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Aste, la classifica 2018 delle case italiane per fatturato

Sono 20 le case d’asta monitorate da ArtEconomy24 e che complessivamente hanno fatto registrare al mercato dell’arte italiano un fatturato di 256,4 milioni. Piero Manzoni, Lucio Fontana e Fiat 8V i lotti più cari venduti all’asta

Aste, la classifica 2018 delle case italiane per fatturato

All’inizio dell’anno si fanno sempre i conti di quello appena concluso per poi procedere al confronto dei risultati con l’anno ancora precedente. Questa operazione riguarda anche, e soprattutto, il mercato dell’arte. Un focus sull’Italia della rubrica ArtEconomy24 del Sole 24 Ore, presenta una classifica dei principali risultati ottenuti dalle 20 più influenti case d’asta in Italia che attraggono sempre più compratori stranieri che godono di un potere d’acquisto più alto rispetto a quello degli italiani. In termini di fatturato, quello di anno intero per il 2018 si è attestato su un valore di 256,4 milioni di euro, restringendo i guadagni rispetto all’anno precedente quando il fatturato totale è stato pari a 264, 8 milioni.

Le medaglie d’oro e d’argento sono assegnate a ben due case d’asta italiane e sono Il Ponte, specializzata in Arte moderna e contemporanea, e Pandolfini, che si occupa principalmente di gioielli. Il bronzo va invece alla famosa casa d’aste Sotheby’s con sede principale a New York e molte filiali nel mondo. Il migliore risultato in termini di incremento percentuale è quello di International Art Sale che si porta al 95% rispetto al 2017, cui seguono Gruppo Finarte in crescita del 49,3%, Bertolami Fine Arts con un aumento del 38,6% e Sotheby’s con il +25,8%.

Chi ha, invece, ottenuto risultati poco brillanti sono state – dal peggiore – Farsettiarte con una perdita del 37,5%, Maison Bibelot in discesa del 32% e Cambi che, pur spettandole il quarto posto nella classifica generale, perde il 21,8% sull’anno precedente.

Su venti case d’asta italiane, ben dodici si occupano di lotti di arte moderna e contemporanea che continuano a interessare fortemente i collezionisti, seguono i comparti relativi ai gioielli, alla numismatica, ai dipinti antichi, all’antiquariato e alle opere risalenti al secolo Ottocento.

Interessante è l’attitudine dei collezionisti italiani e internazionali soprattutto in relazione ai gusti dei gioielli e degli oggetti preziosi: se da una parte in Italia gli amanti dei gioielli di famiglia sono influenzati dal gusto attuale e dalle mode, i collezionisti europei si lasciano orientare dalla qualità e dalla rarità dell’oggetto di interesse.

Le vendite online sono ormai entrate nella routine del mercato dell’arte: per la casa Wannenes sono cresciute del 2,5% andando ad attestarsi a 3,5 milioni nell’ultimo biennio. Da Cambi il 40% dei lotti e il 16% del valore per il 2018 è derivato dalle vendite online, dalla casa Capitoliumart ben l’80% dei lotti e il 60% del valore.

Una panoramica sulle opere più care battute in Italia nel 2018 vede l’opera del 1958 di Piero Manzoni dal titolo “Achrome” e stimata tra gli 1,8 e i 2,5 milioni, venduta a circa 3 milioni durante un’asta Christie’s. Secondo posto all’opera di Lucio Fontana “Concetto spaziale, Attese” del 1967 e venduto a 2,4 milioni dopo una stima di 1-1,5 milioni durante l’asta Sotheby’s. Terzo lotto più caro è una Fiat 8 V, anche chiamata “Ottovù”, una berlinetta sportiva prodotta in pochi esemplari dal 1952 al 1954, con telaio n. 106.000052 e motore n. 104.000087 venuta a 2,1 milioni dal Gruppo Finarte.

Le lunghe attese nella consegna dei lotti sono la spina nel fianco di molti collezionisti stranieri: “Gli acquisti stranieri coprono poco più del 20%. Potrebbero essere di più ma sono scoraggiati dai lunghi tempi di attesa per le esportazioni e dall’incertezza dell’esito delle pratiche e proprio per questo preferiscono comprare opere d’arte contemporanea (meno di 70 anni di vita), perché l’esportazione avviene per autocertificazione”, ha spiegato Gabriele Crepaldi della casa d’aste Farsetti.

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