22 October, 2020
 

Alfred Hitchcock e il segreto del successo dei suoi film

Si chiama Alfred Hitchcock ed è il regista che ha “fabbricato” i più bei film  che tengono con il fiato sospeso.

Quando architettava un film, per Hitchcock, le settimane erano tutte fatte da giorni lavorativi, senza pause e con la collaborazione di un solo scrittore per ottenere quella trama ben congegnata e quel dialogo scintillante che il pubblico si aspettava da lui.

Molti registi iniziano a girare il film anche quando la sceneggiatura è incompleta, improvvisando le scene man mano che il lavoro procede, ma nei suoi film ogni particolare doveva essere  pensato e costruito in anticipo. Come egli stesso disse “Se facessi qualche cambiamento davanti alla macchina da presa, potrei trovarmi ad aver disfatto senza volerlo, tutto il lavoro”.
La trama deve contenere una ragione plausibile per gli intrighi, la malvagità, la violenza fisica e la perfidia che il pubblico tanto apprezza.

Nei suoi film c’è sempre qualcosa che interessa ai “cattivi”, come gioielli, denaro o quel quid che nei films di spionaggio viene definito con il termine di “piani“.

cary-grant

E, a proposito dei “piani”, ricordiamo una cosa strana che capitò al regista nel film Notorius. La trama del film prevedeva Ingrid Bergman e Cary Grant atto ad inseguire una banda di contrabbandieri nell’America del Sud in tempo di guerra e doveva terminare con una scena in cui Grant, chiuso in una cantina, faceva cadere una bottiglia scoprendo che non conteneva vino ma…
Ed è qui che entravano in scena i c.d. piani. La sua fantasia e originalità lo portò a chiedersi perchè non fare bottiglie che contenessero uranio destinato ad essere utilizzato dal nemico per la fabbricazione di una bomba atomica?

Ed è cosi che Hitchcock chiese al premio nobel per la fisica, Robert Millikan,: “Qualcuno ha fabbricato una bomba atomica e quanto questa potrebbe essere grossa?” Millikan impallidì e disse: ” Dio mio, volete farvi arrestare?” spiegandogli anche come non posse possibile pensare ad una bottiglia.

Hitchcock però considerò questa possibilità e che la stessa potesse servire ai “piani”, così congegnò la trama attorno alla bottiglia di uranio. Tutto ciò accadeva prima che la bomba atomica esplodesse a Hiroshima.

Ma qual’è il segreto della carriera di Hitchcock?

Sembra che tutto possa essere ricondotto ai suoi primi anni di vita. Era nato in Inghilterra, suo padre era un commerciante di polli che un giorno, quando Alfred aveva solo cinque anni, gli diede un biglietto con l’ordine di portarlo al commissario di polizia, che,  dopo averlo letto il biglietto, lo rinchiuse in una cella, dicendo: “Tuo padre vuole che ti faccia vedere cosa accade ai bambini cattivi“. 
Questo origino’ la sua paura  dei poliziotti ed il rispetto per la legge nella vita privata e tanta passione per lo spionaggio e gli intrighi.

Da giovane, dapprima entrò nella scuola dei gesuiti, poi studiò scienze e ingegneria all’Università di Londra.

A 20 anni fece domanda per entrare alla Paramount, che aveva aperto una filiale a Londra, e il suo talento venne presto riconosciuto. Tra i suoi primi films prodotti in Inghilterra ricordiamo “Il Club dei 39” e “The Lady Vanishes”. Nel 1939 quindi si trasferì negli Stati Uniti.

Hitchcock  ideava i suoi film attraverso le più svariate. “Caccia al ladro” era tratto da un racconto giallo, “La finestra sul cortile” da un racconto di una rivista che andava in scena ad Hollywood da anni ma senza successo. Ma lui era in grado di trasformare ogni cosa con un tocco geniale, dove ogni situazione, anche la più drammatica, veniva poi alleviata da un intervallo di risate.

Un giorno confidò ad una rivista di aver avuto un’idea magnifica: si trattava di una scena in cui un arabo dalla pelle scura fuggiva in mezzo alla gente. Ad un tratto l’arabo cadde tra le braccia dell’eroe del film e solo allora si vide che aveva un pugnale conficcato sulla schiena. E mentre l’eroe toccava il viso del morente, le mani gli si macchiarono, così  si comprese che l’uomo era un europeo travestito da arabo. Il tutto ben descritto ne “L’uomo che sapeva troppo“.

uomo-che-sapeva-troppo

A metà degli anni ’50 Hitchcock intraprese anche un’altra attività, anche se marginale. In un programma televisivo settimanale presentò personalmente un breve dramma giallo accompagnato da commenti sarcastici ed imprevedibili. Una volta annunciò uno slogan commerciale dicendo “Adesso la ditta che offre questo programma desidera farvi una comunicazione importante. Non occorre che vi dica per chi è importante“; un’altra volta ancora “Il tempo è importante nella televisione. Lo comperiamo. Lo impieghiamo: dobbiamo cominciare in tempo per finire in tempo. E, appropriatamente, ogni tanto lo ammazziamo” e aggiunse “Alludo, naturalmente ai miei penosi sforzi, non certo all’importante annunzio che segue“.

Quando i suoi amici gli chiesero perchè conducesse una vita così strana, mentre molti al suo posto avrebbero risposto con una frase pretenziosa come “per l’amore dell’arte o cose simili”, lui rispose con aria sarcastica “mi piace far quattrini“.

Hitchcock nei suoi film non fece altro che rappresentare ciò che le persone amano vedere e così manifestare una certa accidia, abbandonandosi al più torvo cinismo inseguendo nella realtà il proprio esclusivo piacere: invidia, malvagità e perfidia è ciò che piace alla gente.

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Marika Lion, curatrice del magazine FIRST Arte. Specialista di arte XIX, XX secolo, contemporanea e mercato dell’arte. Lunga esperienza nel settore della comunicazione istituzionale e public affairs. Opera nel settore del Cultural Heritage Management e nello specifico in area patrimoniale. Collezionista e curatore di mostre d’arte. Docente universitario in Economia dell’Arte, Marketing e Comunicazione degli eventi culturali e strategie di comunicazione per la valorizzazione e promozione di patrimoni artistico culturali. Autore di libri e responsabile di collane editoriali dedicate all’arte.

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