5 July, 2020
 

Cinema, “L’ufficiale e la spia”: Polanski racconta il caso Dreyfus

Francia, 1894, l’ufficiale di artiglieria di religione ebraica Alfred Dreyfus viene arrestato e condannato per alto tradimento in quanto avrebbe passato importanti segreti militari ad una potenza straniera, la Germania. Questa la trama di “L’Ufficiale e la spia” firmato da Roman Polański e vincitore del Gran Premio della Giuria al recente Festival del cinema di Venezia.

Personaggi e circostanze sono reali: l’esercito francese alla fine dell’800  era ancora alle prese con le ferite determinate dalla sconfitta nella precedente guerra franco prussiana e il caso Dreyfus si prestava ottimamente a distogliere l’attenzione dalle sue inefficienze, corruzioni e difficoltà, a sostenere le pressioni politiche e militari che si agitavano nel continente europeo. Inoltre, il capitano di artiglieria in quanto ebreo rappresentava la vittima eccellente nel crescente clima antisemita che si stava diffondendo anche in Francia. 

La storia in particolare si concentra sulla figura che ha contribuito in modo determinante a ristabilire la verità rispetto ad un processo e alla successiva condanna di Dreyfus palesemente alterato da documenti falsi e testimonianze fasulle. Il maggiore Georges Picquart, divenuto responsabile dei servizi segreti, si accorge di quanto avvenuto e si batte per ristabilire la verità e rendere giustizia al capitano che, nel frattempo, è stato confinato in un isola lontana dalla Francia. In suo aiuto interviene una forte campagna di stampa, sostenuta dal noto scrittore Émile Zola. Dreyfus alla fine verrà riabilitato e il maggiore diventerà ministro della guerra.

La sceneggiatura appare alquanto fredda, impersonale e non rende ai personaggi lo spessore drammatico delle vicende che li riguardano. Tutto appare asettico e didascalico e si fatica anche a sostenere la naturale, quasi obbligatoria, opposizione umana e culturale all’ottusità militare. La stessa questione ebraica, fondamentale per rendere giustizia e reggere tutta l’impalcatura della vicenda narrata, non riesce ad essere sufficientemente drammatizzata e sottolineata nella sua gravità per le nefaste conseguenze a cui porterà non solo in Francia.

Anche la recitazione non sembra all’altezza: gli attori che pure  provengono dalla prestigiosa Comédie Française, sottolineata con enfasi nei titoli di coda, appaiono talvolta ingessati e lenti. Tutto il film si propone come una ricostruzione più o meno fedele di quanto avvenuto senza però far emergere nessuna emozione di più per quanto già noto. Certo, la stessa operazione di riportare alla memoria non solo un grave misfatto giudiziario ma anche ricordare anche le drammatiche origini dei tanti malesseri europei è opera di per se cinematograficamente meritoria ma non ci è apparsa sufficiente a meritare tutta l’attenzione che il lavoro di Polański ha ricevuto. 

C’è da ricordare che il regista di origini polacche è al centro di gravi accuse per violenze sessuali per le quali è stato anche arrestato e condannato negli Stati Uniti ed è stato escluso dall’Accademia degli Oscar. È un buon film, nulla di più.

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Critico cinematografico - SNCII. Nasce nel 1953 a Roma, dove si laurea in Sociologia presso l'Università La Sapienza. Nel 1986 consegue, in Confindustria, un Master in comunicazione di impresa e nel 1996 frequenta un Corso di comunicazione e immagine presso la Scuola di Management LUISS. Iscritto all’Albo Nazionale dei giornalisti nel 1983, lavora come redattore del settimanale “Nord Sud” e del mensile “Quale Impresa” di Confindustria, di cui sarà anche coordinatore. Responsabile delle relazioni esterne dei Giovani Imprenditori di Confindustria, successivamente lavora nello stesso ambito con Italimprese. Nel 1991 viene assunto in Rai, svolgendo incarichi in diversi ambiti, dai rapporti con l'AgCom alla struttura presso il Quirinale; dallo Staff del Direttore Generale alle Relazioni esterne e comunicazione di RaiUno, Rai Giubileo, Rai World, Rai Pubblicità, ed infine Ray Way. Da aprile 2017 è Senior Advisor di Csc Vision. È stato Docente incaricato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università della Tuscia e Cultore della materia alla Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza. Responsabile delle relazioni esterne di Rai Way, dal 2003 è stato Presidente della Associazione "Tv e Minori" e Direttore responsabile della rivista bimestrale “Tv e Minori”

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  • Per quale ragione “c’è da ricordare” che Polansky è al dentro di gravi accuse? Stiamo giudicando le due eventuali colpe o il suo film?

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