7 June, 2020
 

Notre-Dame in fiamme: la storia della cattedrale simbolo dell’umanità

Ottantatré minuti hanno bruciato 800 anni di storia. Il 15 aprile entrerà purtroppo nei libri di storia come il giorno in cui è la cattedrale di Notre-Dame de Paris, simbolo della Francia e dell’Europa intera, è stata quasi distrutta da un incendio devastante.

“La struttura è salva” ha annunciato a tarda sera un commosso Emmanuel Macron. Salvi anche la facciata e i tesori che la cattedrale custodisce da secoli. Crollata invece la guglia ottocentesca alta più di 45 metri. Milioni di persone hanno assistito inermi e sbigottiti alla caduta di uno degli emblemi della capitale francese. Una ferita destinata a rimanere aperta ancora a lungo, nonostante le promesse di ricostruzione si siano già tramutate in un vero e proprio impegno.

Notre-Dame fu eretta nel 1163 quando Luigi VII aveva già visto cadere in possesso dei Normanni metà del suo regno e non solo, inoltre i suoi ultimi domini erano minacciati dalla presenza di Barbarossa oltre il Reno. Ma nonostante tutte le difficoltà, il Re con Maurice de Sully, vescovo di Parigi – vollero dare inizio a ciò che il teologo aveva già progettato il 12 ottobre del 1160: erigere Notre-Dame, è così fu.

Furono impiegati oltre 1.500 persone, tra tagliapietre, carpentieri, fabbri, vetrai che avendo appreso i sistemi di calcolo dagli artigiani di Spagna, riuscirono a progettare passo per passo la grande cattedrale. Enormi blocchi di pietra calcarea chiamata cliquart, venivano estratti da cave lontane da Parigi e poi trasportati da buoi, a volte anche da pellegrini decisamente devoti.

Man mano che la struttura si figurava i blocchi venivano issati per mezzo di funi arrotolate intorno ad enormi cilindri cavi, che ruotavano con la forza degli uomini posti al loro interno. Sicuramente la decisione di costruire questa cattedrale fu un atto di fede, ma anche una prova della fiducia dell’uomo nelle proprie volontà di imporsi al destino anche in tempi avversi. Basti pensare che Notre-Dame riuscì sempre a sopravvivere ad ogni guerra, rivoluzioni e occupazioni succedute nei secoli.

Per edificare Notre-Dame fu prima necessario abbattere una precedente cattedrale e un’altra dedicata a Santo Stefano che risaliva al VI secolo e una volta finita subì diversi cambiamenti, a seconda delle volontà religiose del periodo. 

Avevamo raccontato la storia di Notre-Dame qualche anno fa su FIRSTonline. Per costruirla servirono più di cento anni, che diventano secoli se si tiene conto di tutte le modifiche apportate.

Verso la metà del XIII secolo furono costruiti i transetti nord e sud, e durante il regno di Luigi IX, fu aggiunto un altro ingresso: Porte Rouge.

Nei primi anni del ‘700 tutte le vetrate colorate, tranne i rosoni, furono sostituite con vetri che riportavano i gigli di Francia. A seguito sotto Luigi XV, i religiosi decisero di allargare il portone centrale, ritenuto troppo stretto per le cerimonie reali, ma questo comportò la mutilazione di alcune sculture. 

Mentre al suo interno, la struttura appare gloriosa e allo stesso tempo semplice, proprio nella memoria dei fatti successi. Nel 1455 su una colonna si appoggiò una contadina sessantenne, diretta al primo dei tribunali che avrebbero assolto e successivamente santificato sua figlia, Giovanna d’Arco? E fu sempre su questa colonna, il 2 dicembre 1804, Napoleone, fatto venire da Roma il Papa perché lo incoronasse, esitò prima di strappargli di mano la corona e di mettersela in capo, proclamandosi Imperatore? 

Non è la prima volta che Notre-Dame viene ferita. La sua sopravvivenza venne messa duramente a repentaglio ai tempi della rivoluzione francese. Anni in cui si credeva che ogni simbolo religioso dovesse essere spazzato via in nome della ragione che da quel momento in poi avrebbe dovuto guidare lo Stato. La stessa ragione che spinse successivamente i francesi a salvarla.

Durante la Rivoluzione francese furono abbattute, da parte dei rivoluzionari, le statue situate attorno ai portali e solo nel 1839 vennero recuperate da un deposito di carbone sulla Rive Gauche. Lo zelo rivoluzionario portò a commettere anche degli errori, credendo di distruggere le statue che rappresentavano i re di Francia, furono invece distrutte figure che rappresentavano i sovrani di Israele e di Giudea. I cancelli gotici vennero smantellati per per fare lance, le campane, ad esclusione di quella centrale, vennero fuse per fare cannoni. Quando nel 1802 Napoleone decise di restituire la cattedrale alla Chiesa, il tutto era in condizioni pietose, sia per la rivoluzione sia per gli anni di abbandono, quando l’architettura gotica veniva disprezzata in quanto considerata “barbarica”.

Sarebbe ancora tutto così se un gruppo di intellettuali e di artisti non avesse richiamato l’attenzione dei francesi. Fra questi ci fu Victor Hugo, che nel 1831 pubblicò il romanzo Notre-Dame de Paris e l’architetto Eugène Viollet-le-Duc, appassionato di arte gotica. Ed é così che nel 1843 fu approvato il progetto di restauro firmato da quest’ultimo architetto; si devono a lui molti degli ornamenti comprese tutte le figure della Galleria dei Re e i famosi doccioni. La cattedrale fu riaperta al culto nel 1864. 

Com’era Notre-Dame, com’è e come sarà…

Notre-Dame é lunga 130 metri, ha un’altezza interna di 35 e il pavimento ha una superficie di 6000 metri quadrati, ma la sua importanza sta in una perfetta armonia tra architettura e perfezione. La sua facciata ha proporzioni precise, un rettangolo largo 40 metri fiancheggiato da due torri gemelle che si alzano per 68 metri. Al centro il rosone di 9,5 metri di diametro, una perfetta rosa di diamante.  

E per chi ama salire lungo le scale a chiocciola che portano in cima alle torri, potrà vedere sotto la piazza che é servita per secoli come punto di riferimento per misurare le distanze di tutte le città francesi dalla capitale. A sinistra, la Torre Eiffel e in lontananza si può vedere la Basilica del Sacro Cuore, esattamente sopra il quartiere di Montmartre. Davanti lungo la riva destra della Senna, si estende il Louvre, poi all’orizzonte anche l’Arco di Trionfo. 


Written by

Marika Lion, curatrice del magazine FIRST Arte. Specialista di arte XIX, XX secolo, contemporanea e mercato dell’arte. Opera nel settore dell’Art Heritage Management e nello specifico in area patrimoniale, collezionista e curatore di mostre d’arte. Docente universitario in Economia dell’Arte, Marketing e Comunicazione degli eventi culturali e strategie di comunicazione per la valorizzazione e promozione di patrimoni artistico culturali. Autore di libri e responsabile di collane editoriali dedicate all’arte.

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