22 October, 2020
 

L’arte italiana del Novecento è demodè ma comprarla è un affare

Se negli anni dal ’60 al ’90 l’arte italiana del Novecento entrava nei salotti della borghesia, dove le città di periferia di Sironi si accostavano a piazze metafisiche di De Chirico o ancora nature morte di De Pisis si fronteggiavano con i tetti di Guttuso e  oggi questo periodo sembra non interessare più il collezionismo che invece, è sempre più orientato all’arte contemporanea internazionale e a quella post-war, meglio se americana.

Tutto ciò, rientra infatti nel nuovo stile di vita, che ha già visto la crisi di arredi e dell’arte del ‘800. Da diversi anni oramai non esiste più la classe borghese che per anni vantava uno status di appartenenza proprio nel possedere un trumeau veneziano e magari opere figurative di artisti italiani alle pareti, magari provenienti da gallerie romane  o milanesi, che nel dopoguerra riunivano tutti gli artisti del periodo. La stessa Galleria del Naviglio, in via Manzoni 45 a Milano di Carlo Cardazzo proponeva negli anni ’40 artisti come Balla, Boccioni, Carrá, Morandi e Severini e a seguito nel 1951 proprio qui ebbe inizio anche il movimento dello spazialismo, ben rappresentato da Lucio Fontana. Negli anni ’60 invece, ecco apparire in galleria, Bonalumi, Castellani e Manzoni, autori che in questo momento vanno per la maggiore. Mentre a Roma, subito dopo la seconda guerra, vi è lo sviluppo del altri prosecutori alla precedente “Scuola romana” furono i cosiddetti “tonalisti” che partendo da un arcano classicità arrivano allo spazialismo come, Corrado Cagli, Emanuele Cavalli, Giuseppe Capogrossi, gravitanti attorno all’attività della “Galleria della Cometa”. E a seguire anche nuovi giovani artisti – più astratti – vi aderiscono i fratelli Afro e Mirko Basaldella, Toti Scialoja, ma anche Renzo Vespignani e Renato Gattuso.

Ma come mai l’arte figurativa di De Pisis o Carrà non riesce più ad essere tra i desideri dei collezionisti, mentre quella concettuale di Fontana o Manzoni non può oggi non essere presente in qualsiasi collezione di arte moderna e contemporanea?  Semplicemente una questione di moda. Una moda che viene condivisa in tutto il mondo e non solo in Italia, anzi meglio che si sappia che un noto collezionista americano ha alle pareti del suo salotto, un concetto spaziale – attese di colore rosso e con cinque tagli, che si scatena il desiderio di possederne uno simile. C’è anche da dire che l’arte più desiderata è anche quella che ha un valore economico superiore, ossia vale per quanto costa e non per l’importanza artistica. Che differenza c’è tra un concetto spaziale giallo con tre tagli e un concetto spaziale bianco con gli stessi tagli? Nessuna tranne il costo. Il colore rosso o il bianco nelle tele di Fontana è più richiesto e perciò vale di più, e questo, comporta che si rivaluti ogni volta che avviene una nuova transazione.

C’è anche da dire che opere di questo genere entrano nel modello di vita di una nuova società, ben lontana dai gusti borghesi e da status symbol delle generazioni precedenti; insomma…possedere un dipinto di De Pisis, come una natura morta marina non fa moda anzi, ahimè sembra proprio demodè.

Le case sono sempre più orientate ad un arredo minimalista, dove l’essenziale diventa quasi ossessione, al punto da mimetizzare divani grigio tortora con pareti grigio fumo di Londra o viceversa. Luoghi dove l’arte contemporanea risulta il solo elemento mancante checonferma che i gusti sono radicalmente cambiati.

Questa tendenza di non amare più certi autori del Novecento, ha portato il loro valore a scendere e a non essere più trattati dalle “grandi” case d’asta internazionali. Ma c’è anche chi vede in questo momento di “confusione”, l’occasione per cercare opere che vengono battute nella case d’asta “nazionali” ed acquistarle ad un prezzo decisamente favorevole. Infatti nell’ultimo anno proprio queste case propongono opere del Novecento storico a prezzi molto interessanti e che vengono quasi sempre aggiudicate.

Certo è che queste, prima o dopo, torneranno a salire anche nel valore; quando? ancora non si sa, ma bisogna essere fiduciosi, il tempo passa e le mode cambiano o tornano!

Written by

Marika Lion, curatrice del magazine FIRST Arte. Specialista di arte XIX, XX secolo, contemporanea e mercato dell’arte. Lunga esperienza nel settore della comunicazione istituzionale e public affairs. Opera nel settore del Cultural Heritage Management e nello specifico in area patrimoniale. Collezionista e curatore di mostre d’arte. Docente universitario in Economia dell’Arte, Marketing e Comunicazione degli eventi culturali e strategie di comunicazione per la valorizzazione e promozione di patrimoni artistico culturali. Autore di libri e responsabile di collane editoriali dedicate all’arte.

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