1 October, 2020
 

Museo Temporaneo Navile, a Bologna il primo museo di quartiere in Italia

C’è una coppia di signori che non appena ha visto il libro d’artista di Peng Xuejian se ne è innamorata. Poi c’è la psicologa che messi gli occhi sulla fotografia di Jacopo Valentini, l’ha voluta. Per non parlare dei lavori fotografici ispirati ai tagli di Lucio Fontana di Fabio Belletti finiti in un salotto del centro. E ancora, una ricercatrice del Cnr, una impiegata, qualche medico che si sono lasciati cullare dall’idea di possedere un’opera d’arte. Li accomuna il fatto di essere inquilini degli appartamenti della Trilogia Navile, dietro la stazione di Bologna, nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo. Sono diventati collezionisti per un mese grazie al Museo Temporaneo Navile che da gennaio di quest’anno anima il piano terra dei palazzi progetti dallo studio Cino Zucchi Architetti in via John Cage con vetrate luminose e spazi bianchissimi. E che fino al 28 dicembre, per celebrare il primo anno di vita, ospita la mostra dello scultore Attilio Tono, dal titolo evocativo “Ombreggiature di un ordine mobile”. 

È, per il momento, solo agli inquilini della Trilogia che si rivolge la “Project Room”, una sala espositiva dove gli artisti invitati presentano una singola opera riassuntiva del loro pensiero estetico. Ciascuno di questi lavori resta in mostra un mese da Mtn, dopodiché gli abitanti della Trilogia Navile possono chiedere in prestito per il proprio appartamento l’opera che più li ha colpiti. “In questo modo – spiegano Silla Guerrini e Marcello Tedesco, anime di Mtn sostenuto dalla società Valdadige Sistemi Urbani – le abitazioni private diventano vere e proprie altre sale del museo, primo passo ideale verso la creazione di un museo dislocato per la città intera, democratico, non gerarchico e aperto a tutti”. 

Non c’è nessuna transazione economica, tutti se lo possono permettere perché gratis: l’idea è quella di vivere un’esperienza estetica nel privato, lasciandosi sedurre dagli occhi e dal cuore. L’esperimento sta dando ragione a Guerrini e Tedesco perché da quando la Project Room è stata aperta, appena qualche mese fa, sono state otto le opere prestate, che hanno preso la strada dei piani alti di Trilogia Navile, dove vivono una novantina di nuclei familiari. Gli otto inquilini hanno scelto opere ‘facili’, non di grandi dimensioni, di semplice collocazione dentro l’appartamento, per lo più fotografie e quadri. “Sono persone dalla grande umanità – spiegano i due artisti-curatori – che non necessariamente frequentano questo mondo, ma che hanno compreso il senso del progetto di valorizzazione del quartiere anche attraverso l’arte”.  

Le opere prestate continuano così a vivere altrove perché i “collezionisti temporanei” aprono le loro case per mostrarle agli amici, innescando momenti di scambio e socialità. Uno di questi lavori è stato poi anche venduto. “Ma – chiarisce Tedesco – la transazione avviene esclusivamente fra artista e inquilino, il Museo Temporaneo del Navile non ha voce in capitolo da questo punto di vista”. Gli artisti di Project Room – da quelli affermati agli studenti dell’Accademia di Belle Arti, italiani e stranieri – hanno quotazioni di mercato diverse che oscillano da qualche centinaia di euro a una decina di migliaia: in questi giorni, per esempio, e fino a Capodanno la nuova Project Room ospiterà, fra gli altri, anche un lavoro del bolognese Pirro Cuniberti, che se ne è andato tre anni fa.  

L’augurio è che il progetto del prestito d’arte diffuso possa decollare. Intanto qui, in questa terra di frontiera e cerniera fra il centro della città e la periferia, a un passo dalla verdissima Casa della Salute, dal Comune di Mario Cucinella e dall’alta velocità ferroviaria, il Museo Temporaneo Navile offre esperienze che guardano all’Europa.   

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