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Memoria e arte: le 900 placche blu di Londra

… anche in una app

Tre esemplari delle 900 placche rotonde di ceramica blu cobalto collocate sui muri delle abitazioni dove hanno soggiornato persone che hanno fatto la storia della città o l’hanno scelta per viverci o soggiornarci.

Memoria e arte: le 900 placche blu di Londra

Un lascito del pensiero liberale

La prima placca blu di Londra fu affissa nel 1867 sulla casa in cui nacque Lord Byron, ma sfortunatamente l’edificio fu demolito nel 1889, così ora la più antica targa esistente è quella dedicata a Napoleone III, risalente sempre al 1867.

Fu la Society of Arts ad avviare il progetto nel 1866 su suggerimento del politico liberale William Ewart, dando inizio alla tradizione di contrassegnare con un simbolo semplice ed elegante i luoghi di Londra in cui hanno vissuto o lavorato alcune fra le più grandi personalità della storia: da scienziati del calibro di Isaac Newton ad artisti come Vincent Van Gogh, da Alfred Hitchcock a Charles Dickens, da Sigmund Freud a Oscar Wilde o Virginia Woolf e i politici non mancano, ma per fortuna lo spirito delle placche rimane placidamente apolitico.

L’idea partì da Ewart nel 1863 e alla sua concretizzazione contribuì anche il famoso progettista e teorico del disegno industriale Henry Cole. Nel tempo le targhe commemorative hanno cambiato forma e colore, passando dal blu al più economico marroncino, per necessità del produttore dell’epoca, cioè la Minton, Hollins & Co. La Society of Arts ne realizzò in tutto 35, delle quali è pervenuta soltanto la metà. In seguito, nel 1901, il cosiddetto “schema delle placche blu” passò sotto la supervisione del London County Council, che decise di standardizzare il colore optando per l’ormai classico blu cobalto. Lo schema (il più antico del mondo) fu poi affidato al Greater London Council nel ’65 e infine all’English Heritage (dal 1986) che provvede a salvaguardare le placche e a produrne di nuove (oltre a venderne le riproduzioni originali a 42,50 sterline).

Le regole, prima di tutto… siamo inglesi

A chi abbia voglia di visitare Londra in un modo un po’ diveso, consigliamo un volume che l’English Heritage, che oggi ha la responsabilità delle placche, ha pubblicato in occasione del 150° anniversario della prima collocazione della placca commemorativa di Lord Byron.

Le si possono vedere nei luoghi più inaspettati, non solo sulle dimore più lussuose, ma anche su abitazioni dall’aspetto piuttosto umile, e la lista dei candidati non accenna ad accorciarsi. Ogni assegnazione deve però soddisfare criteri ben precisi: innanzitutto il candidato dev’essere morto da almeno vent’anni o aver superato il centenario della nascita e non può essere un personaggio fittizio; deve aver dato un contributo molto importante nel suo campo, aver trascorso a Londra un periodo lungo o particolarmente significativo, se straniero, e la sua fama dev’essere riconosciuta a livello internazionale; una sola persona non può ricevere più di una placca e anche il luogo di affissione non viene scelto a caso, la facciata dev’essere intatta o ricostruita in modo fedele a quella precedente, niente muri di cinta, cancelli, edifici ecclesiastici o scolastici e nemmeno le Inns of Court e in ogni caso è fondamentale che le placche siano ben visibili dalla strada, democraticamente alla portata di tutti.

Katie Engelhart, corrispondente da Londra di Vice News, ha scritto un pezzo molto carino sulle placche di Londra, pubblicato sul New York Times, che condividiamo volentieri con i nostri lettori. La traduzione dall’inglese è di Ilaria Amurri.

Amica di tutti nel bisogno

Eccovi giunti a destinazione. Su un anonimo edificio marrone è affissa una targa rotonda color blu cobalto: “Mary Hughes / Amica di tutti nel bisogno / ha vissuto e lavorato qui / 1926–1941”. Come descriverla in modo più amabile? Mary Hughes difese strenuamente i diritti dei poveri dell’East End, comprò l’edificio di Vallance Road nel 1926 e presto lo trasformò in un centro dedicato all’educazione, al socialismo cristiano e all’attività sindacale. Vi trascorse molti dei suoi anni più attivi, ma passò gli ultimi giorni di vita da invalida, dopo essere stata travolta da un tram mentre marciava in difesa dei disoccupati.

I 150 anni delle placche blu festeggiati con una app

Londra ha da poco celebrato i 150 anni delle Placche Blu, piccoli omaggi di ceramica dedicati ai londinesi più celebri ed eccentrici (e in alcuni casi ai più tristemente famosi). La capitale sfoggia oltre 900 placche ufficiali per ricordare figure di spicco o luoghi di importanza storica. Ce n’è una sulla casa del crittografo Alan Turing, che servì l’Inghilterra durante la seconda Guerra Mondiale, ma anche dove John Lennon scrisse le sue canzoni nel 1968, sulla casa di Winston Churchill e su quella di suo padre, Lord Randolph Churchill, sull’ex fienile in cui nel 1820 un gruppo di cospiratori ordì (senza successo) l’assassinio del Primo Ministro Robert Banks Jenkinson, conte di Liverpool, e di tutto il suo governo.

Per chi nutre un particolare interesse per la storia, le targhe rappresentano un’alternativa stimolante per scoprire questa città tentacolare e la sua vita stratificata. In occasione del loro 150° anniversario, l’English Heritage, organizzazione benefica che gestisce gli edifici e i monumenti storici del Paese, ha lanciato l’app gratuita Blue Plaques, che indica la collocazione delle placche e ne descrive il contesto storico. Per i londinesi queste targhe servono a mantenere una memoria storica, ricordandogli ostinatamente, con il loro azzurro brillante, che grandi personaggi hanno fatto grandi cose in quei posti, sebbene certi luoghi abbiano ormai perso di significato.

Freddy Mercury

A rendere il tutto ancora più curioso sono le placche in onore di cittadini meno conosciuti, come Willy Clarkson (creatore di parrucche per il teatro), Prince Peter Kropotkin (teorico anarchico) e Hertha Ayrton (studiosa di fisica che inventò un dispositivo usato nelle trincee per disperdere i gas velenosi).

Al numero 7 di Bruce Grove, a Tottenham, nel nord di Londra, è indicato il luogo in cui è nato e morto “Luke Howard, 1772–1864 / Inventore delle nuvole”. Howard, figlio di un imprenditore quacchero, cominciò a lavorare come farmacista, ma la sua vera passione era il cielo e presto divenne un esperto meteorologo autodidatta. Nel 1802 scrisse un piccolo pamphlet di 32 pagine in cui proponeva un sistema di classificazione delle nuvole, suddivise in cumuli, strati e cirri. Il saggio fu pubblicato in una rivista accademica e lo studioso divenne una celebrità in campo scientifico. Fra i suoi innumerevoli ammiratori vi fu anche Goethe, che gli scrisse perfino una lettera di elogio.

L’English Heritage continua ad accettare proposte per affiggere nuove placche. Quest’anno ne è stata assegnata una allo scrittore Samuel Beckett, così come a Fred Bulsara, meglio noto come Freddy Mercury, il leader dei Queen, la cui famiglia si trasferì nel West London da Zanzibar nel 1967. Oggi una placca blu indica la casa in cui si dice che il giovane Freddy Mercury passasse le ore chiuso in bagno ad acconciarsi i capelli.

I costruttori di placche

Dal 1984 a costruire le placche sono i ceramisti Frank e Sue Ashworth, che cuociono e verniciano ogni targa (19,5cm di diametro per 2cm di spessore, a base di argilla, feldspato, sabbia e grog) nel loro studio in Cornovaglia, in cui riproducono le lettere originali degli artigiani di un tempo, un processo in cui la tradizione supera la modernità.

Tuttavia, sotto altri punti di vista il progetto non sta superando la prova del tempo. Quest’anno si è scoperto che solo 4 placche sono dedicate a persone asiatiche o di colore e che solo il 13% è dedicato a donne. In un’epoca di commemorazioni controverse, i commissari delle placche blu sono stati accusati di limitarsi dispensare medaglie postume ai grandi uomini britannici. Per tutta risposta, l’English Heritage ha riconosciuto la sua poca “sensibilità storica” e ha invitato il pubblico a proporre nuovi candidati, così che in futuro chi passeggia per Londra possa perdersi in un blu cobalto dagli orizzonti.

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