28 November, 2020
 

L’infelicità lavorativa e la cultura del cambiamento

STRATEGIZING di Emanuele Sacerdote.

Queste righe sono state scritte per coloro che vorrebbero cambiare lavoro, oppure lo stanno cercando. Si parla tanto di felicità sul luogo di lavoro e sono convinto che, se ci fossero più lavoratori felici, la produttività e il clima aziendale ne beneficerebbero parecchio. 

Molte aziende si sono attrezzate per assumere nuove figure professionali (Chief Happiness Officer) e per organizzare corsi di formazione per accrescere la felicità dei propri impiegati. Le scienze aziendali, sull’organizzazione delle risorse umane, hanno sviluppato innovativi approcci di coaching per migliorare le performance e l’atmosfera sul posto di lavoro. Ciò nonostante, continuo a sentire persone infelici e insoddisfatte del proprio lavoro. 

Le fonti dell’insoddisfazione sono da ricercare principalmente in cinque ambiti: la retribuzione, l’ambiente, il capo, l’incertezza e il tipo di lavoro. Con un veloce calcolo è facile comprendere che l’unico su cui si può effettivamente operare è solo l’ultimo aspetto e, quindi, le domande da porsi sono: Faccio il lavoro giusto? Qual è il lavoro giusto? Questa consapevolezza è la parte più importante dellasvolta e della scelta per la ricerca della soddisfazione personale, professionale e, forse anche economica. Solo dopo aver raggiunto questa cognizione, sarà possibile accettarla e cercare di cambiare la situazione. 

L’atto della svolta, il cambiamento, rimane però il vero problema: quando realizzano, accettano e comprendono che cosa vorrebbero fare, solo pochi riescono a compiere il passo di mutare significativamente la loro esistenza lavorativa. Molti si fermano al pensiero di voler cambiare e solo pochi agiscono seriamente. Questo passaggio comporta una serie di azioni specifiche che richiedono tempo e investimenti personali nell’ambito dello sviluppo delle nuove conoscenze professionalinecessarie (leggere, istruirsi, arricchirsi, ecc.): in pratica,significa fare un secondo lavoro per cambiare il primo lavoro con dedizione e sacrificio. Niente è per niente. Arthur Schopenhauer propone una soluzione: “Il mezzo più sicuro per non diventare molto infelici consiste nel non chiedere di diventare molto felici.” (Arte di essere felici, Adelphi). Lettura interessante solo per le persone interessate alla cultura del cambiamento.

Written by

Classe 1967, Torinese, residente a Milano. Una vita dedicata all’ “Impresa” come manager, imprenditore e stratega. Al percorso professionale ha abbinato la passione per lo scrivere saggi come forma di restituzione del sapere. Ha iniziato la sua carriera presso le agenzie di pubblicità per poi proseguire in varie aziende internazionali occupandosi prevalentemente di marketing strategico, di business development e di gestione d’impresa: Levi Strauss&Co, Autogrill, Ermenegildo Zegna, Ferrari Auto, Moleskine e Barbisio. Nell’ultimo decennio si è occupato dell’azienda della sua famiglia Strega Alberti Benevento e in contemporanea ha fondato SOULSIDE, boutique di consulenza strategica. Al percorso professionale ha abbinato la pubblicazione di saggi su temi business – “Strategie retail nella moda e nel lusso” 2006, “Travel retailing” 2009, “Ritorno alla bottega” 2014, “Aziende storiche operative e silenti” 2014, “Retailization” 2016, “Breviario sul pensiero strategico” 2019, “Legenday Brands” 2020 – e l’insegnamento in business school – Università Cattolica del Sacro Cuore, Fondazione ISTUD, Università IULM. Giornalista-pubblicista dal 2001. www.emanuelesacerdote.com

No comments

LEAVE A COMMENT