6 July, 2020
 

Le Mans ’66, recensione: grande ritorno dei motori al cinema

Giudizio dell’autore:

Risultati immagini per tre stelle su cinque

Il film di questa settimana racconta una storia di automobilismo, di uomini e motori, di sentimenti e chiavi inglesi, di persone che hanno creato imperi e, infine, di uno scontro culturale tra Europa (Italia in particolare) e Stati Uniti. Si tratta di Le Mans ’66 – La grande sfida, firmato alla regia da James Mangold e interpretato da protagonisti come Matt Damon e Christian Bale.

In un primo momento la Ford propone all’Ingegnere la vendita della nota scuderia italiana e, quando l’affare non va in porto, viene convinto a creare una propria scuderia per competere all’altezza delle potenti macchine italiane. Inizia allora una gara che è fatta anzitutto di persone, di caratteri, di visioni e di cultura automobilistica sullo sfondo di bronzine, bielle, carburatori e freni. Il risultato è facilmente immaginabile, almeno per un breve periodo. Non è un giallo e quindi non c’è nulla da svelare: le GT-40 vinceranno alcuni Gran premi.

Siamo a metà degli anni ’60, quando la crisi della produzione automobilistica americana a Detroit si fa sentire e l’erede dell’impero Ford, Henry Jr, decide di trovare una soluzione ai problemi di produzione. I suoi collaboratori addetti al marketing gli propongono di dare maggiore visibilità e forza al brand attraverso le competizioni nelle grandi e famose gare automobilistiche. Il settore però è dominato dalle “rosse” di Maranello saldamente guidate da Enzo Ferrari che stravincono da alcuni anni sul famoso circuito francese di Le Mans.

Si tratta di una storia vera e tutti i personaggi sono reali, dal mitico pilota e ingegnere Ken Miles all’altrettanto mitico manager italo americano Lee Jacocca noto per il salvataggio della Chrysler, ed è raccontata nel migliore dei modi. L’ingegnere di Imola e il magnate americano sono dei veri duri e gli scontri di tali caratteri non sono da meno. Tutto è credibile e fedelmente ricostruito (come forse solo la scuola di cinema anglosassone è in grado di fare) senza badare a spese (Disney non risparmia) e il risultato è all’altezza delle aspettative. Pensare che in Europa avremmo tanto da dire, cinematograficamente parlando, su questo tema eppure oltre il 90% delle produzioni del genere sono Made in Usa.

Alcune sequenze sono certamente mozzafiato con sorpassi azzardati, auto fuori strada e adrenalina che scorre a volontà. Per gli appassionati del genere (sono milioni in tutto il mondo) non manca il divertimento come pure la curiosità di vedere cosa succede dietro le quinte di una grande competizione, dove in gioco non ci sono solo il prestigio e la capacità umana dei piloti o dei meccanici, ma la competizione nei grandi mercati, nel grande business internazionale, dove a volte l’apparenza conta più della sostanza.

In alcuni tratti, il film è da manuale di marketing e di relazioni industriali per come e per quanto si mettono in gioco raffinate strategie e moduli di comportamento interpersonale in grado di determinare la vittoria o la sconfitta delle proprie strategie. Inoltre, è un film che potrebbe interessare e divertire anche molti appassionati di videogiochi che proprio nel settore “gare automobilistiche” hanno trovato un grande successo con milioni di giocatori in tutto il mondo e campionati virtuali molto partecipati.

La stagione cinematografica è in pieno svolgimento e siamo alla vigilia delle uscite di dicembre. In questo momento Le Mans ’66 merita il biglietto per il fine settimana.

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Critico cinematografico - SNCII. Nasce nel 1953 a Roma, dove si laurea in Sociologia presso l'Università La Sapienza. Nel 1986 consegue, in Confindustria, un Master in comunicazione di impresa e nel 1996 frequenta un Corso di comunicazione e immagine presso la Scuola di Management LUISS. Iscritto all’Albo Nazionale dei giornalisti nel 1983, lavora come redattore del settimanale “Nord Sud” e del mensile “Quale Impresa” di Confindustria, di cui sarà anche coordinatore. Responsabile delle relazioni esterne dei Giovani Imprenditori di Confindustria, successivamente lavora nello stesso ambito con Italimprese. Nel 1991 viene assunto in Rai, svolgendo incarichi in diversi ambiti, dai rapporti con l'AgCom alla struttura presso il Quirinale; dallo Staff del Direttore Generale alle Relazioni esterne e comunicazione di RaiUno, Rai Giubileo, Rai World, Rai Pubblicità, ed infine Ray Way. Da aprile 2017 è Senior Advisor di Csc Vision. È stato Docente incaricato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università della Tuscia e Cultore della materia alla Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza. Responsabile delle relazioni esterne di Rai Way, dal 2003 è stato Presidente della Associazione "Tv e Minori" e Direttore responsabile della rivista bimestrale “Tv e Minori”

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