28 November, 2020
 

Musée du Louvre: scultura italiana del Rinascimento

Lungo un percorso ricco di 140 opere, questa mostra “Le Corps et l’Âme. De Donatello à Michel-Angeprogrammata a Parigi dal Louvre fino al 18 gennaio 2021 – ma soggetta a limitazioni per emergenza sanitaria – é stata organizzata in collaborazione con il Museo del Castello Sforzesco di Milano. L’esposizione nel suo contesto artistico vede la scultura della seconda metà del Quattrocento e dell’inizio del Cinquecento, come l’apice del Rinascimento. Da Firenze, una varietà di stili fiorì da Venezia a Roma. La rappresentazione della figura umana nella diversità dei suoi movimenti assume quindi forme estremamente innovative. Questa ricerca sull’espressione e sui sentimenti è al centro degli sforzi dei più grandi scultori del periodo, da Donatello a uno dei più famosi creatori della storia, Michelangelo. La mostra si propone anche di andare alla scoperta di artisti meno famosi, di ammirare opere di difficile accesso a causa del loro luogo di conservazione (chiese, piccoli paesi, situazione espositiva nei musei), per rimetterle in prospettiva. leggero, ma anche nel contesto.

“Il corpo e l’anima” segue la mostra “La Primavera del Rinascimento” presentata nel 2013 al Louvre e Palazzo Strozzi e dedicata agli inizi dell’arte rinascimentale a Firenze nella prima metà del Quattrocento.

Tre parti principali strutturano la mostra:
In The Fury and the Grace, le complesse composizioni cercano di tradurre la forza e l’esasperazione dei movimenti del corpo, ispirandosi ai modelli antichi, che si riconoscono nelle opere di Antonio del Pollaiolo, Francesco di Giorgio Martini o Bertoldo , mettendo in gioco sia la forza e le torsioni del corpo maschile sia l’effetto espressivo delle passioni più intense dell’anima. Al contrario, eleganti drappeggi, che circondano corpi prevalentemente femminili, consentono agli artisti di rivelare il fascino della figura umana, che conduce alla rappresentazione ultima della grazia attraverso il nudo.

Commuovere e convincere sottolinea un forte desiderio di toccare violentemente, nelle sacre rappresentazioni, l’anima dello spettatore. Dopo il lavoro di Donatello intorno al 1450, l’emozione e il movimento dell’anima prendono un posto decisivo al centro delle pratiche artistiche. Un vero e proprio teatro di sentimenti si dispiegò nel nord Italia tra il 1450 e il 1520, in particolare nei gruppi della Deposizione di Cristo, come quelli di Guido Mazzoni o Giovanni Angelo del Maino. Questa ricerca del pathos religioso si incarna anche nelle figure in movimento di Maria Maddalena e San Girolamo che fiorirono in Italia in questo periodo.

Infine, con De Dionysos à Apollo, l’inesauribile riflessione sull’antichità classica si esprime in opere sviluppate a partire da modelli classici come il Spara-spine o il Laocoonte. Accanto al campo della pittura (con lo “stile morbido” del Perugino o del giovane Raffaello), la scultura sviluppa la ricerca di una nuova armonia che trascende il naturalismo dei gesti e dei sentimenti estremi. Particolarmente viva in una classicità affermata in Veneto e Lombardia, questa ricerca di bellezza espressiva che aspira all’universale è fortemente incarnata anche in Toscana e Roma dove il papato di Giulio II e Leone X svolge un ruolo di irrigazione e unificazione stilistica.

Lo stile dolce culminò all’inizio del Cinquecento con la comparsa del “sublime”, dando vita a un nuovo classicismo sotto la guida di Raffaello e Michelangelo.
Dalla fine del Quattrocento Michelangelo operò questa sintesi formale che incorporava sia la conoscenza scientifica dei corpi, un ideale assoluto di bellezza, sia il desiderio di andare oltre la natura attraverso l’arte. Questa ricerca lo ha portato a creare Les Esclaves du Louvre per raggiungere l’espressione dell’ineffabile nei suoi ultimi lavori.

Spingendo la nozione di Rinascimento oltre il territorio toscano, la mostra colloca questo periodo in un contesto oggi più ampio e complesso di quanto non fosse all’inizio del Quattrocento.
Mette molta enfasi sulla produzione di Firenze con personaggi importanti come Donatello e Michelangelo come su altre case regionali che hanno adottato ma anche riadattato questo nuovo linguaggio artistico. Un fenomeno visibile in particolare nella ripresa di modelli o temi che, rifusi in una lettura locale, diventano a loro volta fonte di un linguaggio nuovo, specifico e distinto, e questo particolarmente nelle regioni del nord Italia, come in Milano (con Solari e Bambaïa), Venezia (con Tullio Lombardo), Bologna (con Guido Mazzoni), ma anche Siena (con Francesco di Giorgio Martini) e Padova (con Riccio).

La mostra si propone anche di andare alla scoperta di artisti meno famosi, di ammirare opere di difficile accesso a causa del loro luogo di conservazione (chiese, piccoli paesi, situazione espositiva nei musei), per rimetterle in prospettiva. leggero, ma anche nel contesto.

immagine di copertina: Tullio Lombardo Bacchus et Ariane vers 1505-1510 Kunsthistorisches Museum Kunsthistorischesmuseum Vienne

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Marika Lion, curatrice del magazine FIRST Arte. Specialista di arte XIX, XX secolo, contemporanea e fotografia. Opera nel settore del Cultural Heritage Management e nello specifico in area patrimoniale. Collezionista e curatore di mostre d’arte. Docente universitario in Economia dell’Arte, Marketing degli eventi culturali e strategie di comunicazione per la valorizzazione e promozione di patrimoni artistico culturali. Autore di libri e responsabile di collane editoriali dedicate all’arte. Fotografo di Still-Life e Portraits.

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