9 August, 2020
 

Hermès dietro le quinte: la maison mette in mostra i suoi artigiani

Hermès mette in mostra i segreti dei suoi artigiani, dall’8 al 16 Marzo a Roma, al Museo dell’Ara Pacis, nell’esposizione “Hermès – Dietro le quinte“. Per scoprire come nasce una “Kelly”, la borsa icona che porta il nome di Grace, principessa di Monaco e attrice prediletta da Alfred Hitchcock; come si fabbrica un paio di guanti impalpabili, come si realizza una sella con il gusto della tradizione e i vantaggi dell’innovazione più avanzata; per stupirsi di fronte alle tecniche, antiche ma migliorate dai vantaggi della modernità, da cui nascono i famosi “Carrés” in seta per le dame o le cravatte a cui nessun uomo vorrebbe rinunciare, non resta che andare all’appuntamento itinerante lanciato dalla più che rinomata maison parigina del lusso.

Inaugurata venerdì, in coincidenza non solo simbolica con la giornata internazionale della donna, Hermès – Dietro le quinte rende gloria – attraverso l’incontro del pubblico con una decina di artigiani, ognuno con le sue abilità – dalle borse alla selleria, dagli orologi ai gioielli, dalle ceramiche alla stampa su seta – a coloro che con il loro savoir-faire (qui nell’accezione letterale di saper fare) costruiscono ogni giorno la fama di Hermès nel mondo. La mostra consente di vederli al lavoro in diretta, mentre stampano un foulard in seta (sono necessari 300 bozzoli per un Carré 90×90), cuciono una cravatta, tagliano un paio di guanti (uno solo per una pelle di agnello da 45-50 decimetri quadrati), assemblano una borsa, dipingono un posacenere in porcellana o costruiscono una sella, con i loro strumenti. Dopo Parigi, Milano e Mosca ora è la volta di Roma.

“Qui l’attenzione è sui nostri artigiani, per mostrare la qualità della manifattura ma ancor più offrire al pubblico la possibilità di incontrarli, fare domande e colmare la propria curiosità. D’altronde Hermès nasce come maison di artigiani e di savoir faire sin dai tempi in cui, nel 1837, Thierry Hermès, sellaio e bardatore, la fondò”. A parlare è Guillaume de Seynes, vice presidente esecutivo e managing director della maison del lusso. Al suo fianco, Francesca di Carrobbio, amministratore delegato di Hermès Italia.

Sono passati 180 anni e il gruppo ha tenuto fede alla sua storia e all’etica di azienda familiare abbinandole a risultati record. Nei dieci anni tra il 2008 e il 2017 il giro d’affari è triplicato e il fatturato 2018, annunciato pochi giorni fa, sfiora i 6 miliardi, in aumento del 10% (a tassi di cambio costanti) sull’anno precedente, il migliore di sempre. Una marginalità del 34,6% realizzata nel 2017 colloca Hermès al top del settore e ha consentito di distribuire ai suoi azionisti un dividendo ordinario di 4,1 euro per azione oltre ad una cedola straordinaria di ulteriori 5 euro. I risultati di bilancio 2018 saranno resi noti il 20 marzo ma il fatturato consolidato lascia intendere che nonostante le incertezze globali, in particolare per il settore del lusso, i numeri non saranno deludenti. I dipendenti hanno raggiunto quasi 14.000 unità, circa 7.500 sono artigiani, una cinquantina i siti produttivi (quasi tutti i Francia), 304 i negozi nel mondo.

Hermès è quotato alla Borsa di Parigi ma conserva il 66% del capitale saldamente in mano alla famiglia. Non solo non ha ceduto alla tentazione – seguita da molte aziende del lusso italiane – di vendere a gruppi dalle spalle più robuste per garantire la crescita dei propri marchi, ma al contrario ha respinto la scalata ostile di un colosso come Lvmh nel 2014. Qual è allora il segreto di questo successo? “Tout change, rien ne change. Tutto cambia, nulla cambia – risponde Guillaume de Seynes – la nostra è una sfida permanente sin dai tempi di mio nonno che nel 1920 si confrontò con il passaggio dal cavallo all’automobile. E’ un challenge che si rinnova ancor di più oggi, con il cambio continuo delle tecnologie, l’apertura di nuovi mercati come la Cina e l’Asia, l’ingresso di nuovi clienti come quelli asiatici con età e gusti diversi ai quelli cui eravamo abituati negli Usa e in Europa”.

“Il successo di Hermès – prosegue de Seynes – sta nel restare estremamente fedele al progetto originario che pone avanti a tutto la qualità e la creatività libera, una creatività che non guarda agli altri, ha lo scopo di sorprendere e si nutre della sua tradizione. Siamo nella contemporaneità ma nello stesso tempo fedeli alla tradizione della maison: è il nostro nome che mettiamo in ogni oggetto. Per questo non abbiamo mai dato licenze, avrebbero comportato una perdita di controllo”.

Hermès – Dietro le quinte, Museo dell’Ara Pacis, resterà aperta dal 9 al 16 marzo, dalle 12 alle 20. Lunedì chiuso. Ingresso libero

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Giornalista professionista, ha lavorato a lungo al Messaggero: la grande Cronaca agli inizi e poi la passione per l'Economia e Finanza per occuparsi di Partecipazioni statali, telecomunicazioni, energia e finanza pubblica con servizi da inviato in Italia e all’estero. Nel 2009, insieme con Corrado Calabrò (allora presidente dell’Autorità per le Comunicazioni) ha scritto il libro “Rete Italia” (Rubettino Editore). Dal 2013 è caporedattore a FIRSTonline.

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