30 March, 2020
 

Picasso, l’opera cubista “Verre et pipe” in asta a Parigi


Dipinto nel 1917 “Verre et pipe” risale ad un momento preciso nella carriera di Pablo Picasso, durante il quale la sperimentazione si alternava senza sforzo tra i due stili artistici prevalenti ma paradossali che dominavano le avanguardie di guerra di Parigi, il Cubismo e il Neo – Classicismo. Questo è stato un anno dove Picasso fu esposto a nuove culture e influenze artistiche avute nei suoi viaggi a Roma e Barcellona. Fu l’anno in cui incontrò anche la sua futura moglie, la ballerina russa, Olga Khokhlova e la prima volta che lavorò con il famoso Sergei Diaghilev e con i Ballets Russes, creando scenografie e costumi per un balletto, Parade. Tra ritratti di arlecchini, ritratti di ispirazione classica del suo amore per Olga e composizioni di ispirazione puntinista. Picasso dipinse anche un piccolo numero di ritratti e nature morte nello stile cubista. È a questo piccolo gruppo che appartiene Verre et pipe, un raro esempio della pratica cubista di Picasso.

Pablo Picasso (1881-1973)
Verre et pipe 
firmato ‘Picasso’
olio su tela
22.2 x 45.5 cm.
Dipinto nel 1917

Con i suoi piani appiattiti di colore che si incastonano, la Verre et pipe di Pablo Picasso incapsula il Cubismo sintetico di recente sviluppato dall’artista. Mentre il Cubismo analitico, fu inaugurato attorno al 1910 da Picasso con il suo amico e collega pioniere cubista Georges Braque con forme spezzate e frammentate, il Cubismo sintetico reintrodusse un senso di stabilità pittorica ancora una volta . Per costruire le composizioni vennero utilizzati piani non modellati di colore spesso brillante con sfaccettature dispiegate in un ritmo armoniosio sulla superficie della tela. Gli oggetti non si frantumavano più e si dissolvevano in mezzo a una rete di linee intersecanti e ombre prive di volume. Verre et pipe esemplifica questo metodo di costruzione sintetica. Disposti su un tavolo come attori su un palcoscenico, i protagonisti principali della still life sono il vetro e la pipa e sono solo riconoscibili grazie alle forme stilizzate e significanti che ci permettono di identificarle.

Durante gli anni della guerra, il Cubismo sintetico divenne incarnazione del sentimento culturale prevalente, noto come “il ritorno all’ordine”. Mentre il trauma della Prima Guerra Mondiale riecheggiava in Francia e in Europa, artisti e scrittori cercarono allo stesso modo una nuova stabilità, armonia e collettivismo nell’arte. Il Cubismo sintetico, praticato non solo dal suo inventore, Picasso, ma anche da una legione di suoi seguaci, tra cui Metzinger, Gleizes, Gris e Severini incarnava il desiderio di un nuovo linguaggio artistico armonizzato e unificato. Questa modalità cubista diventerebbe, alla fine della guerra, conosciuta come cubismo “cristallino” o “classico”, un riflesso della sua estetica pulita, purificata, struttura lucida, accentuata e sobria distillazione della vita. Determinato a mantenere la sua posizione di leader delle avanguardie, allo scoppio della guerra, Picasso subì un sorprendente voltafaccia nella sua arte, allontanandosi dal linguaggio pittorico cubista che aveva creato per abbracciare quello che sembrava essere un idioma retrogrado, naturalistico del passato.

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