6 July, 2020
 

BIAF: Ritratto di Vittore Ghislandi detto Fra’ Galgario sul mercato dopo 50 anni

Il Ritratto di giovane gentiluomo di Vittore Ghislandi detto il Fra’ Galgario (Bergamo, 1655 – 1743), rimasto per tre secoli tra le mura di un palazzo nobiliare bergamasco, riemerge oggi dopo cinquant’anni d’oblio. Fu esposto tra il 1911 e la fine degli anni Sessanta nelle più importanti mostre sulla pittura italiana: Firenze (1911), Londra (1930), Milano (1953) e Parigi (1960), poi più nulla. 

Il dipinto è storicamente considerato dalla critica il ritratto di Francesco Tassi, primo biografo del pittore, nonché suo vicino di casa, allievo e amico.

Anche qui, Fra’ Galgario instaura con il personaggio da lui ritratto un dialogo da pari a pari, regalandoci una sua immagine quasi privata. Sta forse proprio in questo approccio personalizzato, psicologico e indagatore, oltre che nei raffinati cromatismi e nel vibrante tratto pittorico, l’essenza che fa di Ghislandi uno dei grandi ritrattisti del Settecento europeo.

VITTORE GHISLANDI detto FRA’ GALGARIO
(Bergamo, 1655 – 1743)
Ritratto di giovane gentiluomo
Olio su tela, 95 x 71 cm

PROVENIENZA
Galleria Canesso Lugano

Bergamo, Collezione dei Conti Marenzi Pacciani
Opera dichiarata d’interesse culturale particolarmente importante dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

BIBLIOGRAFIA

  • Mostra del ritratto italiano dalla fine del sec. XVI all’anno 1861, cat. mostra, Firenze, Palazzo Vecchio, Marzo – Luglio 1911, p. 164, n. 4;
  • N. Tarchiani, La mostra del ritratto italiano dalla fine del sec. XVI all’anno 1861, “Rassegna d’arte”, 5 (1911) XI, pp. 72-92 (fig. p. 82);
  • E. Fornoni, Note biografiche su pittori bergamaschi, ms. s.d. (ca. 1915-20), IV, p. 86, n. 59;
  • C. Caversazzi, Il ritratto a Bergamo nel Seicento e nel Settecento, in U. Ojetti (a cura di), Il ritratto italiano dal Caravaggio al Tiepolo alla mostra di Palazzo Vecchio nel MCMXI sotto gli auspici del comune di Firenze, Istituto italiano d’arti grafiche, Bergamo 1927, p. 152, tav. X;
  • L. Angelini, Alla mostra d’arte italiana in Londra le opere delle raccolte d’arte bergamasche, in “Rivista di Bergamo”, 3 (1930) fig. p. 114;
  • Exhibition of Italian Art 1200 – 1900, cat. mostra, Londra, Royal Academy of Arts, Burlington House, 1 gennaio – 20 marzo 1930, William Clowes and Sons, Londra 1930, p.353, n. 774;
  • F. Wittgens, The contribution of Italian private Collections to the Exhibition at Burlington House, “Apollo”, 62 (1930), XI, p. 89, fig. XV;
  • K. Clark – E. Modigliani (a cura di), A Commemorative Catalogue of the Exhibition of Italian Art in the Galleries of the Royal Academy, Humphrey Milford, London 1931, p. 168, n. 493, tav. CLXXXIII;
  • L. Pelandi, Fra Galgario, Istituto italiano d’arti grafiche, Bergamo 1934, tav. 18;
  • A. Locatelli Milesi, Fra’ Galgario (1655-1743), Edizioni Orobiche, Bergamo 1945, p. 41, tav. XLVI;
  • G. Testori e R. Cipriani (a cura di), I pittori della realtà in Lombardia, cat. mostra, Milano, Palazzo Reale, 1 aprile – 28 luglio 1953, Arti grafiche Amilcare Pizzi, Milano 1953, p. 51, tav. 80;
  • R. Longhi, Sapeva sorridere del fatto della sua epoca, “L’Europeo”, 38 (1955), pp. 42-43;
  • F. Mazzini (a cura di), Mostra di Fra’ Galgario e il Settecento in Bergamo, cat. mostra, Bergamo, Palazzo delle Ragione, luglio – settembre 1955, Silvana, Milano 1955, p. 33;
  • B. Belotti, Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, Ceschina, Milano 1959, IV, p. 528;
  • G. A. Dell’Acqua, F. Mazzini, La peinture italienne au XVIIIe siècle, in C. Gnudi (a cura di), cat. mostra, Paris, Petit Palais, novembre 1960 – gennaio 1961, Paris 1960, n. 478;
  • A. Geddo, Vittore Ghislandi (Fra’ Galgario) e seguaci, “Giornale di Bergamo”, 29 luglio 1962,
    p. 3;
  • F. M. Ferro, Fra Galgario, in “I maestri del colore”, 229 (1967), tav. X;
  • L. Mallé e G. Testori (a cura di), Giacomo Ceruti e la ritrattistica del suo tempo nell’Italia settentrionale, cat. mostra, Torino, Galleria Civica d’Arte moderna, febbraio – marzo 1967, p. 60, n. 61, tav. 55;
  • R. Pallucchini (a cura di), Fra Galgario (1655 – 1743) nelle collezioni private Bergamasche, cat. mostra, Bergamo, Galleria Lorenzelli, 1967, tav. 16;
  • M.C. Gozzoli, Fra’ Galgario, in G. A. Dell’Acqua (a cura di), I pittori bergamaschi dal XIII al XVIII secolo. Il Settecento, Poligrafiche Bolis, Bergamo 1982, pp. 3-195, p. 112, 168, fig. 3.
  • F. Rossi (a cura di), Fra’ Galgario. Le seduzioni del ritratto nel ‘700 europeo, cat. mostra, Bergamo, Accademia Carrara, ottobre 2003 – gennaio 2004, Milano 2003, p. 214.
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MOSTRE

Mostra del ritratto italiano dalla fine del sec. XVI all’anno 1861, Firenze, Palazzo Vecchio, Marzo – Luglio 1911;

Exhibition of Italian Art 1200 – 1900, Londra, Royal Academy of Arts, Burlington House, 1 gennaio – 20 marzo 1930;

I pittori della realtà in Lombardia, Milano, Palazzo Reale, aprile – luglio 1953;

Mostra di Fra’ Galgario e del Settecento in Bergamo, Bergamo, Palazzo della Ragione, 10 luglio -1 ottobre 1955;

La peinture italienne au XVIIIe siècle, Paris, Petit Palais, novembre 1960 – gennaio 1961;

Giacomo Ceruti e la ritrattistica del suo tempo nell’Italia settentrionale, Torino, Galleria Civica d’Arte moderna, febbraio – marzo 1967;

Fra Galgario, Bergamo, Galleria Lorenzelli, settembre – ottobre 1967.

Il giovane gentiluomo posa di tre quarti con il pugno sul fianco e l’atteggiamento sicuro rimandano alla tipologia del ritratto “ufficiale” ma il gesto, appena accennato, di socchiudere il lembo della giacca come se stesse abbottonando l’abito, rompe gli schemi e ci riporta su un piano umano, in cui il ragazzo viene colto nell’istante che precede la “messa in posa” ufficiale.
Fra’ Galgario, pur ritraendo spesso l’aristocrazia bergamasca, instaura con i personaggi da lui ritratti un dialogo da pari a pari, da uomo a uomo, regalandoci un’immagine quasi privata dell’Uomo. Sta forse proprio in questo approccio personalizzato, psicologico e indagatore, oltre che nella raffinatezza dei cromatismi e nel vibrante tratto pittorico, l’essenza che fa di Vittore Ghislandi uno dei grandi ritrattisti del Settecento europeo. L’ipotesi, avanzata più volte dalla critica nel corso degli anni, che ci troviamo di fronte al ritratto del Conte Francesco Maria Tassi, biografo di Fra’ Galgario, è senza dubbio seducente. Tassi non fu solo il primo biografo di Vittore Ghislandi ma anche suo vicino di casa, allievo e amico.

Per primo il Caversazzi, nel 1927, ha ipotizzato questo nome per il personaggio qui ritratto, individuando una somiglianza fisionomica con l’incisione posta nell’incipit delle Vite de’ pittori, scultori e architetti bergamaschi. Questa ipotesi aleggia intorno al dipinto in tutta la critica successiva senza trovare però nessuna prova certa.
Ad avallare questa tesi potrebbe essere il fatto che probabilmente il ritratto è sempre rimasto all’interno dello stesso palazzo: il palazzo di Borgo Pignolo che, nel Settecento, apparteneva ai conti Tassi, dove Francesco Maria è vissuto, e che oggi appartiene ai conti Marenzi. Il palazzo di Borgo Pignolo – o via Pignolo come si chiama oggi – apparteneva nel Settecento alla famiglia Tasso (o Tassi), venne poi acquistato con tutti gli arredi dalla famiglia Piazzoni e da lì, per via ereditaria, arrivò agli attuali proprietari, i conti Marenzi. Un incendio distrusse gli archivi e, il fatto che il dipinto sia giunto agli attuali proprietari come “arredo” del palazzo, si basa sulla tradizione orale della famiglia Marenzi.

Qualche perplessità nasce peró dallo stile pittorico. Tassi nacque nel 1710 e, nel dipinto, potrebbe avere circa vent’anni. Il quadro dovrebbe quindi essere stato dipinto intorno al 1730, quando Fra’ Galgario, settantacinquenne, si avviava verso gli ultimi anni della sua lunga vita. Lo stile pittorico, con le larghe pennellate veloci e sicure ma una materia ancora compatta, lascia però pensare a una datazione anteriore.

La gamma cromatica, meno squillante che in altri ritratti del Galgario, è equilibrata e raffinata. Il dipinto è tutto giocato sulle diverse sfumature dei bruni – dal beige chiaro della giacca al tabacco cupo dello sfondo – illuminate dai bianchi delicati della camicia e dal verde smeraldo della foderatura dell’abito. I neri vengono invece usati per incorniciare il volto.

L’opera, dalla bibliografia notevole, ha partecipato tra il 1911 e la fine degli anni Sessanta alle più importanti mostre sulla pittura italiana: Firenze (1911), Londra (1930), Milano (1953) e Parigi (1960). Poi più nulla. Da allora, il dipinto è rimasto chiuso tra le mura del palazzo in cui, probabilmente, è sempre vissuto. Riemerge ora per la prima volta dopo cinquant’anni.

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Marika Lion, curatrice del magazine FIRST Arte. Specialista di arte XIX, XX secolo, contemporanea e mercato dell’arte. Opera nel settore dell’Art Heritage Management e nello specifico in area patrimoniale, collezionista e curatore di mostre d’arte. Docente universitario in Economia dell’Arte, Marketing e Comunicazione degli eventi culturali e strategie di comunicazione per la valorizzazione e promozione di patrimoni artistico culturali. Autore di libri e responsabile di collane editoriali dedicate all’arte.

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