6 July, 2020
 

Amedeo Modigliani e la sua sfrenata passione per le donne

Amedeo Modigliani nacque a Livorno il 12 luglio del 1884 da una famiglia ebraica. Cominciò a studiare pittura a 14 anni con Guglielmo Micheli, ma già a quell’etá era affetto da tisi che gli impedì di essere normale e con tutte le speranze di un giovane verso la vita futura. Nei primi mesi del 1900 fu mandato in Italia meridionale per rimettersi, finché migliorato il suo stato di salute decise di andare e soggiornare per brevi periodi Roma e poi a Firenze e Venezia.

Probabilmente queste sue permanenze in queste città gli permisero di vedere molti capolavori dell’arte italiana di ogni tempo e probabilmente fu questa esperienza artistica a dargli quel gusto del disegno che serbò fino alla fine.

Nel 1906 Modigliani giunse a Parigi, dove vi erano in atto tendenze diverse  che non potevano non influire il giovane poco più che ventenne.

Qui conobbe l’arte di Toulouse-Lautrec, che preferiva il segno nervoso e la scarsa sintesi della caricatura d’arte; ma sentì anche la tradizione dell’Impressionismo e l’influenza specifica per Cézanne e per Constantin Brancusi e le sculture africane che cominciavano ad apparire nel mondo artistico parigino.

Di qui il connubio tra scultura di Brancusi e le maschere aborigine, sintesi presente in molti ritratti di Modigliani. L’influsso per l’arte africano non influenzò solo Modigliani, ma anche Pablo Picasso, Maurice Vlaminck e Georgia Rouault.

Nel 1909 Modigliani cominciò a condurre una vita che contribuì a fare di lui una figura leggendaria nei quartieri di Parigi, prima a Montmartre e poi a Montparnasse, ma la tubercosi non si fermava e lo consumava lentamente.

Consapevole di una vita sempre più breve, beveva smoderatamente e sperimentava le droghe più varie, tra cui l’hashic. Quasi sempre in bolletta dormiva dove poteva, da amici o per strada, mentre lavorava di giorno nei caffè della città.

L’indigenza e la necessità di procurarsi un piatto caldo lo costringevano a vendere ciò che produceva per cifre irrisorie o a barattare le opere per qualcosa da mettere sotto i denti. Nonostante ciò era orgoglioso e non accettò mai la carità, piuttosto poneva una sua opera come una banconota per pagare il pasto o il bere.

Si ricorda che un giorno mentre era seduto ad un caffè, vide una ragazza è la disegnò, poi galantemente le offrì il disegno. Ma non appena la giovane gli chiese di firmarlo, lui si irritò e scarabocchiò a lettere cubitali il suo nome e glielo riconsegnò.

Vlaminck, nelle sue memorie, narra di un altro episodio per dimostrare fino a che punto giungesse l’orgoglio di Modigliani quando si accorgeva che volessero approfittare della sua povertà. Un giorno un mercante prese dall’artista ad un prezzo molto basso un gruppo di disegni, ma non contento, il mercante, gli chiese un ulteriore sconto, allora Modigliani prese i disegni e fece nel fascio un unico buco, vi infilò uno spago, passo nel retrobottega e andò ad appenderli nel gabinetto.

I suoi primi riconoscimenti arrivarono quando espose al Salon del Indèpendants nel 1910 e poi nel 1912. Uno degli avvenimenti più importanti della sua vita fu l’incontro nel 1916 con il mercante d’arte e poeta, il polacco Leopold Zborowki, che divenne il fedele compagno delle sue scorribande parigine. Fu lo stesso Zboroski ad aiutarlo a vendere le opere a prezzi equi e nel 1917 gli allestì la prima mostra personale alla Galleria Berthe Weill.

Amava ritrarre le sue donne con una sincerità è una freschezza  che furono giudicate immorali dalle autorità, che fecero chiudere la mostra alla galleria Weill. Così per diverso tempo gli furono chiuse le porte ai musei. Eppure la contemplazione di quelle forme senza veli era pura, corpi longilinei capaci solo di creare ritmi e linee di sottile armonia.

Modì”, come lo chiamavano gli amici, aveva anche una sfrenata passione per le donne; delle sue numerose avventure, ci ha lasciato i ritratti di quasi tutte le sue amanti, Beatrice Hastings, Jean e Hèbuterne e di molte altre con nomi tutt’ora ignoti.

Fu il pittore Moïse Kisling che portò a Parigi la notizia che Modigliani era morto dopo soli due giorni di ospedale, era il 1920 e Modì non aveva ancora compiuto 36 anni.

Modigliani, era un decadente con un temperamento di un poeta che non si esprimeva in versi ma in segni e pennellate. Il suo portamento aristocratico si celebrava nei suoi lineamenti regolari e allo stesso tempo si confondeva con il suo orgoglio satanico e la sua passione verso le donne si celebrava ancora di più quando, mentre le dipingeva, recitava frasi della Divina Commedia di Dante.

 

Written by

Marika Lion, curatrice del magazine FIRST Arte. Specialista di arte XIX, XX secolo, contemporanea e mercato dell’arte. Opera nel settore dell’Art Heritage Management e nello specifico in area patrimoniale, collezionista e curatore di mostre d’arte. Docente universitario in Economia dell’Arte, Marketing e Comunicazione degli eventi culturali e strategie di comunicazione per la valorizzazione e promozione di patrimoni artistico culturali. Autore di libri e responsabile di collane editoriali dedicate all’arte.

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