1 April, 2020
 

La civiltà delle immagini ai tempi del coronavirus

Il secolo scorso è entrato nella storia anche per aver definito i paradigmi di una nuova civiltà fondata sulle immagini elettroniche. L’avvento delle istantanee su pellicola ha aperto l’orizzonte del racconto umano attraverso la sua rappresentazione visiva oltre il disegno e la pittura. Il salto epocale è avvenuto con la riproducibilità, l’universalità della forma e della figura statica e in movimento. In tal modo, fotografia e cinema hanno contribuito a riscrivere e aggiornare la grammatica della comunicazione sociale e politica Molti secoli prima, il rapporto tra potere e politica era stato intuito benissimo da Ottaviano Augusto che proprio attraverso l’uso sapiente delle immagini rafforza e consolida il suo potere fino alla sua forma più nota: l’Ara Pacis, simbolo iconico della sua forza e della pace raggiunta con il governo di Roma imperiale. Il suo esempio fu poi copiato da Traiano con la nota Colonna dove i bassorilievi raccontano le sue gesta in forma visiva molto più di quanto avrebbe potuto un testo scritto che, a quel tempo, pochi erano in grado di leggere.

Per arrivare ai giorni nostri, il drammatico momento che stiamo vivendo è riportato da mille parole e da milioni di immagin diffuse in ogni modo. È stato calcolato che, fatto 100 il volume di messaggi veicolati da What’s App, ben oltre la metà è costituito da fotografie, sequenze video o vignette che “raccontano” il coronavirus in ogni maniera possibile. In questo momento, ciò che leggiamo, quello che ascoltiamo e quanto scriviamo costituirannosolo una parte del racconto che sarà fatta nel prossimo futuro quando si dovrà ricordare quanto è successo. L’altra parte della cronaca di questi giorni sarà costituita da fotografie, segni, trattigrafici, icone che diventeranno la storia di questi giorni. 

Saranno proprio alcune immagini di momenti o elementi ripresi in circostanze eccezionali che, più di tanti articoli, servizi giornalistici, analisi scientifiche potranno documentare e farci ricordare questi giorni. Ha fatto giro del mondo la fotografia dell’infermiera di Cremona stremata sulla tastiera del computer (scattata da una sua collega, Francesca Magiatordi) all’interno dell’ospedale dove lavorano. Come pure appartiene alla cronaca visiva la visione aerea di un grande incrocio autostradale a Wuhan, in Cina, dove è iniziato tutto. 

Queste immagini sono già ora forti, potenti, indelebili nella memoria e lo saranno ancora di più nel futuro per quanto rappresentano e sintetizzano  in un fotogramma, in un filmato, tutto il dramma che ci troviamo a vivere, in Italia e in ogni altra parte del mondo. In questo senso, si è aperto un nuovo capitolo di questo inizio millennio: quando pensavamo che si potesse entrarein una nuova epoca di civiltà e progresso ci siamo dovuti ricredere nel breve giro di pochi giorni per vederci sprofondare sull’orlo di abissi sconosciuti che nessuno mai, in particolare nelle generazioni nate e cresciute nel  secondo dopoguerra, avrebbe mai immaginato di trovarsi. In questo capitolo della storia umana si colloca esattamente il paragrafo delle immagini che descrivono questo presente con una significativa variante.  Negli ultimi decenni, c’eravamo convinti che il video, gli audiovisivi, avessepreso il sopravvento e la cosiddetta “civiltà delle immagini” dell’era moderna fosse dominata solo da telecamere. Invece ci potremmo ritrovare a riscoprire il potere tremendo e granitico di un’immagine statica più che di una sequenza. Forse, dovremo ammettere senza timore che saranno le fotografie più che i filmati,  più o meno lunghi, che racchiuderanno in un breve spazio, in una cornice, tutti i sentimenti, le emozioni e le sensazioni che siamo provando. 

Le immagini dunque, le fotografie della vita ai tempi del coronavirus costituiscono un racconto che, purtroppo, è iniziato da poco e non sappiamo quando si potrà scrivere la parola fine. Sappiamo però che, intanto, con queste figure, con queste forme, con queste rappresentazioni di individui, di collettività e del nostro ambiente dovremo fare i conti ancora per molto tempo. Ve ne proponiamo solo alcune tra le più note e significative, sempre consapevoli che, purtroppo, il “racconto del coronavirus” è ancora in corso e proprio per questo proponiamo ai nostri lettori di inviarci il proprio punto di vista fotografico, gli scatti e le immagini di questi giorni.

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Critico cinematografico - SNCII. Nasce nel 1953 a Roma, dove si laurea in Sociologia presso l'Università La Sapienza. Nel 1986 consegue, in Confindustria, un Master in comunicazione di impresa e nel 1996 frequenta un Corso di comunicazione e immagine presso la Scuola di Management LUISS. Iscritto all’Albo Nazionale dei giornalisti nel 1983, lavora come redattore del settimanale “Nord Sud” e del mensile “Quale Impresa” di Confindustria, di cui sarà anche coordinatore. Responsabile delle relazioni esterne dei Giovani Imprenditori di Confindustria, successivamente lavora nello stesso ambito con Italimprese. Nel 1991 viene assunto in Rai, svolgendo incarichi in diversi ambiti, dai rapporti con l'AgCom alla struttura presso il Quirinale; dallo Staff del Direttore Generale alle Relazioni esterne e comunicazione di RaiUno, Rai Giubileo, Rai World, Rai Pubblicità, ed infine Ray Way. Da aprile 2017 è Senior Advisor di Csc Vision. È stato Docente incaricato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università della Tuscia e Cultore della materia alla Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza. Responsabile delle relazioni esterne di Rai Way, dal 2003 è stato Presidente della Associazione "Tv e Minori" e Direttore responsabile della rivista bimestrale “Tv e Minori”

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