22 October, 2020
 

Mostre, a Roma Manuel Felisi racconta il tempo

Manuel Felisi nasce nel 1976 a Milano dove frequenta prima il liceo artistico poi l’Accademia delle Belle Arti di Brera. È un artista poliedrico e nella sua attività si muove tra diversi ambiti includendo nelle sue opere pittura, fotografia e collage per creare installazioni nelle quali traduce e racconta il tempo. Il file rouge che lega la sua produzione è il tempo. È ancora di base a Milano.

Ma sarà Roma, dal 25 ottobre al 10 novembre, presso la Galleria Russo di Via Alibert 20, a raccogliere alcune delle opere all’interno della rassegna Presente del passato che l’artista presenterà ai collezionisti. L’esposizione è frutto delle sperimentazioni e della ricerca iconografico-espressiva degli ultimi tre anni di lavoro dell’artista.

In una continua ricerca narrativa di un presente che trova nel passato le chiavi per scoprire il futuro Felisi propone le sue composizioni bidimensionali legate a un concetto personalissimo di tempo.
Come scrive nel saggio critico in catalogo il curatore della mostra Maurizio Vanni “Molti dei lavori di Felisi sono legati alla scelta di ciò che l’artista desidera riportare in superficie (presente del passato), ma il filtro sui propri ricordi collima con ciò che ritiene funzionale al presente del futuro per progettare la propria esistenza, manifestando il proprio essere attraverso il fare. Felisi ama pianificare le sue composizioni scegliendo con attenzione i materiali prima di iniziare le sue sovrapposizioni: i tessuti colorati si uniscono a una garza grezza con la quale lavora nelle opere grafiche, tarlantana, e si mesticano con colore, materia colorata e, come in molte opere recenti, alla resina e alla cenere”.

In mostra un serie di opere nelle quali le consuete sovrapposizioni di materiali sperimentate dall’artista – stoffe, garze, carte da parati, ma anche cenere e polveri – sono incluse in pannelli di materiali industriali, come il cemento e il gesso porcellanato. È infine come sempre l’immagine fotografica, stampata in assenza di bianco, a chiudere una composizione destinata a uscire da ogni schema convenzionale percettivo: come ricorda ancora Vanni, “di fronte ai suoi boschi, nonostante l’armonia compositiva impeccabile, l’importanza della tecnica passa in secondo piano e lo stupore prevale sul tentativo di comprendere i segreti dell’insieme”.

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