1 April, 2020
 

Cinema: 1917 di Sam Mendes sembra un videogioco

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Risultati immagini per due stelle su cinque

Due caporali dell’esercito inglese durante la prima guerra mondiale, ai confini tra Francia e Germania, devono recapitare un importante messaggio ad un generale prima di un assalto che potrebbe mettere a rischio la vita di oltre 1700 soldati. Questa la trama di 1917, il film del regista Sam Mendes, candidato a 10 Oscar. 

La storia è tratta dalle memorie di sodati che hanno combattuto realmente durante il grande conflitto in Europa e, in particolare, in quella parte di guerra che si è svolta nelle trincee, dove si contendeva ogni palmo di terra. I due soldati per assolvere il loro importante compito devono attraversare la terra di nessuno, tra pozze piene di cadaveri, mine e cecchini. Non c’è da attendersi un finale a sorpresa. La particolarità della pellicola è anzitutto per la parte “tecnologica”.

Lunghissimi piani sequenza di notevole complessità, risolti solo grazie ad un montaggio digitale. In un certo senso, il film si risolve pressoché in questa dimensione tutta connessa ad una visione soggettiva della drammaticità della guerra. Le persone, sentimenti, la storia, il pathos si racchiude nello spazio compreso dall’angolo di ripresa e dagli strumenti che consentono di tenere fissa la telecamera sul soggetto. Degli attori non parliamo: due giovani sconosciuto che svolgono dignitosamente il loro lavoro. La sceneggiatura è ai minimi termini: quanto basta per tenere legato un racconto lungo un giorno o poco meno.  

Altro elemento significativo da rilevare è la dimensione del gioco. La guerra, come noto, è la prosecuzione della politica con altri mezzi e non a caso, tra questi, si usa la metafora del gioco. 1917 appare come un grande videogioco senza interazione con il pubblico: come non ricordare le immagini di Call of Duty e la sua infinita serie quando uno dei due caporali si trova tra le macerie di una città bombardata e cerca di sfuggire al nemico che lo vuole uccidere oppure quando si aggirano tra le trincee con il fucile spianato?

Parliamo di un videogioco di enorme successo commerciale che ha segnato la cultura delle immagini di guerra di intere generazioni in ogni parte del mondo e che ha venduto milioni di copie. Giocoforza che anche il cinema ne possa risentire il “fascino” se di questo si può parlare. Rimane i fatto che 1917 sembra molto lontano da quel genere di film sulla guerra che hanno avuto (e hanno tuttora) grande fortuna. Il titolo che più facilmente viene alla memoria, non fosse altro per l’ispirazione a fatti realmente accaduti, è Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg del 1998 ma, appunto, parliamo di Spielberg che non a caso con questo titolo ha vinto l’Oscar per la miglior regia. 

Poi, più recentemente, La battaglia di Hacksaw Ridge diretto da Mel Gibson nel 2016 e, l’anno successivo Dunkirk di  Christopher Nolan che pure con gli effetti speciali non scherzava. Qual è la differenza con 1917? Negli altri film c’è molta più umanità, molta più vicinanza ad un dramma epocale, esistenziale e universale che non è sufficiente trattare solo con la logica delle immagini da videogioco. A qualcuno questo film potrà anche piacere. Che poi possa vincere qualche riconoscimento sarà tutto da vedere.

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Critico cinematografico - SNCII. Nasce nel 1953 a Roma, dove si laurea in Sociologia presso l'Università La Sapienza. Nel 1986 consegue, in Confindustria, un Master in comunicazione di impresa e nel 1996 frequenta un Corso di comunicazione e immagine presso la Scuola di Management LUISS. Iscritto all’Albo Nazionale dei giornalisti nel 1983, lavora come redattore del settimanale “Nord Sud” e del mensile “Quale Impresa” di Confindustria, di cui sarà anche coordinatore. Responsabile delle relazioni esterne dei Giovani Imprenditori di Confindustria, successivamente lavora nello stesso ambito con Italimprese. Nel 1991 viene assunto in Rai, svolgendo incarichi in diversi ambiti, dai rapporti con l'AgCom alla struttura presso il Quirinale; dallo Staff del Direttore Generale alle Relazioni esterne e comunicazione di RaiUno, Rai Giubileo, Rai World, Rai Pubblicità, ed infine Ray Way. Da aprile 2017 è Senior Advisor di Csc Vision. È stato Docente incaricato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università della Tuscia e Cultore della materia alla Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza. Responsabile delle relazioni esterne di Rai Way, dal 2003 è stato Presidente della Associazione "Tv e Minori" e Direttore responsabile della rivista bimestrale “Tv e Minori”

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