1 October, 2020
 

Cinema: Tolo Tolo, Zalone spiazza tutti e batte sé stesso

Giudizio dell’autore:

Risultati immagini per tre stelle su cinque

Un arruffone imprenditore della provincia pugliese vuole aprire un ristorante sushi laddove impera la salciccia piccante: ovviamente fallisce e lascia dietro di sè una montagna di debiti e creditori, oltre che due mogli. Fugge in Africa dove le cose non vanno meglio e, da clandestino, prova a tornare in Italia seguendo le rotte tradizionali dei migranti. Non manca nulla. Dai pullman stracarichi di masserizie nel deserto alle prigioni libiche e infine il barcone che affonderà nel Mediterraneo.

Tutto questo abbondamene condito di tutti i luoghi comuni sui neri, sui migranti, sulla situazione politica italiana e i vari personaggi e personaggetti che la compongono, dal piccolo faccendiere al più grande politico, dall’evasore fiscale che se la spassa in Kenia ai vari avidi, ignoranti e spocchiosi che spesso, purtroppo, popolano il nostro Paese. Tutto questo è Tolo Tolo, scritto in collaborazione con Paolo Virzì, diretto e interpretato da Checco Zalone ovvero Luca Medici. 

Partiamo dal trailer, o meglio dal video, che ha anticipato l’uscita del film sollevando un acceso dibattito. Da un lato chi lo ha accusato di essere di “destra” e quindi razzista, xenofobo, maschilista. Dalla parte opposta ci sono quanti hanno visto in quelle immagini il fiancheggiamento alle politiche di “sinistra” e quindi il pericolo dell’accoglienza, la minaccia a “prima gli italiani”, l’invasione di possibili terroristi camuffati da migranti.

Un successo clamoroso che con il film aveva poco a che fare: era solo l’anticipazione dei temi che saranno affrontati nella pellicola. Succede poi che quando si va al cinema si rimane disorientati: l’ordine dai valori, la rappresentazione dell’attualità, la narrazione del Paese reale viene messa in un frullatore dove quello che ne esce non è proprio esaltante. Come espediente di marketing un capolavoro. 

Zalone, con l’aiuto di Virzì che in questo genere è certamente capace ed esperto (memorabile Ferie d’Agosto del ’96 e, da ricordare, Il capitale umano del 2014) traccia un quadro sconfortante dei drammi umani che interessano non solo l’Italia. Tecnicamente, cinematograficamente, riesce bene nel compito e lo fa con mano “commerciale” con l’occhio rivolto al grande pubblico e, non a caso, viene presentato nelle sale il 1° gennaio quando gli altri film di Natale sono agli sgoccioli.

Non mancano le battute ad effetto comico anche se troppo sofisticate per spettatori poco avveduti con i grandi temi della politica nazionale e internazionale (vedi la citazione del generale Aftar e la crisi libica). Il risultato è che sostanzialmente si ride poco e quel poco è pure amaro. Le persone in sala (moltissimi bambini) hanno osservato con una certa perplessità ed anche all’uscita i commenti erano molto divergenti. Alla fine, però. il risultato è stato comunque raggiunto: nella prima giornata di uscita ha fatto staccare oltre 8 milioni di biglietti, un record che non si vedeva da anni per un film italiano. 

Alle spalle di Zalone, nella storia del cinema italiano, ci sono maestri illustri in questo genere e il primo tra tutti è certamente Alberto Sordi in buona compagnia di Nino Manfredi e Ugo Tognazzi. Si tratta di dipingere una società in perenne mutamento, in una divorante crisi esistenziale, di valori, di riferimenti ideali. In poco meno di due ore di spettacolo, perché di questo trattiamo, non si può chiedere di più ad un comico.

Potrebbe essere sufficiente sbeffeggiare e mettere alla berlina vizi e virtù italiche e fermarsi un attimo prima di sconfinare nella tragedia. Perché anche questo racconta Tolo Tolo, la tragedia umana di tanta umanità che aspira ad una vita migliore di quella che trova nel proprio paese. Non è facile osservare, rivedere e descrivere in uno specchio deformato tutte le debolezze, incertezze, confusioni e nefandezze nazionali.  

Non si può non riconoscere a Zalone il merito e il coraggio di proporre un film di sostanza e contenuto mentre a Natale, come abbiamo scritto, imperversavano i vari Pinocchio o l’ennesima riedizione delle faide cammoristiche. Potrà piacere o meno, ma questo è quanto passa il convento nazionale in politica, nella società e, quindi, anche nel cinema. Sempre cinematograficamente parlando, meglio essere accorti piuttosto che sprovveduti.  

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Critico cinematografico - SNCII. Nasce nel 1953 a Roma, dove si laurea in Sociologia presso l'Università La Sapienza. Nel 1986 consegue, in Confindustria, un Master in comunicazione di impresa e nel 1996 frequenta un Corso di comunicazione e immagine presso la Scuola di Management LUISS. Iscritto all’Albo Nazionale dei giornalisti nel 1983, lavora come redattore del settimanale “Nord Sud” e del mensile “Quale Impresa” di Confindustria, di cui sarà anche coordinatore. Responsabile delle relazioni esterne dei Giovani Imprenditori di Confindustria, successivamente lavora nello stesso ambito con Italimprese. Nel 1991 viene assunto in Rai, svolgendo incarichi in diversi ambiti, dai rapporti con l'AgCom alla struttura presso il Quirinale; dallo Staff del Direttore Generale alle Relazioni esterne e comunicazione di RaiUno, Rai Giubileo, Rai World, Rai Pubblicità, ed infine Ray Way. Da aprile 2017 è Senior Advisor di Csc Vision. È stato Docente incaricato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università della Tuscia e Cultore della materia alla Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza. Responsabile delle relazioni esterne di Rai Way, dal 2003 è stato Presidente della Associazione "Tv e Minori" e Direttore responsabile della rivista bimestrale “Tv e Minori”

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