Condividi

Bestseller del passato: Umberto Notari, da “Quelle signore” alla macchia del razzismo

Dopo il clamorso successo del suo libro “Quelle signore” sulle case di tolleranza nei primi anni del Novecento, Umberto Notari sviluppò un’impressionante attività di scrittore ed editore di successo, animò le battaglie anticlericali ma alla fine macchiò la sua brillante carriera aderendo nel 1938 al “Manifesto della razza” e pubblicando il “Panegirico della razza” che gli procurò l’epurazione

Bestseller del passato: Umberto Notari, da “Quelle signore” alla macchia del razzismo

Siamo al quarto episodio della serie sugli scrittori bestseller dall’unità d’Italia al secondo dopoguerra. È la volta di Umberto Notari (Bologna, 1878-Perledo, 1950). Al pari dei protagonisti che l’anno preceduto, la vicenda letteraria di Notari andò ad intersecarsi con quella di personaggio pubblico, di fenomeno di costume e d’intellettuale impegnato nella lotta politica. I suoi libri beneficiarono moltissimo della super-esposizione mediatica dello scrittore che a un certo punto si trasformò in quella di impresario culturale. Il suo attivismo culturale e politico e la prossimità agli ambienti del potere finirono per macchiare una carriera straordinaria. Fu tra i firmatari del Manifesto sulla razza, adesione che accompagnò con un saggio dal titolo Panegerico della razza italiana.

Si dice il caso…

È proprio vero che talvolta le realizzazioni importanti, quelle di cui poi parleranno i giornali, nascono da incontri fortuiti, da eventi assolutamente casuali e imprevedibili. E la storia di Umberto Notari, protagonista di uno dei più eclatanti casi editorial-letterari del paese, nonché autore di romanzi di grandissima fortuna nel primo decennio del Novecento, pare fatta apposta per dimostrarlo.

Il tutto inizia quando un giovane poco più che ventenne, con ambizioni letterarie alle quali non riesce a dare concretezza, incontra in treno un sacerdote, e si mette a parlare con lui. Il giovane sta tornando a Milano da Torino, dove ha appena ricevuto un rifiuto alla pubblicazione del suo romanzo. Gli confida il suo sconforto, la sua frustrazione di romanziere destinato a non trovare un editore per il suo libro. È nato nel 1878 da una famiglia bolognese non molto agiata e a 14 anni ha dovuto cercarsi un lavoro. Ha fatto diversi mestieri, fra l’altro quello di segretario e dattilografo al direttore del “Resto del Carlino”, poi ha collaborato in qualche modo ad altri giornali. Un po’ d’esperienza nel mondo della stampa insomma se l’è fatta. Ha pubblicato anche un libro con interviste alle dive più famose, Signore sole. Ma per il suo romanzo niente da fare.

Il buon sacerdote a questo punto si prodiga in favore del suo interlocutore; è opera di carità anche aiutare un bravo giovane a farsi strada nel difficile mondo delle lettere, e riesce a fargli pubblicare il romanzo da un editore milanese. Naturalmente non sa di che libro si tratti, altrimenti avrebbe cambiato discorso, e forse anche treno. Il libro per il quale si spende generosamente e che contribuisce a far pubblicare si intitola infatti Quelle signore, esce nel 1904 con una tiratura di 3.000 copie, e descrive le vicende di una casa di tolleranza, narrate attraverso le confessioni della protagonista, una prostituta di nome Marchetta.

Esce Quelle signore”: un successo della censura

Come recita questa copertina si trattò di un romanzo processato per oltraggio al pudore e assolto per inesistenza di prove. Quale migliore promozione per un libro? Nessuna!

Il romanzo passa quasi inosservato, però non sfugge all’occhio attento di qualche moralista, che decide di denunciare l’autore per “oltraggio al pudore” a mezzo stampa. L’accusa viene facilmente dimostrata, e dopo una diecina di giorni dalla sua uscita, il 20 dicembre 1904, il libro viene tolto di circolazione. Le copie in deposito ai librai, oltre i due terzi della tiratura, vengono rispediti all’autore, che le vende a un rigattiere per 11 centesimi a copia, tanto per tirare su qualche soldo. Inoltre per pagare le spese processuali Notari va da un altro editore e gli propone la cessione perpetua dei diritti del libro per 1.000 lire, ma l’editore rifiuta.

Due anni dopo, il 23 giugno 1906, viene celebrato il processo, che dato il grande afflusso di pubblico si svolge a porte chiuse. Si conclude con l’assoluzione del Notari dall’accusa di oscenità. E vari giornali riportano la notizia, dando un ampio rilievo alla vicenda, come fa, ad esempio, Il “Corriere della sera”. L’autore a questo punto, forte della piccola fama che gli è piovuta addosso, fa ristampare una seconda volta il suo libro, e vi aggiunge il resoconto del processo. E qui fiocca una seconda denuncia, poiché non si possono rendere di dominio pubblico gli atti di un processo celebrato a porte chiuse.

Il caso “Notari” diventa politico

A questo punto scoppia un putiferio: il vero “caso Notari”. Gruppi di opinione progressisti vedono in questa seconda denuncia un malcelato tentativo di limitare la libertà di stampa, e si preparano in forze al dibattimento, schierando un collegio di difesa composto da cinque avvocati di grido. Su vari giornali imperversano polemiche e discussioni, a favore o contro Notari e il suo libro. Ambienti cattolici fanno pressione per ritirare il libro dalle vetrine dei librai. Il direttore generale delle ferrovie ne vieta la vendita in tutte le stazioni del regno. Lo stesso ministro di grazia e giustizia, Orlando, il 4 maggio 1907 accenna a queste polemiche in un discorso sulla moralità della stampa, e provoca un violentissimo dibattito alla camera fra deputati di destra e di sinistra.

Queste vicende rendono estremamente famoso l’autore. Notari stavolta viene condannato al pagamento di una multa di lieve entità, 100 lire, per aver pubblicato il resoconto del processo. Il caso però ha assunto una rilevanza nazionale, e diventa il pretesto per uno scontro politico e civile fra destra e sinistra, fra conservatori e progressisti, fra clericali e anticlericali. Il libro, rimasto sino ad allora praticamente sconosciuto, finisce per diventare la bandiera e il simbolo del “progresso” contro “l’oscurantismo clericale”.

Un best seller clamoroso

“Femmina” è il seguito di quel caso letterario unico che è “Quelle signore”. E Femmina ne beneficia a tal punto che raggiunge le 50mila prenotazioni. Un record ancora oggi!

Tutto ciò naturalmente fa la fortuna di Quelle signore, che in quattro mesi viene venduto in 105.000 copie. Un anno dopo, nel 1908, ha superato le 200.000 copie, nel 1910 le 300.000, nel 1920 le 548.000, nel 1925 le 580.000. È un successo clamoroso, strepitoso, che non trova riscontro nella tradizione editorial-letteraria del nostro paese. Nemmeno I promessi sposi hanno venduto tanto, si dice, e neanche Pinocchio e Cuore, nei primi anni di vita. Non solo, ma tradotto in francese, tedesco, spagnolo, russo, ungherese, il libro in due anni supera il milione di copie e viene a rappresentare uno dei più grandi best seller d’Europa. Con gli enormi profitti che gli derivano dal libro Notari crea una società, che pubblicherà tutti i suoi libri.

Divenuto celeberrimo il Notari nel 1907 dà alle stampe Femmina, il seguito di Quelle signore, che prima ancora di venir pubblicato è già stato prenotato da 50.000 lettori. Cosa mai vista! Nello stesso anno esce anche un terzo romanzo, Tre ladri, che in tre anni raggiunge le 114.000 copie, e poco dopo Notari pubblica un feroce pamphlet anticlericale, Il maiale nero, ovvero Dio contro Dio, che nello stesso anno di pubblicazione supera le 50.000 copie, cifra altissima per un libro che viene classificato come testo di politica e sociologia. Anche questo è un evento mai verificatosi prima.

Inizia la battaglia anticlericale

La verve anticlericale di Notari si trasformò in un fatto politico e di costume. Intorno alle sue iniziative si riconosce e si raccoglie l’Italia laica. Il periodico “La Giovane Italia”, che reca in copertina la dicitura “Rivista di combattimento sociale-politico-letterario” diventa il catalizzatore di questo fenomeno.

A questo punto Notari, divenuto un personaggio di grande fama, uno scrittore di enorme successo in quei primi anni del secolo, interrompe la sua attività di scrittore. E si getta anima e corpo nella battaglia anticlericale, che negli anni dal 1906 al 1911 assume un’intensità e una virulenza mai viste, in coppia con Guido Podrecca, che lo affianca dalle colonne della sua rivista, “L’Asino”.

Nel 1909 Notari fonda la rivista “La giovane Italia”, che diventa il punto di riferimento dello schieramento anticlericale. Vi collaborano, fra i tanti, Arturo Labriola, Alceste de Ambris, Camillo Prampolini, Francesco Saverio Nitti, Filippo Tommaso Marinetti, Mario Rapisardi, Giuseppe Cesare Abba, Gian Pietro Lucini e molti altri ancora: personalità di diverso orientamento, ma in questo momento uniti dalla comune lotta al clericalismo.

Dalla rivista partono varie proposte: sostituire i santi del calendario con personalità laiche che abbiano onorato l’Italia, come Garibaldi, Foscolo, Galileo, Ciro Menotti ecc.. ; sostituire le festività religiose, come Natale, Pasqua e le altre, con le feste della primavera, dell’amore, del pensiero, come già era avvenuto al tempo della rivoluzione francese. Nel febbraio del 1910 viene lanciata la proposta di un referendum per lo spostamento della sede papale in terra straniera, e si ottengono moltissime adesioni anche a livello internazionale.

Nel maggio del 1910 si comincia a parlare della creazione di una associazione italiana di avanguardia, che faccia diventare l’anticlericalismo da movimento d’opinione una forza politica più incisiva. La proposta ha molto seguito. Il 10 ottobre nasce ufficialmente l’A.I.A, associazione italiana d’avanguardia, che inizia a battersi concretamente per le misure annunciate. Non mancano neanche processi di vario tipo, che coinvolgono esponenti dell’uno o dell’altro schieramento, chiamati in causa per dichiarazioni o iniziative ritenute lesive. Il tutto con grande clamore politico e giornalistico.

Il fronte anticlericale si sfalda

Il pittore Achille Funi ritrae Umberto Notari nello suo studio di piazza Cavour a Milano, 1921, Museo del Novecento

Verso metà del 1911 il fronte anticlericale comincia però a incrinarsi; pesano fra le altre anche le divisioni fra i partiti e le associazioni che lo compongono. Come, per esempio, quella all’interno del partito socialista, che registra contrasti fra Ferri e Turati, tra l’ala massimalista e quella riformista. L’A.I.A non può, a questo punto, che declinare, così come tutto il fronte “anticlericale”.

E allora Notari abbandona l’attività “politica” e si getta anima e corpo in quella editoriale. Nel 1912 fonda un’importante casa editrice, “L’istituto editoriale italiano”, che pubblicherà, oltre ai suoi libri, varie collane di pregevole divulgazione, come la biblioteca dei classici italiani diretta da Ferdinando Martini, la biblioteca dei classici latini diretta da Ettore Romagnoli, la raccolta nazionale delle musiche italiane diretta da D’Annunzio, la biblioteca del teatro italiano e straniero, e molte altre, anche per i ragazzi.

Crea inoltre altre riviste e quotidiani, come “L’ambrosiano”, “Gli avvenimenti”, “Le finanze d’Italia”, “La medicina italiana”, ed altri ancora, in tutto una ventina. Negli anni Venti “L’istituto editoriale italiano” pubblica 15 periodici e stampa circa 200 libri l’anno. Notari, instancabile nella sua creatività, si fa promotore di ulteriori iniziative, come “La fiera navigante”, una mostra del libro italiano allestita su una nave, che attracca sui principali porti del Mediterraneo, per promuovere la nostra editoria in tutta l’area.

Il nostro personaggio, nel frattempo, aderisce al fascismo, sbocco naturale dei suoi trascorsi avanguardisti e futuristi, come fanno altri esponenti della battaglia anticlericale, e ne diviene uno dei maggiori sostenitori e apologeti.

Ma non finisce qui. Superato un po’ alla meglio, ma in realtà mai completamente, il trauma per la morte del figlio diciannovenne, avvenuta nel 1921, alla fine degli anni Venti riprende la penna in mano per comporre una serie di saggi, intitolata “Idee, costumi, passioni del XX secolo”. Fra i titoli ricordiamo Il signor Geremia, La donna tipo tre, Le due monete, I leoni e le formiche e altri. La collana, forte di una ventina di titoli, tutti scritti da lui, affronta con vivacità e originalità tematiche di carattere morale, economico e sociale, da un’ottica sua personale, ricca anche di spunti interessanti, riscuotendo ancora una volta un’ottima accoglienza da parte del pubblico.

“La cucina Italiana” 

Il numero di novembre 1936 della rivista “La Cucina Italiana” fondata da Delia Notari, moglie di Umberto. Delia Pavoni, vedova dell’industriale Magnaghi, si congiunse in matrimonio al Notari nel 1901. La sua famiglia era proprietaria delle Terme di Salsomaggiore.

Fra le sue numerose creazioni ne va ricordata un’altra in particolare: “La cucina italiana”. La rivista nasce nel 1929 come mensile, fondato dalla moglie, Delia Pavoni in Notari, che la guiderà insieme al marito con grande accortezza fino alla morte, avvenuta nel 1935. Vi si trovano rubriche, ricette e consigli culinari di ogni tipo, anche da parte di insospettabili uomini di cultura, come la ricetta del risotto romagnolo di Giovanni Pascoli, pubblicata nel 1930, o, nello stesso anno, il “Manifesto della cucina futurista” di Filippo Tommaso Marinetti, grande amico del Notari, in cui si propone, tra le altre cose, l’abolizione della pasta asciutta.

La rivista si arricchisce via via di rubriche e di pagine, fino ad allargarsi alla moda, alla cosmesi, alla cura della casa, alle indicazioni di galateo e quant’altro: un periodico prettamente femminile di crescente successo. “La cucina italiana”, dopo un periodo di chiusura per le vicende belliche protrattosi sino al 1952, e alcuni cambi di proprietà, è attiva ancora oggi ed è considerata forse la più importante del settore.

La macchia su una brillante carriera

Notari fu tra i 360 sottoscrittori del Manifesto della razza, uscito contemporaneamente al suo Panegirico della razza italiana. Una macchia sulla sua brillante carriera di scrittore di successo e di intellettuale poliedrico e brillante.

Rimasto vedovo nel 1935, Notari tre anni dopo si risposa con la cantante lirica Medea Colombara, all’epoca assai nota. Nel 1938 è tra le 320 personalità della società, della scienza e della cultura che aderiscono al “Manifesto della razza”, stilato da 10 “scienziati” italiani, e nel 1939 pubblica un saggio intitolato Panegirico della razza italiana. Alla fine della guerra viene sottoposto a procedimento di epurazione per il coinvolgimento con il passato regime.

Muore nel 1950 all’età di 72 anni.

È stato detto molto su di lui, nel tentativo di valutarne l’operato. Al di là degli scritti, delle battaglie e delle prese di posizione, in certi casi assolutamente deplorevoli e inaccettabili, non si può non considerare la sua straordinaria attività editoriale, che ne fece uno dei principali imprenditori del settore. La passione per gli affari, il gusto per la creatività, il desiderio di intraprendere sempre nuove strade, di dar vita a iniziative continue, abbandonando casomai un settore quando si rivelava concluso e abbracciandone un altro più promettente, sono sintomi di un fervore creativo che non conobbe soste. È anche questa una dimensione da tener presente per un bilancio conclusivo sulla sua multiforme personalità.

Commenta