1 October, 2020
 

Gian Lorenzo Bernini alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze

Un esclusivo busto di Bernini sarà tra i protagonisti nell’esposizione dell’antiquario milanese Carlo Orsi alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze. Trattasi del busto di Urbano VIII Barberini, Roma 1658 (Bronzo 101,5×78) proveniente dalla Collezione Corsini di Firenze.

Forse nessun rapporto mecenate-artista del Seicento (per rifarci ad una celebre categoria critica messa a fuoco da Francis Haskell) ha dato origine a così tanti busti, in marmo e in bronzo, al pari di quello che legò Gian Lorenzo Bernini ad Urbano VIII, ed è sorprendente come le due biografie del grande artista del Barocco romano non si soffermino di più su quei capolavori.

Domenico Bernini riporta che:

[…] nel medesimo tempo volle il Papa da lui il suo ritratto in marmo, et in metallo, de’ quali poi n’hebbe a fare altri molti.1

I due busti, in marmo e bronzo, erano quasi certamente gli stessi citati da Girolamo Teti nelle Aedes Barberinae (1642),2 a loro volta identificabili con uno oggi in Palazzo Barberini e con quello nella Biblioteca Vaticana. Filippo Baldinucci addirittura non parla affatto dei ritratti berniniani di Urbano VIII, ma nella lista delle opere dell’artista pubblicata in appendice alla sua biografia, basata su un elenco del 1675 circa messo a disposizione dell’autore da Pier Filippo Bernini,3 si trovano citati:

Due di papa Urbano VIII 

Altro del medesimo

Altro di metallo.4

I primi due erano evidentemente due versioni della stessa invenzione, mentre l’“Altro del medesimo” doveva essere di aspetto diverso: Baldinucci, quindi, ribadiva implicitamente la sovrapponibilità dei primi due, quasi indistinguibili, rispetto al terzo esemplare.5 L’altra versione autografa della prima invenzione doveva essere il busto oggi alla National Gallery of Canada di Ottawa;6 mentre il terzo busto in marmo poteva essere quello, che a differenza degli altri due raffigura il pontefice con la mozzetta e la stola, oggi sempre a Palazzo Barberini.7 E proprio da quell’invenzione sarebbero a loro volta derivate altre fusioni in bronzo, tra cui quella qui in oggetto.

Il busto in bronzo di Urbano VIII di collezione Corsini (altezza 101,5 cm; larghezza 78 cm circa) appare dorato nel peduccio e nella piccola ape, allusione araldica ai Barberini, che lo sovrasta; la qualità della fusione, benché non rifinita meticolosamente a freddo in ogni dettaglio, è però notevolissima e la scultura conserva intatta la forza espressiva di una terracotta. Condotto con una sprezzatura mirata soprattutto a far risaltare anche nel bronzo ogni sia pur minima modulazione cromatica, il busto mescola sottigliezze descrittive come le piccole vene rilevate al di sotto degli occhi con dettagli resi in modo compendiario ma assai efficace quali le sopracciglia, appenaabbozzate, o il bordo di pelliccia della mozzetta e del camauro, trattato in modo quasi impressionistico. 

Il ritratto si trova a Firenze presso i principi Corsini dove è giunto nella seconda metà del XIX secolo per via matrimoniale, in seguito alle nozze di Anna Barberini e Tommaso Corsini (1835-1919), celebrate nel 1858, sebbene non sia possibile indicare esattamente il momento in cui l’opera lasciò Roma (le questioni ereditarie dei Barberini Corsini non erano ancora completamente chiuse negli anni Trenta del Novecento). Segnalato una prima volta da von Pastor nella Storia dei Papi,8 il busto non ha suscitato attenzioni significative negli studi berniniani. Per Valentino Martinelli, era soltanto una “replica mediocre” del busto in bronzo del Louvre9 e anche Rudolf Wittkower lo classificava, insieme a quello perduto e noto attraverso una copia in gesso di Santa Maria di Monte Santo a Roma, come “casts from Bernini’s model corresponding to the Louvre bust.”10Quest’ultimo venne richiesto allo scultore tra il 1655 e il 1656 da Antonio Barberini e venne in seguito donato al re di Francia. In una lettera dell’11 novembre del 1655 il cardinale scriveva a Gian Lorenzo “la prego […] di farmi fondere l’altra testa della Serenissima Memoria di Urbano” (la lettera del Barberini allo scultore, già segnalata da Sandrina Bandera Bistoletti nel 1999, è stata trascritta da Anne Lise Desmas, e pubblicata integralmente per la prima volta, e commentata, da Tomaso Montanari nel 2009).11 Il cardinale chiedeva che venisse fusa “l’altra testa” di Urbano VIII, ed in una seconda missiva del marzo 1656 tornava a menzionare quell’opera: “Intendo ancora che la si accinga per il 2° getto della testa della santa memoria di papa Urbano.”)12 Il bronzo giunto in collezione Corsini era appunto una di quelle due fusioni, mentre l’altra è da identificarsi con l’esemplare oggi al Louvre.

I due bronzi devono essere messi in relazione con il pagamento ordinato dallo stesso Bernini, nel luglio 1658, in favore di “Jacomo Erman Ebanista […] per fatture et ebano d’un Scabello fatto per serv.o dell’Em.mo Sig.re Card. le Antonio Barberini…per porvi sop.a una mezza Statua di bronzo rapresentante l’effigie della glo.me. d’Urbano 8.o.”13 Nell’inventario dei beni del cardinale Antonio Barberini nel Palazzo ai Giubbonari presso Campo dei Fiori, redatto nel 1671, troviamo quindi una “Testa e Busto e Peduccio di Metallo di Ritratto della Felice Memoria di Urbano VIII con suo Sgabellone di Ebano Scannellato, con tre Ape di rilevo di Metallo…Mano del Cavaliere Bernino.”14Marilyn Aronberg Lavin ipotizzò che si trattasse dello stesso busto presente nel 1692 nel Palazzo alle Quattro Fontane, nella Prima Stanza dell’Audienza, “un Ritratto di Urbano VIII: in metallo con suo pieduccio di metallo dorato con apetta di metallo in mezzo con suo piedistallo di ebano Scanellato, e dorato con tre apette di metallo dorato sotto la base nel busto”15. La presenza della piccola ape nel peduccio sembra confermare che si tratti del bronzo oggi presso i Corsini non potendo identificarsi con quello oggi al Louvre, documentato a Parigi già nel 1672; questo dettaglio inoltre non ricorre nella versione oggi a Blenheim.16

Montanari ha notato come in quello stesso inventario del 1671, dove è citato per la prima volta un busto di bronzo di Bernini di Urbano VIII con il suo sgabellone di ebano, compare anche un altro “Ritratto della F.e M.a di Urbano VIII di metallo” (non riferito esplicitamente a Bernini, e stimato 50 scudi, a fronte dell’altro che, con il prezioso sgabellone, era stato valutato ben 260 scudi). Questo secondo esemplare era conservato nelle “Vigne”, dove però, come sottolineato da Montanari, si trovavano altri pezzi importanti, ovvero le due versioni del Busto di Carlo Barberini (una autografa di Francesco Mochi, riconosciuta come tale nell’inventario, oggi al Museo di Roma; l’altra probabilmente una replica, oggi in collezione privata: e le stime erano rispettivamente 200 e 60 scudi) e anche il Busto di Antonio Barberini, sempre di Mochi (ma l’inventario, che pure registrava una stima di 150 scudi, non lo precisava, forse perché sottintendeva la stessa attribuzione del precedente) oggi al Museum of Art di Toledo.17

Non è possibile stabilire con certezza quale dei due fosse il bronzo inviato in Francia come dono a Luigi XIV nel 1672, subito dopo la morte del cardinale Antonio (Montanari 2009, pp. 6-8).18. Nell’inventario delle collezioni reali del 1684, infatti, quel busto risultava montato su uno sgabellone d’ebano provvisto di tre api metalliche, proprio come quello ordinato dallo stesso Bernini nel 1658,19 ma si è già visto come l’esemplare rimasto

a Roma, alla data 1692, aveva anch’esso una base del tutto simile: se ne deduce che ne era stata realizzata una seconda versione, affinché entrambi i bronzi, del tutto simili, fossero provvisti di una base della stessa preziosità. Il bronzo menzionato nell’inventario del 1692 è poi identificabile con quello visto solo pochi anni prima nel Palazzo alle Quattro Fontane (nella “sala d’audienza dei cavallieri e prelati”), da Nicodemus Tessin, durante il suo soggiorno romano del 1687-1688: “vom Cav: Bernini… Urbano VIII in brontz.”20 Il busto, non a caso, era collocato accanto a quello già citato in marmo del fratello del pontefice, Carlo Barberini, creduto sempre di Gian Lorenzo dallo svedese ma in realtà di Mochi. Nonostante le stime sostanzialmente diverse ricevute dai due pezzi nell’inventario del 1671, le vicende dei busti del Louvre e dei Corsini sono praticamente sovrapponibili, e d’altronde le due lettere del 1658- 1659 dimostrano inequivocabilmente come entrambi fossero ordinati direttamente dal cardinale Antonio a Gian Lorenzo.

La circostanza che il piedistallo, eseguito per ordine di Bernini, sia stato realizzato nel 1658 può indurre a pensare che anche il busto spetti a questo stesso momento. Nondimeno non vi è dubbio che il modello di tale composizione si doveva collegare ai ritratti del pontefice realizzati da Gian Lorenzo intorno al 1630. Ancora nel 1681, nella casa di Bernini, si conservavano due busti del pontefice in terracotta, uno ricordato genericamente, l’altro così descritto: “un ritratto di Papa Urbano Ottavo fatto di creta cotta con il suo busto, e piede indorato.”21. Forse uno di questi era proprio il modello da cui Bernini aveva potuto trarre varie versioni in bronzo nel corso degli anni. Il volto del pontefice può essere accostato a quello del busto già citato nella Biblioteca Vaticana (probabilmente collegabile a un documento del 1632)22 e a quello con il busto in porfido, degli stessi anni.23 La struttura del busto, invece, con la mozzetta decorata dalla stola si lega, senza peraltro riprenderla puntualmente a quella del marmo oggi a Palazzo Barberini.24 Secondo Montanari questo busto sarebbe peraltro più tardo (e non autografo), ricollegandosi ai ritratti di Alessandro VII eseguiti sempre da Bernini.25 Si sarebbe cioè trattato del rinnovamento di quella formula ritrattistica che Gian Lorenzo aveva elaborato negli anni Trenta specificatamente per Urbano VIII, aggiornata ai nuovi tempi. Se materialmente il busto di Palazzo Barberini potrebbe non essere tutto di mano del maestro, ugualmente eccezionale e felice fu la nuova invenzione, messa a punto già nel quarto decennio o nel sesto, ma comunque sotto la direzione di Bernini. Così come sempre sotto la sua direzione, come attestato inequivocabilmente dalle lettere sopra citate, fu condotta la fusione di quei due bronzi voluti dal cardinale Antonio, forse persino superiori, per qualità, all’esemplare in marmo di Palazzo Barberini, probabile loro modello.

BIBLIOGRAFIA

L. von Pastor, Geschichte der Päpste seit dem Ausgang des Mittelalters, 16 voll. in 22 tomi, Freiburg im  Breslau 1886-1933, XIII, I, 1928, p. 250 (trad. it. con il titolo Storia dei papi nel periodo della Restaurazione cattolica e della guerra dei Trent’anni: Gregorio XV (1621-1623) ed Urbano VIII (1623-1644), Roma 1961, p. 253);

V. Martinelli, I ritratti di pontefici di G.L. Bernini, Roma 1956, p. 31;

R. Wittkower, Gian Lorenzo Bernini: The Sculptor of the Roman Baroque, London 1955, p. 186 cat.19 (4a);

R. Wittkower, Gian Lorenzo Bernini: The Sculptor of the Roman Baroque; 3a ed. [rist. anast.], con addenda di H. Hibbard, T. Martin, M. Wittkower, Oxford 1981 (trad. it. di S. D’Amico con il titolo Bernini. Lo scultore del Barocco romano, [con aggiornamenti bibliografici e nota storico-critica di G. Arbore Popescu], Milano 1990); 4a ed. con il titolo Bernini: The Sculptor of the Roman Baroque, London 1997, p. 243, cat. 19 (4a);

P. Zitzlsperger, Gianlorenzo Bernini. Die Papst- und Herrscherporträts. Zum Verhältnis von Bildnis und Macht, München 2002, p.170, n.16;

A. Bacchi, Portrait of Urban VIII, in A. Bacchi, C. Hess, J. Montagu (a cura di), Bernini and the Birth of Baroque Portrait Sculpture, catalogo della mostra (Los Angeles, The J. Paul Getty Museum, 2008; Ottawa, National Gallery of Canada, 2008-2009), Los Angeles 2008, pp. 138-141;

A.L. Desmas, Checklist of Bernini’s Portraits Busts, in Bernini and the Birth of Baroque Portrait Sculpture, Los Angeles e Ottawa 2008-2009, cit., p. 288, A18b;

A. Bacchi, Ritratto di Urbano VIII Barberini, in A. Bacchi, T. Montanari, B. Paolozzi Strozzi, D.Zikos (a cura di), I marmi vivi. Bernini e la nascita del ritratto barocco, catalogo della mostra (Firenze, Museo Nazionale del Bargello), Firenze 2009, pp. 260-263;

A. Bacchi, in Sotheby’s Italia Fiftieth Anniversary, The exhibition, 11-20 dicembre 2018, Milano 2018, pp. 56-61;

Pastor 1901-1933, XIII, I (1928), p. 250; Wittkower 1955, p. 186 cat.19 (4a); Martinelli 1956, p.31; Wittkower 1997, p. 243, cat..19 (4a); Zitzlsperger 2002, p. 170, n.16; Bacchi in Los Angeles-Ottawa 2008-2009, pp. 138-141; Desmas in Los Angeles- Ottawa 2008-2009, p. 288, A18b; Bacchi in Firenze 2009, pp. 260-263.

ESPOSIZIONI

Los Angeles, The J. Paul Getty Museum, Bernini and the Birth of Baroque Portrait Sculpture, 2008, pp. 138-141; Ottawa, National Gallery of Canada, Bernini and the Birth of Baroque Portrait Sculpture, 2008-09, cat. n. 2.6, pp. 138-141; Firenze, Museo Nazionale del Bargello, I marmi vivi: Gian Lorenzo Bernini e la nascita del ritratto barocco, 2009, cat. n. 13, pp. 260-263; Milano, Sotheby’s, Sotheby’s Italia Fiftieth Anniversary, The exhibition, 11-20 dicembre 2018.

Inoltre nello stand di Carlo Orsi sono presenti altre opere importanti: un dipinto di Domenico BECCAFUMI (Siena, 1486 – 1551) “Holy Family with the Young St. John the Baptist” olio su tavola (86.2 x 75 cm); un dipinto di Giovanni Battista MORONI (Albino, c. 1521–79/80) “Portrait of a Gentleman in a Fur-lined Coat and Black Cap, Olio su tela (65 x 55 cm); una scultura di Massimiliano SOLDANI Benzi (Montevarchi, 1656 – 1740) “Bacchus (after a sculpture by Jacopo Sansovino in the Bargello” Bronzo alto 33.4 cm

Written by

Marika Lion, curatrice del magazine FIRST Arte. Specialista di arte XIX, XX secolo, contemporanea e mercato dell’arte. Opera nel settore del Cultural Heritage Management e nello specifico in area patrimoniale. Collezionista e curatore di mostre d’arte. Docente universitario in Economia dell’Arte, Marketing e Comunicazione degli eventi culturali e strategie di comunicazione per la valorizzazione e promozione di patrimoni artistico culturali. Autore di libri e responsabile di collane editoriali dedicate all’arte.

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