5 July, 2020
 

Cinema: “L’inganno perfetto”, un capolavoro del genere

Giudizio dell’autore:

Risultati immagini per 4 stelle su 5

Inizia tutto con un appuntamento “al buio”, in un bar, dove due anziani vedovi cercano di ritrovare un’anima gemella e ricostruire una vita attraverso una ricerca sul Web, come avviene ormai in molte parti del mondo in diverse fasce di età. Le prime volte i protagonisti raccontano qualche piccola bugia, innocente, magari per non svelare tutto subito, per non esporsi a rischi di incontri spiacevoli e poter tornare subito indietro.

Con il passare del tempo e gli incontri che seguono, le verità e la proprie vere identità, cominciano ad emergere e dietro una apparente tranquillità si rivela un mondo e una storia drammatica, dall’esito imprevedibile. Si tratta di un film da pochi giorni nelle sale, L’inganno perfetto, con la regia di Bill Condon e due magistrali interpreti: Helen Mirren e Ian McKellen, attori fatti con uno stampo che forse è andato smarrito. 

La storia racconta le vicende di un truffatore professionista che dietro le apparenti sembianze di un tranquillo uomo di affari cela una natura criminale e violenta, inaspettata e insospettabile, proprio come un truffatore professionista dovrebbe essere e di una vittima, forse solo apparentemente tale. Si tratta di un thriller e non vi possiamo dire molto di più per non togliervi il piacere di scoprire come andrà a finire, in modo duro, amaro e sorprendentemente politico perché riporterà tutto il racconto a 60 anni prima, durante la seconda guerra mondiale in Germania, da dove i protagonisti provengono.

Il film regge tutto sul tema della menzogna, dell’inganno, del sotterfugio, dove tutto o quasi non è come sembra o come ci viene raccontato. La struttura narrativa è solida e credibile, regge tutto bene nei tempi e nei modi. È una sceneggiatura per molti aspetti teatrale (seppure in molte sequenze si avverte la sapienza di chi sa fare il grande cinema con notevole cura delle immagini). Come abbiamo scritto, i due protagonisti sono di livello molto elevato e sostengono perfettamente il ruolo.  

Nella storia del cinema, le bugie, le menzogne, l’inganno e le truffe costituiscono un tema ricorrente, un filone che ha dato grandi titoli. Ne citiamo solo alcuni, a nostro giudizio, tra i migliori: TotòTruffa, La stangata, Il genio della truffa. In questo caso però, siamo in presenza di un “inganno” storico di particolare rilevanza e drammaticità che, è verosimile, sia stato compiuto da migliaia di persone all’indomani della fine della guerra, quando molti erano più o meno colpevolmente costretti a reinventarsi una nuova vita perché forse quelle precedente in qualche modo era irrimediabilmente compromessa.  

L’inganno perfetto è un pretesto, uno spunto narrativo, dove il racconto si svolge in un dimensione solo apparentemente truffaldina che somiglia inizialmente a quel film di Nanni Loy, Pacco, contro pacco, contropaccotto dove dietro un inganno, una truffa, se ne cela subito una nuova e diversa. Ad un certo punto si assiste ad una virata sostanziale e si avvia una escalation che punta dritta alla tragedia. 

Solo per assistere ad una prova di recitazione dei due protagonisti, vale ampliamente spendere i soldi del biglietto. Se poi si aggiunge un tema che da sempre riguarda la vita delle persone, si raggiunge il risultato perfetto: il cinema racconta la storia dell’umanità attraverso le immagini e, in questo caso, ci riesce molto bene. Merita tutte le quattro stelle. 

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Critico cinematografico - SNCII. Nasce nel 1953 a Roma, dove si laurea in Sociologia presso l'Università La Sapienza. Nel 1986 consegue, in Confindustria, un Master in comunicazione di impresa e nel 1996 frequenta un Corso di comunicazione e immagine presso la Scuola di Management LUISS. Iscritto all’Albo Nazionale dei giornalisti nel 1983, lavora come redattore del settimanale “Nord Sud” e del mensile “Quale Impresa” di Confindustria, di cui sarà anche coordinatore. Responsabile delle relazioni esterne dei Giovani Imprenditori di Confindustria, successivamente lavora nello stesso ambito con Italimprese. Nel 1991 viene assunto in Rai, svolgendo incarichi in diversi ambiti, dai rapporti con l'AgCom alla struttura presso il Quirinale; dallo Staff del Direttore Generale alle Relazioni esterne e comunicazione di RaiUno, Rai Giubileo, Rai World, Rai Pubblicità, ed infine Ray Way. Da aprile 2017 è Senior Advisor di Csc Vision. È stato Docente incaricato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università della Tuscia e Cultore della materia alla Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza. Responsabile delle relazioni esterne di Rai Way, dal 2003 è stato Presidente della Associazione "Tv e Minori" e Direttore responsabile della rivista bimestrale “Tv e Minori”

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