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Il Bauhaus, che passione: polvere di stelle di un centenario

Come è noto, la famosa scuola di architettura, arte e design di Berlino, simbolo di un vero e proprio movimento culturale, festeggia nel 2019 i cento anni dalla fondazione: ripercorriamo i passaggi più interessanti della sua storia.

Il Bauhaus, che passione: polvere di stelle di un centenario

Costume e moda

Prima costume, poi moda. Fu il multiforme David Bowie il primo a reinterpretare i costumi bauhaus di Oskar Schlemmer e a farli diventare di tendenza, anche grazie al lavoro di Kansai Yamamoto. È invece Paul Klee uno dei massimi ispiratori della divertente e innovativa stilista greca Mary Katrantzou, che nelle elaborate texture dei suoi abiti riprende numerosi dipinti dell’artista. La sua ricerca iconografica è approfondita e dettagliata, legata moltissimo a tutta l’arte e l’architettura contemporanea, da Derain a Pollock, dai templi greci a Le Corbusier. Nella sua ultima collezione c’è un vero e proprio omaggio al Bauhaus, uno dei movimenti artistici del Novecento più citati dalla stilista.

Arredamento

Semplice, innovativa e sexy, la sedia Wassily di Marcel Breuer è forse l’elemento più noto e rivoluzionario della storia del design, dopo, ovviamente, la fantastica sedia Thonet di Michel Thonet. L’idea era di concepire una poltrona riducendo le forme pesanti dell’imbottitura classica, ed ecco che venne fuori una struttura leggera di tubolari d’acciaio con fasce di pelle. Impossibile non notarla nel bellissimo loft (ricco di elementi di design da Le Corbusier a Mackintosh) del film 9 settimane e 1/2 di Adrian Lyne, in cui la figura di Kim Basinger posa esattamente come la famosa donna mascherata di Breuer. Sempre Marcel Breuer inventa anche la Cesca (in onore di sua figlia Francesca). Agile, perfetta per qualsiasi ambiente, una delle sedie più acquistate al mondo, appare in numerosi film e cartoni animati, tra cui anche Toy Story e il recentissimo Black Mirror: Bandersnatch.

A sinistra il costume disegnato da Oskar Schlemmer, al centro la reinterpretazione di David Bowie e a destra un abito ideato a partire da un dipinto di Paul Klee della stilista giapponese Kansai Yamamoto.
A sinistra la sedia Wassily di Marcel Breuer con seduta una donna che indossa una maschera. La postura di questa donna sarebbe stata seduta sul una sedia Wassily sarebbe stata replicata da Kim Basinger in Otto settimane e mezzo. A destra la sedia Cesca sempre di Breuer.

Fotografia

Morto a 101 anni, Lux Feininger si iscrisse alla scuola mentre suo padre vi insegnava. Il suo impatto sulla fotografia è senza pari. I suoi meravigliosi scatti si contraddistinguono per una libertà dirompente ed è innegabile quanto fotografi del calibro di Robert Doisneau o Izis Bidermanas gli siano debitori.

Fumetti

Uno dei più importanti pionieri del fumetto come arte, Lyonel Feininger, vissuto tra USA e Europa, amico di Gropius, fu il primo docente di tipografia nella scuola di Weimar. Sua è anche l’illustrazione che accompagna il celebre manifesto del Bauhaus di Gropius. I suoi colorati e magnifici fumetti, tra cui Wee Willie Winkie’s World, The Kin-der-Kids, hanno ispirato non solo la creazione di molti dei personaggi dei Looney Tunes, ma sono un riferimento chiaro anche per i lavori di noti fumettisti come Geoffrey Foladori, Edward Gorey, Art Spiegelman, Igort.

A sinistra la copertina del supplemento fumetti del “Chicago Sunday Tribune” del 24 aprile 1906 con i personaggi creati da Lyonel Feininger per la striscia di fumetti The Kin-Der-Kids.

Grafica

In occasione del centenario della scuola di Weimar, diversi designer hanno pensato di “reinventare” i loghi di molte aziende famose, come Apple o Adidas, in chiave Bauhaus e di pubblicare il tutto sulla piattaforma 99designs. Il logo Apple rivisitato è uno dei più divertenti e ben si adatta ai materiali grafici e pubblicitari dell’azienda, che da sempre mostrano un’attenzione particolare alla forma e al design, con una qualità estetica notevole, debitrice senz’altro della logica: Less is More.

I loghi di Apple e Ferrari creati in stile Bauhaus per il centenario della fondazione della scuola.

Device elettronici

Non è un segreto che Steve Jobs e Jonathan Ive, chief designer di Apple fino al 2019, si siano ispirati agli oggetti e alle apparecchiature progettate da Dieter Rams, designer della Braun (cultore della logica Bauhaus), per il design di molti prodotti Apple. Jobs e Ive avevano senz’altro in mente quando progettarono l’iPod, la radiolina portatile della Braun disegnata da Rams con una ghiera per sintonizzare i programmi. Pure l’iPhone sembra avere avuto un’attrazione fatale per la calcolatrice tascabile della Braun. Il minimalismo è infatti il punto di forza di casa Apple. E il minimalismo era la filosofia di Rams.

Musica

Nel Bauhaus, è evidente, non erano previsti particolari laboratori legati alla musica sebbene ci fosse una centralità della danza nelle opere di Schlemmer… Eppure un imprinting pare esserci stato, anzitutto nel famoso gruppo omonimo, che non solo riprende il nome Bauhaus (quello del gruppo di Bela Lugosi’s Dead ) ma fa del logo di Schlemmer anche la copertina di un disco.

Meno iconografici sono i Kraftwerk, pionieri della musica elettronica e industrial, che hanno menzionato tra le loro influenze la filosofia Bauhaus, come sintesi perfetta di tecnologia e arte. Le loro interessanti sperimentazioni sono quanto più vicino alle sonorità del balletto triadico.

Unici nel loro genere gli Einstürzende Neubauten (testualmente Nuovi Edifici Che Crollano), famosa band berlinese, annoverati tra i maggiori e più originali innovatori del genere rock sperimentale. Hanno composto, in occasione del centenario del Bauhaus, tutte le sonorità della “Das Totale Tanz Theatre”. Un esperimento interattivo che riprende le danze del Balletto Triadico e l’idea del Teatro Totale di Gropius unendole in uno spazio virtuale.

Le arti analogiche e digitali entrano in una simbiosi unica: danza, scenografia, costume e musica si combinano con elementi interattivi creando un’esperienza immersiva unica, che consente ai visitatori di sperimentare il rapporto tra uomo e macchina.

A sinistra la cover di un album del gruppo musicale Bauhaus. A destra la cover dell’album ”The Man Machine” del gruppo musicale tedesco Kraftwerk. I caratteri dei titoli in stile Bauhaus.

Architettura

Gli edifici progettati da Mies van der Rohe sono più volte protagonisti del cinema americano. Il Seagram Building a New York appare infatti in moltissimi film, da Celebrity di Woody Allen a Colazione da Tiffany. Protagonista anche in S.O.S. Fantasmi e in American Psycho, in cui compaiono anche le sue famose poltrone Barcelona. È divertente notare inoltre che il non lontano MetLife Building, precedentemente Pan Am Building (che nel 1963 deteneva il record di edificio più alto al mondo) progettato da Gropius, sia famoso nel cinema per essersi trasformato virtualmente nell’Avengers Tower e appare in tutti i film sui noti supereroi.

Estetica del colore

La creatività di Josef e Anni Albers si esprimeva in molteplici direzioni, dalla pittura alla grafica, dal design all’arte tessile. Le influenze che hanno esercitato sull’arte, l’ar chitettura, il design, sono enormi e si possono rintracciare in maniera evidente. In tal senso, anche l’industria svedese Ikea è totalmente debitrice della logica Bauhaus: design semplice, colorato, modulare, a prezzi modici per tutti… Chi non si ritrova un tavolino Lack in casa, oggi? Memorabile è anche l’esperienza di Josef e Anni Albers in Messico, alla quale il Peggy Guggenheim di Venezia ha di recente dedicato una mostra. I colori sgargianti delle loro opere sono stati senz’altro captati da un altro grande architetto del Novecento: Luis Barragán, il cui lavoro è caratterizzato da tinte intense e muri lisci di cemento. E i magnifici colori dei quadrati di Albers non sono poi stati abilmente catturati dalla retina di Wes Anderson e riportati per noi sullo schermo?

Un film sul bauhaus

Quando i nazisti conquistarono la Germania, molti dei maestri del Bauhaus trovarono rifugio negli Stati Uniti. Nel 1937, László Moholy-Nagy si trasferì a Chicago e diede vita al Nuovo Bauhaus. Per il centenario del Bauhaus, nel 2019, uscirà un film che ripercorre la sua vita, tra filmati d’archivio e interviste originali, prodotto dalla Opendox. Il film The new Bauhaus è diretto da Alysa Nahmias.

Si ringrazia la redazione di “Sentieri Selvaggi Magazine” per averci reso disponibile questo testo. Le didascalie delle immagini sono nostre.

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