30 September, 2020
 

Bansky a Roma: 100 opere dal 2001 al 2017 al Chiostro del Bramante

Banksy, l’artista senza volto e dalla identità sconosciuta, lo street artist provocatorio interprete delle grandi problematiche sociali e politiche della nostra epoca,  che ha conquistato il mondo grazie a opere intrise di ironia, denuncia, politica, intelligenza, protesta,  le cui opere vengono battute all’asta per milioni di euro, torna a Roma, questa volta in grande stile.

Oltre 100 opere, dall’8 settembre 2020 all’11 aprile 2021, racconteranno il suo mondo  in una grande mostra che si terrà al Chiostro del Bramante, dal titolo BANKSY A VISUAL PROTEST organizzata da DART Chiostro del Bramante in collaborazione con 24 ORE Cultura e ideata da Madeinart.

La mostra, già annunciata per la primavera 2020 ma posticipata per l’emergenza Covid-19. presenta opere, provenienti da collezioni private e abbraccia un arco temporale che va dal 2001 al 2017,. Fra queste le celeberrime Da Love is in the Air, Girl with Balloon, Queen Vic, Napalm, Toxic Mary, HMV. I visitatori potranno ammirare anche le stampe realizzate per la mostra “Barely Legal”  e i  progetti discografici per le copertine di vinili e CD.

“Facevo proprio schifo con la bomboletta, così ho cominciato a ritagliare stencil” con l’ironia che si è cucito addosso negli anni, lo street artist inglese, oggi 47enne ( ma c’è da crederci visto il mistero che lo circonda?) spiega la tecnica da lui utilizzata per alcune opere in mostra, stampe su carta o tela, che figureranno accanto a una selezione di opere uniche realizzate con tecniche diverse dall’olio o dall’acrilico su tela allo spray su tela, dallo stencil su metallo o su cemento ad alcune sculture di resina polimerica dipinta o di bronzo verniciato.

Ed ecco la sua idea: “Immagina una città in cui i graffiti non fossero illegali, una città in cui tutti potessero disegnare dove vogliono. Dove ogni strada fosse inondata di miriadi di colori e brevi espressioni. Dove aspettare in piedi l’autobus alla fermata non fosse mai noioso. Una città che desse l’impressione di una festa aperta a tutti, non solo agli agenti immobiliari e ai magnati del business. Immagina una città così e scostati dal muro – la vernice è fresca”.

Presumibilmente nato a Bristol all’inizio degli anni Settanta, Banksy è considerato uno dei maggiori esponenti della street art ed è stato inserito nel 2019 da ArtReview al quattordicesimo posto nella classifica delle cento personalità più influenti nel mondo dell’arte. Ma nessuno, a parte i suoi amici e i suoi collaboratori più stretti, conosce la sua identità.

Beffardo si giustifica così:”Non so perché le persone siano così entusiaste di rendere pubblici i dettagli della vita privata: l’invisibilità è un superpotere… Non ho il minimo interesse a rivelare la mia identità. Ci sono già abbastanza stronzi pieni di sé che cercano di schiaffarvi il loro brutto muso davanti”.

Bansky

In realtà la scelta di rimanere nell’anonimato nasce da un insieme di esigenze: la necessità di sfuggire alla polizia, data la realizzazione di incursioni e di graffiti illegali; tutelarsi considerando lo sfondo satirico delle sue opere che trattano argomenti sensibili come la politica e l’etica; il desiderio di non inquinare la percezione della sua identità e delle sue opere, come afferma l’artista stesso.

Quello che sappiamo è che si è formato nella scena underground della capitale del Sud Ovest dell’Inghilterra, dove ha collaborato con diversi artisti e musicisti e che la sua produzione artistica è iniziata a fine anni Novanta. Da questo momento in poi, ha iniziato a invadere numerose città, da Bristol a Londra, a New York, a Gerusalemme fino a Venezia con graffiti e varie performance e incursioni.

Quella di Banksy è una comunicazione diretta, nel rifiuto del sistema e delle regole, l’artista si rivolge al suo pubblico senza filtri, le sue opere sono testi visivi capaci di informare e di far riflettere, una denuncia spietata dei temi che permeano il nostro presente:  guerra, la ricchezza e la povertà, la globalizzazione, il consumismo, la politica, il potere.

Bansky

“L’Arte che ammiriamo è un’altra delle sue affermazioni –  è il prodotto di una casta. Un manipolo di pochi che creano, promuovono, acquistano, espongono e decretano il successo dell’Arte. Quelli che hanno voce in capitolo saranno non più di qualche centinaio. Quando si visita una galleria d’arte si è solo dei turisti che osservano la vetrinetta dei trofei di qualche milionario.

Nascono così le sue incursioni nelle strade di tutto il mondo: ne 2019, a Birmingham dove   protagonista è la panchina su cui vive un homeless. A Venezia dove un Bambino, parzialmente coperto dall’acqua del canale, indossa un giubbotto di salvataggio e alza verso il cielo un razzo segnaletico che emana un fumo denso e rosa. Sempre a Venezia: nella performance Venice in oil, un pittore ambulante espone nove tele a olio che rappresentano una nave da crociera che blocca la vista dei monumenti della città. A  Port Talbot dove espone due punti di vista per lo stesso soggetto. Un bambino che, sotto a una nevicata, cerca di afferrare i fiocchi con la lingua, oppure, girando l’angolo, la cenere che arriva da un cassonetto in fiamme. A Parigi:dove sulla porta di un’uscita di sicurezza del Bataclan viene disegnata una donna in lutto. Sempre  Parigi:dove  vicino a un ex centro di identificazione per rifugiati appare una ragazza che dipinge sopra una svastica. O ancora New York dove un murale di oltre dieci metri raffigura l’artista curda Zehra Dogan imprigionata in Turchia.

BANKSY A VISUAL PROTEST 

Chiostro del Bramante 

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

+ 39 06 68 80 90 35

infomostra@chiostrodelbramante.it

ORARIO DI APERTURA

Da lunedì a venerdì 10.00 – 20.00 Sabato e domenica 10.00 – 21.00

(la biglietteria chiude un’ora prima)

No comments

LEAVE A COMMENT