6 July, 2020
 

Arte contemporanea e storia naturale al Museo Marino Marini

Un imponente squalo tigre di oltre 3 metri e lo scheletro di un capodoglio di circa 10 metri, entrambi dell’Ottocento, nella cripta del Museo Marino Marini di Firenze. È questo lo scenario nel quale i visitatori potranno immergersi dal 1° luglio fino al 30 settembre con l’installazione “Di Squali e di Balene”, l’inedito progetto espositivo – in collaborazione con il Museo ‘La Specola’ del Sistema Museale di Ateneo di Firenze – che mette in dialogo passato e presente per richiamare l’attenzione del pubblico sulle questioni ambientali e invitare tutti a una riflessione condivisa sul futuro che si sta costruendo.

Il progetto curato da Fausto Barbagli, curatore del Sistema Museale di Ateneo di Firenze e Presidente dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici, prevede – per la prima volta all’interno della suggestiva cripta dell’unico museo di arte contemporanea della città – l’esposizione di alcuni reperti della Specola, attualmente chiusa al pubblico. L’installazione presenta un parallelismo tra “ecosistemi culturali” ed “ecosistemi naturali” che permette di superare la tradizionale dicotomia tra arte e scienza, e intende contribuire a sensibilizzare e informare il pubblico sui mutamenti ambientali e sulle conseguenze che l’azione dell’uomo provoca sugli equilibri naturali: dall’estinzione delle specie animali alla diffusione drammatica di virus, come appena avvenuto con la pandemia da Coronavirus.

Lo squalo, al vertice della piramide alimentare marina, incarna le paure più ancestrali dell’uomo ma, allo stesso tempo in quanto animale in via di estinzione, esprime l’urgenza di un ripensamento del consumo del pianeta. La sua immagine – rappresentazione di vita e di morte, estinzione e salvezza – è profondamente contemporanea e, non a caso, è assurta a icona nell’opera dell’artista britannico Damien Hirst. Le ossa della balena, presentate in maniera “illustrativa” sul pavimento della cripta, richiamano espressioni artistiche legate alla ricomposizione, in forme che superano l’idea stessa della disgregazione. La citazione è rivolta ad artisti, come Gino de Dominicis, capaci attraverso la trasformazione artistica di arrestare concettualmente l’irreversibilità del tempo.

Il progetto, che dà il via alla ripartenza del programma espositivo del museo, appena riaperto in seguito alla chiusura dovuta all’emergenza sanitaria da Covid-19, è accompagnato dalla rassegna “Frammenti marini”, a cura del critico teatrale Roberto Incerti, che con i suoi appuntamenti presenta una poetica e intensa lettura-interpretazione del rapporto uomo-natura e le sue conseguenze, proponendo dei brani tratti dal romanzo Moby Dick dello scrittore statunitense Herman Melville.

Il Museo Marino Marini di Firenze è aperto al pubblico il mercoledì e il giovedì dalle 18:30 alle 22:30 e la domenica dalle 10:00 alle 19:00.

Tutte le informazioni sono disponibili su www.museomarinomarini.it

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