6 July, 2020
 

Il film della settimana: “Joker” e la superba interpretazione di Joaquin Phoenix

La città è invivibile, degrado e disordine sociale la fanno da padroni e qualcuno rimane vittima di ingiustizie e violenze. Il protagonista reagisce e si vendica dei soprusi. Questa, in sintesi, la trama di Joker, il film firmato da Todd Phillips, al suo primo grande impegno produttivo che sta riscuotendo enorme popolarità internazionale e anche in Italia ha scalato velocemente le classifiche. Ci sono molti buoni motivi che giustificano questo successo.

Anzitutto una prova di recitazione superba, incomparabile, del protagonista Joaquin Phoenix, nelle vesti di Arthur, clown dalla stessa maschera tragicomica che già conosciamo al cinema per averla vista nel precedente Batman del 1989 (in quel caso impersonata da un altro grandissimo Jack Nicholson). Attori di questo calibro non se ne vedono tanti in giro e, da solo, regge tutta la pellicola. Magistrale! Aggiungiamo pure che il tema “maschera” è un elemento di sicura presa per un racconto cinematografico suggestivo. Dai tempi più antichi il teatro greco e romano hanno usato le maschere per rappresentare drammi e commedie. Il cinema non ha fatto altro che riprendere questa “tradizione”.

In secondo luogo Joker contiene al suo interno una serie di rimandi a grandi titoli che hanno fatto parte della storia del cinema americano di questo genere: il primo che torna in mente è Taxi driver di Martin Scorsese del 1976, con un giovane De Niro che mostra cosa è capace di fare di fronte ad una cinepresa. Altri film, prima e dopo e non solo Made in USA in verità hanno arricchito il genere “vendetta” e ne ricordiamo alcuni. Tra i primi a cimentarsi è stato Ingmar Bergman con La fontana della vergine del 1960, e a seguire innumerevoli altri come il grande Sergio Leone con  C’era una volta il West, poi ancora Mario Monicelli con Un borghese piccolo piccolo del 1977; poi ancora merita di essere ricordata la saga del coreano Park Chan-Wook, il leggendario Kill Bill di Quentin Tarantino, senza dimenticare V per Vendetta. Insomma: si tratta di un genere molto proficuo che attrae il grande pubblico (sarà pure necessario comprenderne i motivi, ma questa non è materia di critica cinematografica).

Altro buon motivo che rende Joker di grande interesse è la sua intersecazione, il suo dichiarato intento di mescolarsi con un altro grande mezzo di comunicazione audiovisiva: la televisione. Arthur, il protagonista, è attratto dal piccolo schermo della tv e ambisce a partecipare ad un talk show diretto e impersonato da un altro gigante del cinema (Robert De Niro) e non vi sveliamo come va a finire perché di stratta di una scena topica. Sempre in questo ambito, il film ci riproietta pari pari a scene già note per molti telespettatori, almeno quelli abbonati alla piattaforma Netflix. Si tratta de La casa di carta, dove succede che un gruppo di rapinatori intende rapinare la Banca di Spagna e il “pubblico” parteggia più dalla parte dei rapinatori che non da quella della polizia. Il tema è l’ingiustizia sociale che in Joker è molto forte e sottolineato e non è un caso che suscita interesse e partecipazione da parte del pubblico.

Per quanto abbiamo visto finora, Joker ha tutte le carte per essere considerato un ottimo titolo tra i tanti di questa parte di stagione. Dobbiamo però sottolineare un aspetto che non convince. Come lo stesso Tarantino ha fatto con il suo ultimo film, ancora una volta ci troviamo di fronte ad un tentativo di sintetizzare il bel tempo trascorso, gli anni passati, quando Hollywood e non solo avevano grandi idee e realizzavano prodotti destinati ad entrare nella storia del cinema. Abbiamo fiducia: aspettiamo grandi titoli prossimi a venire.  

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Critico cinematografico - SNCII. Nasce nel 1953 a Roma, dove si laurea in Sociologia presso l'Università La Sapienza. Nel 1986 consegue, in Confindustria, un Master in comunicazione di impresa e nel 1996 frequenta un Corso di comunicazione e immagine presso la Scuola di Management LUISS. Iscritto all’Albo Nazionale dei giornalisti nel 1983, lavora come redattore del settimanale “Nord Sud” e del mensile “Quale Impresa” di Confindustria, di cui sarà anche coordinatore. Responsabile delle relazioni esterne dei Giovani Imprenditori di Confindustria, successivamente lavora nello stesso ambito con Italimprese. Nel 1991 viene assunto in Rai, svolgendo incarichi in diversi ambiti, dai rapporti con l'AgCom alla struttura presso il Quirinale; dallo Staff del Direttore Generale alle Relazioni esterne e comunicazione di RaiUno, Rai Giubileo, Rai World, Rai Pubblicità, ed infine Ray Way. Da aprile 2017 è Senior Advisor di Csc Vision. È stato Docente incaricato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università della Tuscia e Cultore della materia alla Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza. Responsabile delle relazioni esterne di Rai Way, dal 2003 è stato Presidente della Associazione "Tv e Minori" e Direttore responsabile della rivista bimestrale “Tv e Minori”

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