" e Direttore responsabile della rivista bimestrale “Tv e Minori”

No comments

LEAVE A COMMENT