6 July, 2020
 

L’illusionismo del Pepper’s Ghost fa rivivere il Medioevo

Per il Natale del 1862, andò in scena nei teatri londinesi The haunted man di Charles Dickens.  Ma, non fu la solita rappresentazione. Questa volta, l’adattamento del romanzonatalizio di Dickens riscosse un particolare successo, e questo grazie a un’innovazione cheper la prima volta entrava in teatro: la tecnica illusionistica chiamata Pepper’s Ghost, dal nome del suo ideatore John Henry Pepper.

Gli spettatori rimasero assai impressionati da questa sorta di realtà virtuale ante litteramche dava l’illusione – mediante l’utilizzo di una lastra di vetro posizionata tra spettatore e scena che rifletteva una stanza nascosta allo spettatore – di veder sul palcoscenico non solocomparire personaggi e oggetti, ma vederli scomparire e poi addirittura trasformarsi l’uno nell’altro.

Gli ologrammi sarebbero stati inventati molti anni dopo dal fisico ungherese Dennis Gabor, ma la percezione e l’impressione di una visione tridimensionale era già presente in questa nuova tecnica illusionistica.

E la magia del Pepper’s Ghost sopravvisse anche alle successive rivoluzioni tecnologiche. Dall’apparizionea metà dell’Ottocentonei teatri, la tecnica fantasmagorica continua anche nel XXI secolo a suscitare meraviglia e rappresentare fonte di ispirazione. Come nel caso di uno dei progetti più interessanti presentati per la celebrazione nel 2018 “dell’anno europeo del patrimonio culturale: CEMEC (Connecting Early Medieval European Collections). Per lanno 2018 è stato scelto il motto “dove il passato incontra il futuro”, motto che collima perfettamente con gli obiettivi del progetto CEMEC: realizzare un network europeo di istituzioni museali specializzate in Alto Medioevo, ma soprattutto sviluppare una nuova narrazione museale attraverso l’implementazione di vetrine olografiche  basate proprio sulla tecnica del Pepper’s Ghost.

Secondo la responsabile scientifica del progetto, Eva Pietroni: “L’approccio comunicativo tradizionale dei musei si serve spesso di criteri cronologici  piuttosto che narrativie quindi per realizzare un nuovo tipo di narrazione museale, è necessario:ricostruire virtualmente una dimensione sensoriale intorno all’oggetto esposto e portare il pubblico al centro di un’esperienza percettiva, cognitiva ed emotiva è oggi la linea di ricerca più stimolante per i musei. In questo modo il museo diventa un vero e proprio spazio drammaturgico.  E qui entrano in gioco le vetrine olografiche che mediante proiezioni olografiche cioè sfruttando il Pepper’s Ghost – si trasformano in vere e proprie “scatole delle storie” capaci di narrare – invece che descrivere – non solo la storia ma anche il contesto e simboli evocati dal manufatto esposto.  

Pepper’s Ghost

La rappresentazione drammaturgica del prezioso manufatto, attraverso le proiezioni olografiche si sviluppa in tre atti. Nel primo “la Storia”, l’attenzione è concentrata sull’oggetto museale reale che interagisce con didascalie multimediali e ingrandimenti virtuali di dettagli decorativi. Nel secondo atto “la Vita”, ha inizio ha inizio la drammatizzazione attraverso la creazione e la storia della spada: il processo di creazione s’intreccia con le vicende umane da cui deriva, e le stesse figure incise sulle lamine d’oro che rivestono la spada si animano e diventano protagoniste.

Le proiezioni olografiche producono – così come con la tecnica del Pepper’s Ghost nei teatri londinesi – l’effetto magico dell’illusione di realtà.

E nella vetrina olografica appaiono come d’incanto mani di donne che scrutano furtivamente il contenuto di un cofanetto,  schizzi di sangue prodotti dai giochi di spade, e poi la mano del padre morente che solleva la spada e la offre suo figlio affinché la decori e sia così pronta per accompagnarlo nell’aldilà.

Infine,  con “L’Addio e il Regno di Tengri”, la scatola della storia della spada Kunagota giunge al terzo atto. Qui l’ologramma contestualizza l’oggetto nella tomba di provenienza e trasporta i visitatori nell’aldilà in base alla visione che ne avevano gli antichi sciamani di origine asiatica. Lo spirito del guerriero (un attore ripreso in chroma key e inserito nella scena virtuale) sussurra ai visitatori che è giunto il momento della sepoltura  e della sua definitiva dipartita nel cielo blu degli antenati.

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