30 March, 2020
 

Città della Cultura 2021: la sfida è sul green

La voglia di mettersi in mostra è tanta e tutte hanno le carte in regola per  far arrivare turisti e soldi. Il 2019 di Matera capitale europea della cultura si è chiuso con risultati eccezionali. Parma intanto sta partendo proprio in questi giorni come capitale italiana per il 2020. Ma 43 altre città aspirano a diventare capitale culturale d’Italia nel 2021: una bella competizione tra Nord, Centro e Sud per aggiudicarsi una palma ambiziosa e richiamare migliaia di persone. Per conoscere la città prescelta, bisognerà aspettare giugno. Tra le candidare si è sfilata all’ultimo momento Ascoli Piceno, lasciando ad Ancona e Fano la capacità di rappresentare le Marche. Le Regioni in lizza sono così rappresentate: 

Abruzzo: L’Aquila;

Basilicata: Venosa; 

Calabria: Tropea;

Campania: Capaccio Paestum, Castellammare di Stabia, Giffoni Valle Piana, Padula, Procida, Teggiano;

Emilia Romagna: Ferrara, Unione dei Comuni della Bassa Reggiana, Unione dei Comuni della Romagna Forlivese; 

Friuli Venezia Giulia: Pordenone;

Lazio: Arpino, Cerveteri;

Liguria: Genova;

Lombardia: Vigevano;

Marche: Ancona, Fano;

Molise: Isernia;

Piemonte: Verbania;

Puglia: Bari, Barletta, Molfetta, San Severo, Taranto, Trani, Unione Comuni Grecia Salentina;

Toscana: Arezzo, Livorno, Pisa, Volterra;

Sardegna: Carbonia, San Sperate;

Sicilia: Catania, Modica, Palma di Montechiaro, Scicli, Trapani;

Veneto: Belluno, Feltre, Pieve di Soligo, Verona.  

Uno spaccato d’Italia ricco di tradizioni, arte e cultura. Lo spirito della legge del 2014 dell’allora e attuale Ministro per i Beni culturali Dario Franceschini si rinnova, dopo aver premiato negli anni scorsi Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna, Siena, Mantova, Pistoia, Palermo. Domenica 12 gennaio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella inaugurerà le manifestazioni a Parma. Il riconoscimento per il 2021 sta seguendo un iter burocratico scandito dalla presentazione di dossier e progetti entro marzo.

Una giuria di esperti ne valuterà massimo 10 e a giugno arriverà la proclamazione e il milione di euro di finanziamento. Nell’elenco ci sono Regioni con più città candidate. Secondo le anticipazioni circolate intendono caratterizzare l’eventuale vittoria con manifestazioni ed eventi improntati alla sostenibilità. Una buona cosa, negli anni in cui l’Italia dovrà dimostrare di saper stare al passo con i tempi della sfida ambientale. Senza tutela dell’ambiente e della qualità della vita urbana nessun evento culturale potrà avere successo.  

Tra le città candidate ve ne sono alcune divenute ancora più note per eventi estremi, calamità, incuria amministrativa. Patrimoni d’arte e cultura umiliati dalla mancanza di fondi e di disponibilità finanziarie. La proclamazione dovrà stimolare la rete economica e finanziaria al protagonismo. Il Paese è attraversato da sentimenti contrastanti che toccano le corde principali delle comunità e i principi stessi della democrazia.

Diventare capitale della cultura è un riconoscimento alto e prestigioso: la gara appena iniziata è stimolante. Quanto meno per ciò che hanno rappresentato nella storia italiana luoghi dello sviluppo e di cambiamenti epocali accompagnati da guerre, edificazioni urbane, artisti, musicisti, eroi e figure storiche. Attenzione solo a non cadere nella retorica celebrativa del “bello nella città di…” ignorando tutto il resto. Non sarebbe un buon affare. 

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Nato a Pomigliano d’Arco (Napoli) è laureato in Scienze Politiche. Dagli anni ’80 è giornalista freelance per scelta. Ha scritto per Paese Sera, Il Mattino, Libero, Il Denaro, Specchio Economico, Reportage, EspressoSud occupandosi prevalentemente di Mezzogiorno, energia, green economy, ambiente. Responsabile di azienda energetica, è stato membro di commissioni e Consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Attualmente collabora con FIRSTonline, EspressoSud, ilMediano.com

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