6 July, 2020
 

Bologna, l’Art Week invade la città

Non c’è museo, galleria, istituzione, spazio culturale, palazzo che non partecipi alla scorpacciata di appuntamenti, vernissage, performance che invade Bologna nei giorni pienissimi di ArtCity, la manifestazione promossa dal Comune in collaborazione con BolognaFiere, in occasione di Arte Fiera che si tiene dal 24 al 26 gennaio nei padiglioni fieristici. Come da otto anni a questa parte, occorre munirsi di scarpe comode e tanta curiosità, le occasioni non mancano. Quella che proponiamo è una guida (non troppo) ragionata per orientarsi in questa maratona d’arte, fuori e dentro il palinsesto di ArtCity. Oltre 150 eventi, tutti a ingresso libero.

Riflettori accesi su DumBO, vero debutto di quest’anno. Il nuovo spazio rigenerato all’interno dell’ex scalo ferroviario Ravone, a ridosso della stazione dei treni, ospita l’evento speciale della manifestazione: il 24 e il 25 ci sarà l’anteprima nazionale de “La vita nuova” firmata da Romeo Castellucci, amatissimo regista di prosa e lirica. Imperdibile. Sempre a DumBo da tenere d’occhio è Booming, prima edizione della nuova fiera d’arte contemporanea diretta da Simona Gavioli: trenta galleria nazionali e internazionali per dare voce all’arte emergente, non come dato anagrafico ma come necessità e urgenza (23-26 gennaio). Due filoni tematici, ambiente e femminismi, e una curiosità: le “Cattedrali erranti” del cantautore bolognese Luca Carboni.

Fra gli spazi inconsueti, l’omaggio a un grande maestro come Concetto Pozzati, esattamente nel suo studio privato di via Zamboni 57, sotto le Due Torri, per la prima volta aperto al pubblico: “Io sono un pittore” è la performance di Angela Malfitano (regia) e Massimo Scola (attore). Poetico. Singolare la scelta del luogo anche per il colletivo Xing che ha posizionato l’installazione “Morestalgia” (una tenda tecnologica con schermo led pulsante) di Riccardo Benassi al quarto piano sotterraneo della stazione fra i binari 17 e 18 dell’Alta Velocità. Da prendere al volo. Porte aperte alla contemporaneità al MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna.

Curata dal direttore Lorenzo Balbi, con Sabrina Samorì, la bellissima “AGAINandAGAINandAGAINand” offre un ragionamento sul tema della ripetizione della nostra società attraverso la ricerca di artisti da ogni parte del mondo: Ed Atkins, Luca Francesconi, Apostolos Georgiou, Ragnar Kjartansson, Susan Philipsz, Cally Spooner e Apichatpong Weerasethakul. Sissi porta le sue creazioni sartoriali sotto le volte di Palazzo Bentivoglio: “Vestimenti” sono sculture abito, realizzate coi più diversi materiali, che scolpiscono il corpo. Da passerella. Imperdibile per accuratezza e qualità la mostra alla Fondazione del Monte di via delle Donzelle, curata da Fabiola Naldi e Maura Pozzati: è una collettiva fotografica “3 Body Configurations” dedicata a Claude Cahun, VALIE EXPORT, Ottonella Mocellin, tre testimoni dei movimenti del XX secolo.

Sempre curata da Pozzati, è l’installazione ad hoc per gli spazi dell’Oratorio di San Filippo Neri: “Nave Nodriza” della spagnola Eulalia Validosera: una nave ammiraglia fra multimedialità e video. Un’installazione sitespecific anche in Cappella di S. Maria dei Carcerati a Palazzo Re Enzo: l’intervento di Ann Veronica Janssens offre tre specchi circolari che ribaltano la percezione dello spazio. A pochi passi, a Palazzo Re Enzo, la mostra fotografica “Meninos de rua”, organizzata da Contemporary Concept. Nel settecentesco Palazzi Vizzani in via S. Stefano c’è “Filigrana”, la mostra con Stefano Arienti, Pierpaolo Campanini, Maurizio Mercuri, curata da Fulvio Chimento, mentre sono raffinatissime partiture mute e cucite quelle di Donatella Lombardo esposte al Museo della musica di Strada Maggiore.

Al Davìa Bargellini, segreto museo civico dedicato alle arti e ai mestieri, c’è il progetto in blu del duo Antonello Ghezzi: “Via libera per volare” presenta semafori blu che consentono di partire anche alla carrozza tardo settecentesca lì custodita. Collettiva di artisti per il Salone della Banca di Bologna a Palazzo De’ Toschi: “Le realtà ordinarie” sono opere di pittura con, fra gli altri, Helene Appel, Luca Bertolo, Maureen Gallace, Andrew Grassie, Clive Hodgson, Maria Morganti, Carol Rhodes, Salvo, Michele Tocca, Patricia Treib. Progetto singolo invece per il lavoro fotografico di Silvia Camporesi, “Circular View” allo Spazio Carbonesi. Promossa da Hera, la mostra racconta l’evoluzione in dodici mesi dei lavori di costruzione dell’impianto di biometano a Sant’Agata Bolognese cogliendo le peculiarità architettoniche di quegli edifici, fra poesia e lavoro.

Negli spazi al primo piano dell’Autostazione, sulle ceneri della fiera off Set Up, si annuncia la mostra “Sono ancora qua. SetUp to be continued” di Alice Zannoni, costituita da oltre 30 artisti che hanno donato le loro opere per contribuire a sostenere la rinascita della fiera stessa. Sempre curato da Zannoni, è il progetto di Andrea Bianconi “A Bologna. SIT DOWN TO HAVE AN IDEA”: un video in autostazione in cui si annuncia che 24 poltrone saranno a disposizione dei cittadini in altrettanti 24 luoghi della città: dal Teatro Duse ai portici (freschi di nomina Unesco come patrimonio dell’Umanità). Da selfie. Divertente anche la mostra di Piccola Galleria, probabilmente lo spazio espositivo più piccolo al mondo: la vetrina-bacheca del Caffè Rubik che ospita le fotografie di passate edizioni del Festival di Sanremo di Guido Calamosca, nella selezione di Giorgia Olivieri.

Per i bambini, si segnala l’iniziativa di BimbòArte che fino a domenica propone iniziative sul tema della bellezza della natura, in collaborazione con Genus Bononiae: laboratori per far scoprire le opere d’arte anche ai più piccoli. Notevole l’offerta negli spazi fuori dalla cerchia muraria di Bologna. Suggestivo il lavoro di Alessandro Lupi da Cubo (il museo d’impresa del gruppo Unipol): “One too free. Specchi, ombre, visioni”. Il titolo dice tutto. Al MAST c’è il nuovo progetto “Uniform into the work/Out of the work” curato da Urs Stahel, che comprende una collettiva sulle divise da lavoro nelle immagini di 44 fotografi internazionali e un’esposizione monografica di Walead Beshty che raccoglie centinaia di ritratti di addetti ai lavori del mondo dell’arte incontrati dall’artista nel corso della sua carriera.

Nello Spazio Kappanoun a San Lazzaro di Savena, “Un’altra pietra | another stone”, personale di Jimmie Durham, gigante dell’arte contemporanea e vincitore nel 2019 del Leone d’Oro alla carriera della Biennale di Venezia. In mostra una selezione di opere da collezioni private italiane che mostrano il sodalizio dell’artista statunitense con la materia della pietra, avviato quando, detenuto nel carcere di Yokohama in Giappone, fu chiamato a spaccar massi per scontare la sua pena. Altra periferia cittadina, quella offerta da mtn | museo Temporaneo Navile: una collettiva di artisti per raccontare il concetto di scultura in “Sculpural Training”, con una opera del tedesco Joseph Beuys.

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