9 August, 2020
 

Fotografia, l’America raccontata dalle foto di Jean-Piere Laffont

Gli anni in cui i riflettori erano puntati sui due blocchi contrapposti, quello americano da una parte e quello orientale sotto l’influenza sovietica dall’altro sono stati tra i più significativi della storia contemporanea. Il mondo diviso è stato documentato dalla pittura, dalla scultura, dall’architettura e dalla fotografia, mai tralasciato dalla musica e dalla letteratura. Il fotografo francese Jean-Piere Laffont è tra coloro che ha cercato di parlare attraverso la propria arte gli anni di trasformazione dell’America che ha vissuto dal 1965 quando è approdato a New York. Da allora, per oltre trent’anni ha percorso gli Stati Uniti in lungo e in largo nel tentativo di descriverne l’anima.

La mostra Turbulent America nasce da una ricerca attenta e profonda dell’archivio degli scatti storici del fotografo francese, in rassegna presso il Centro Culturale Candiani di Mestre.  

Jean-Pierre Laffont è stato in prima fila in alcuni dei momenti decisivi della storia americana e attraverso i suoi occhi offre “un’analisi multiforme di ciò che vide accadere tra gli anni 60 e 80”, spiega Harold Evans nella prefazione del libro, Photographer’s Paradise. Turbulent America 1960 – 1990. “Il suo occhio instancabile, non è tanto attratto dai balletti della politica di Washington, quanto dal significato sociale delle proteste nelle grandi città e dello stoicismo nelle zone rurali” prosegue.

Dall’analisi dei suoi scatti il fotografo ha notato come ciascuno di essi sembrava ritrarre “solo una gran confusione, rivolte, manifestazioni, disgregazione, crolli e conflitti. Ma, prese nel loro insieme mostrano la nascita caotica e, a tratti, dolorosa dell’America del ventunesimo secolo: fanno ciò che le fotografie sanno fare al meglio: congelano nel tempo momenti decisivi per un’analisi futura. Queste immagini sono un ritratto personale e storico di un paese che ho sempre osservato in modo critico, ma con profondo affetto e per il quale provo un’immensa gratitudine” come ha spiegato lui stesso.

Le fotografie di Jean-Pierre Laffont mostrano raramente gli eventi delle notizie del giorno, si concentrano piuttosto, sulle motivazioni che ne sono alla base: il suo intento è spiegare le cause e gli effetti di quelle notizie. È stato capace di catturare gli aspetti più personali delle persone che fotografava. Ha puntato l’obiettivo su disadattati, indigenti, ribelli. Ha focalizzato l’attenzione sull’esplosione della rivoluzione sessuale, sul movimento dei diritti civili e le conseguenze delle restrizioni alla libertà di parola.

LE IMMAGINI

La mano di un bambino stringe una pistola, una mano adulta aggrappata attorno a essa per aiutare a stabilizzare e guidare l’arma pesante. L’anno è il 1981, quando si stabilì in Texas un campo per insegnare ai bambini l’uso di armi da fuoco, e il fotografo è Jean-Pierre Laffont – un membro fondatore delle agenzie fotografiche Gamma e Sygma.

Altre fotografie: un primo piano di Martin Luther King in un raduno di pace nel 1967 con la costruzione delle Nazioni Unite riflessa nei suoi occhi e ancora un’immagine del 1984 delle torri gemelle accanto alla Statua della Libertà, la seconda avvolta da un’impalcatura durante un lifting.

Turbulent America è il ritratto sorprendente della velocità plateale della vita americana, delle sue divisioni traumatiche, delle sue ambizioni inebrianti, dei suoi eroi e le sue eroine e della parata senza fine di personaggi falliti e strambi. L’obiettivo di Laffont ha mostrato al pubblico le principali questioni politiche nel momento stesso in cui sono emerse, sfumate o degenerate.

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