6 July, 2020
 

Englantyne Jebb, la donna che ha scritto la “Carta dei Diritti dell’Infanzia”

In un momento dove il tempo ci sfugge e ci rende fragili, il pensiero va a chi lavora negli ospedali per salvare la vita a tutti, proprio a tutti. Corsie preferenziali ai più bisognosi, oggi più che mai siamo dalla parte delle persone anziane e dei bambini, si proprio loro. Ricordiamoci che i bambini oggi più di ieri, vanno tutelati perché rappresentano la nostra speranza, di un mondo migliore, dove venga meno la prepotenza, la cattiveria, l’invidia, il cercare di sopraffare sugli altri per effimero potere, perché siamo giunti ad un crocevia dove è sempre più necessario costruire un futuro capace di vincere sul male.

È alla britannica Eglantyne Jebb (25 agosto 1876 – 17 dicembre 1928) che dobbiamo la massima riconoscenza: la donna che prima ha redatto la carta dei diritti dell’infanzia e fondatrice dell’Organizzazione non governativa internazionale Save the Children.

Era il 15 maggio del 1919 che una bellissima donna di 42 anni, Englantyne Jebb viene accusata di aver messo in pericolo la sicurezza del suo paese. La corte ha appena finito di ascoltare il magistrato d’accusa elencare i reati che hanno portato la donna in tribunale: subito dopo la prima guerra mondiale, sprovvista della necessaria autorizzazione, la Jebb pubblicava e distribuiva un volantino con la fotografia di un bambino austriaco, uno degli oltre quattro milioni in tutta Europa, oppressi dal morso della fame a causa del blocco che gli Alleati continuavano a imporre ai paesi sconfitti. Venuta a conoscenza delle drammatiche conseguenze del blocco della lettura dei rapporti della Croce Rossa e dei giornali dell’Europa continentale, è profondamente scossa dalla notizia che a Vienna madri disperate erano giunte a uccidere i figli appena nati perch nell’impossibilit di nutrirli, l’imputata per Salvare quelle creature decideva l’impossibile: con soli dieci sterline in tasca, costituiva un fondo di soccorso insieme alla sorella minore Dorothy, e pubblicava il volantino incriminato.

Adesso, in tribunale, mentre i suoi amici si chiedono cosa mai abbia trovato da dire al pubblico ministero, Eglantyne si rivolge a loro trionfante. “ Mi ha detto che vuole dare il suo contributo al mio Fondo per i bambini” annuncia. “Ma solo dopo la fine del processo.

La clamorosa pubblicità che la Jebb si era così assicurata – l’udienza terminò con la condanna della donna al pagamento di un’ammenda di cinque sterline – non tardò a dare i suoi frutti: quattro giorni dopo, la prima manifestazione pubblica del Fondo per salvare i bambini riempiva fino all’inverosiMille l’Albert Hall di Londra, e la polizia dovette intervenire per disperdere la folla. Sulla pedana Dorothy mostrò un barattolo di latte che in tutti i credo politici e religiosi.”

Benché non amasse tener discorsi, Englantyne viaggiò per tutta l’Inghilterra chiedendo denaro. Le offerte andavano da 10.000 sterline del sindacato dei minatori alla mezza corona di un ragazzino di nove anni. Nel giro di nove anni le due sorelle e altri collaboratori avevano raccolto quasi un milione di sterline. Il loro appello si diffuse nei più remoti angoli della Terra. Quando la notizia del Fondo per l’infanzia raggiunse Pitcairn, l’isola del Pacifico dove trovarono rifugio gli ammutinati del Bounty, gli abitanti prepararono cinque barili e due case di indumenti e fermarono una nave di passaggio perché li portasse a destinazione. Gli indumenti arrivarono puntualmente nella sede londinese del Fondo, da cui, nel 1921, Englandyne spediva già squadre di volontari fino in Russia a fornire 157 milioni di pasti alle vittime della carestia provocata dal fallimentare raccolto nel bacino del Volga.

Nel mondo ancora fremente di passioni nazionali degli anni Venti, Englantyne e i suoi assistenti venivano spesso accusati di essere sia filotedeschi sia simpatizzanti del bolscevismo russo. Ma uno dei suoi primi sostenitori, il grande commiodiografo irlandese George Bernard Shaw, seppe dare una risposta inconfutabile. Criticato anche lui perché difendeva un Fondo destinato a beneficiare il nemico. Ribatté: “Non ho nemici di età inferiore ai sette anni.”

Riformatrice sociale, spesso paragonata alla leggendaria Florence Nightingale alla guerra di Crimea del secolo scorso, Englantyne ha esercitato una profonda influenza sui valori di un’intera generazione. Per lei il mondo era un’entita senza confini nazionali, e ciascuna abitante era responsabile della salute e della felicità dei bambini di ogni paese, credo e colore.

La sua opera rientrò ben presto in un movimento m diale: altri paesi fra tutti Svizzera, Svezia e Francia, istituirono a loro fondi per l’infanzia. Per riunirli Englantyne ne fondò nel 1920 la Save the Children International Union, con sede centrale a Ginevra.

La Jebb si rese ben presto conto che il nuovo movimento internazionale aveva bisogno di un comune motivo ispiratore. Fu così che una domenica dell’estate 1922, sul Monte Salève sopra il lago di Ginevra, redasse la Dichiarazione dei Diritti del Bambino. Era una specie di Magna Charta in cinque punti che delineava i doveri delle nazioni riguardanti lo sviluppo fisico, morale e spirituale dei loro bimbi, e terminava con una frase pienamente in caratter con lo spirito di Englantyne : “Il bambino deve essere allevato nella consapevolezza che le sue capacità saranno messe al servizio dei suoi simili.” Fatta propria dalla Società delle Nazioni nel 1924 e incorporata nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite nel 1959, la Dichiarazione di Ginevra rese immortale il nome della Englantyne Jebb.

Il sogno di diffondere la felicità fra i bambini del mondo intero aveva forse avuto origine dall’infanzia stessa della Jebb. Nata nel 1876, quarta di sei figli, trascorse i suoi primi anni d’infanzia nella tenuta di famiglia “The Lyth” nella Contea dello Shropshire. I suoi genitori erano molto sensibili alle esigenze sociali degli altri proprietari terrieri dell’epoca, dando origine anche ad un’associazione che offriva attività ricreative ai lavoratori.

Englantyne ne insegnava storia alla Lady Margaret Hall di Oxford, e intanto si preparava a diventare insegnante elementare, professione che allora non si addiceva a una signora. I suoi allievi l’amavano per la sua vitalità. Ma le classi numerose, la disciplina militaresca e il sistema di studio basato sull’appr ndimento mnemonico, le resero spiacevole il periodo di insegnamento in una scuola parrocchiale di Marlborought. Quell’esperienza ebbe un effetto negativo sulla sua salute, e in quegli anni avvertì i primi sintomi di tiroidismo. Stabilitasi a Cambridge con la madre rimasta vedova, Englantyne, poco più che ventenne, era intelligente e straordinariamente bella. Respinse diverse proposte di matrimonio, perché era innamorata di un giovane accademico, che però si fidanzò con un’altra giovane. A quel punto Englantyne decise di dedicarsi al lavoro di assistenza volontaria ai poveri di Cambridge.

Nel 1913 , tramite la sorella Dorothy e il cognato Charles Buxton, uomo politico, a Englantyne ne fu chiesto di recarsi in Macedonia, dove trovò 11.000 profughi musulmani ridotti alla fame. Nel suo rapporto descrisse le condizioni dei bambini: spaventati, affamati, malati, abbandonati, con i genitori morti o dispersi, nella patetica attesa di una crosta di pane.

Rientrata in Inghilterra, tenne una seri di conferenze per raccogliere aiuti, quindi tornò a Cambridge. Verso la fine della prima guerra mondiale, Englantyne e Dorothy seppero delle terribili sofferenze provocate dal blocco imposto dagli alleati ai paesi sconfitti. Fu questo a ispirarle l’idea di creare il Fondo per salvare i bambini.

Animata da grande entusiasmo, Englantyne impegnò nell’impresa il suo sbalorditivo potere di persuasione. Recatasi nello studio del dottor Hector Munro, in Seymour Street, riuscì a convincerlo ad abbandonare i suoi facoltosi clienti londinesi e ad assumere la direIone del Fondo a Vienna. “Quando Englantyne parla, tutto il resto sembra perdere importanza e si finisce per fare quello che vuole” scriveva il dottor Munro in seguito.

Englantyne era dotata di audacia, capacità di analisi e soprattutto capì dell’importanza della comunicazione e della pubblicità. Il Fondo fece apparire annunci pubblicitari su due colonne nei grandi giornali come il prestigioso Times, raccogliendo un successo strepitoso. A pochi anni dalla creazione del suo Fondo, Englantyne, appariva visibilmente invecchiata, i suoi capelli ramati si erano fatti grigi, la sua malattia sempr più grave, l’aveva resa pallida ed esile, e i disturbi cardiaci la facevano stancare facilmente.

Verso i 50 anni la salute peggiorò ancora ma non smise mai di viaggiare, magari scendendo dal treno in una barella. Pur sapendo che rischiava la vita, il suo desiderio era sempre quello di garantire la sopravvivenza del Fondo, ma poco prima dei 52 anni scrisse alla sorella Dorothy per esprimerle la sua profonda convinzione che tutto sarebbe andato bene.

Ho piena fiducia in Dio per quanto riguarda l’avvenire del Fondo per l’infanzia. Quanto sarebbe strano, quanto sarebbe ridicolo, se non avessi questa fiducia.”

Una vita spesa per salvare milioni di bambini dalle malattie e dalla morte, aiutando altri milioni e altri ancora fino ai giorni d’oggi a vivere una vita felice. Grazie Englantyne.

Written by

Marika Lion, curatrice del magazine FIRST Arte. Specialista di arte XIX, XX secolo, contemporanea e mercato dell’arte. Opera nel settore dell’Art Heritage Management e nello specifico in area patrimoniale, collezionista e curatore di mostre d’arte. Docente universitario in Economia dell’Arte, Marketing e Comunicazione degli eventi culturali e strategie di comunicazione per la valorizzazione e promozione di patrimoni artistico culturali. Autore di libri e responsabile di collane editoriali dedicate all’arte.

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