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Small Island Big Song: intervista a Tim Cole e Bao Bao

Una band composta da musicisti provenienti da piccole isole sparse tra gli Oceani con la missione di comunicare al Mondo come i Cambiamenti Climatici stiano danneggiando le loro terre: questo è il progetto Small Island Big Song.

Small Island Big Song: intervista a Tim Cole e Bao Bao

Small Island Big Song è un progetto culturale ambientalista creato dal produttore musicale Australiano Tim Cole e sua moglie Bao Bao con oltre un centinaio di musicisti aborigeni provenienti da 16 nazioni insulari tra gli Oceani Pacifico e Indiano, al fine di plasmare una presa di posizione musicale di una fetta di Mondo direttamente afflitta da problematiche ambientali. L’album è stato registrato in Natura, sulle isole d’origine degli artisti. È una proposta di musica di commercio equo e solidale.

Tim Cole e sua moglie Bao Bao dopo aver lavorato in uno studio di registrazione di musica aborigena hanno deciso di fare qualcosa di più con le loro vite formando una band di musicisti aborigeni colpiti dalla minaccia del Riscaldamento Globale e dei Cambiamenti Climatici, persone la cui madrepatria si trova in piccole isole sparse per l’Oceano.

Grazie a Cultura e Musica sperano di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di gravi problemi ambientali che stanno influenzando direttamente i membri della band di Small Island Big Song e le loro famiglie. Alcuni dei musicisti appartenenti al progetto viaggiano in giro per il Mondo con Tim Cole e Bao Bao per mostrare a tutti cosa sta succedendo e cosa loro stanno vivendo in prima persona nelle loro nazioni insulari.

Questa è l’intervista rilasciata da Tim Cole e Bao Bao per First Arte.

Perché avete ideato questo progetto e di cosa si tratta?

Tim Cole: “Io e Bao Bao precedentemente lavoravamo in uno studio di registrazione di musica aborigena in Australia e verso la fine del contratto abbiamo deciso di realizzare un progetto con un significato più profondo. L’ultimo lavoro che ho avuto con lo studio di registrazione è stato la registrazione di canzoni tradizionali aborigene, allora ho avuto l’ispirazione di avventurarmi nel territorio e registrare queste canzoni immerso nella Natura.

Volevo creare una serie di canzoni tramandate di generazione in generazione come strumento di trasferimento culturale: atto a insegnare la struttura sociale e come viaggiare all’interno del territorio, se fosse possibile conoscere tutta la serie di canzoni fondamentalmente si potrebbe “cantare il territorio”, è come la matematica della terra. Poi, quando abbiamo saputo che la spazzatura arrivava sulle spiagge di piccoli paradisi terrestri attraversando gli oceani, ho pensato che qualunque cosa avremmo fatto, avrebbe dovuto affrontare questa problematica.”

Bao Bao: “Il rapporto IPCC ci allarma sul Cambiamento Climatico. Nell’Oceano Pacifico si possono vedere chiari segni di innalzamento del livello del mare, attenzione, non è che le isole di questi musicisti stanno andando sott’acqua, il fatto è che stanno divenendo difficilmente abitabili perché il mare ora raggiunge le zone coltivate e l’acqua salata sta entrando nel loro sistema di abbeveraggio, molte nazioni insulari hanno dovuto spostarsi per via di questi problemi.”

Tim Cole: “Volevamo creare un progetto che parlasse di problemi ambientali, ma non in modo superficiale, ci proponiamo di attirare l’attenzione su questi problemi con mezzi di cultura, registrando musica in questi ambienti preziosi. Ci sono già molti documentari che parlano di queste problematiche ma chiaramente manca la volontà di azione, quindi speriamo davvero che il nostro progetto si ponga come un collante che connetta gli animi delle persone tramite narrative culturali.

Abbiamo portato 12 musicisti l’anno scorso in Europa da questa vasta regione, per far capire alla gente che tutto ciò che sta accadendo davvero molto lontano influenza l’interezza del Pianeta. Le loro terre d’origine sono così lontane in mezzo agli oceani ma metaforicamente viviamo tutti su questa piccola isola, questa nostra Terra, siamo venuti qui in Europa per celebrare questo pianeta e celebrare queste culture antiche incredibilmente preziose.

Il nostro messaggio mentre viaggiamo tra queste isole remote è che gli oceani non separano, c’è un Solo Oceano che tocca tutte le coste. In definitiva, ciò che mi ha colpito dei Cambiamenti Climatici è pensare che i primi ad esserne affetti sono coloro che per secoli hanno vissuto in modo sostenibile su una piccola isola, tutti noi dobbiamo cercare di vivere in modo sostenibile su questa piccola Isola chiamata Terra.”

È stato difficile trovare i membri della Band? Quanto avete viaggiato?

Tim Cole: “Quando io e Bao Bao abbiamo avuto l’idea del progetto vivevamo in Australia centrale. Personalmente ho lavorato nell’industria musicale per 30 anni quindi avevo già un po’ di contesto ma quando abbiamo pensato di viaggiare in questa vasta regione, attraverso l’oceano Indiano e l’Oceano Pacifico, mi sono reso conto che il mio contesto non arrivava così lontano.

Quindi abbiamo iniziato il progetto con solo un piccolo numero di persone che conoscevo e che continuavano a crescere durante il viaggio, dopo essere andati a questo grande festival, Festival of Pacific Arts and Culture, abbiamo incontrato un gran numero di musicisti aborigeni dalle Hawaii, dalla Nuova Zelanda, e quello fu l’inizio. Alla fine abbiamo continuato a viaggiare da una piccola isola a un’altra piccola isola per circa 3 anni.”

Puoi dirci di più sui musicisti di Small Island Big Song? Non si tratta di una band con componenti fissi, giusto?

Tim Cole: “I musicisti di questo progetto vanno e vengono, abbiamo 33 artisti professionisti con importanti carriere che hanno contribuito all’album, ma ci sono anche anziani, gruppi di comunità che partecipano al progetto soltanto come guest musician perché non desideriamo trascinarli nell’industria musicale. Vogliamo portare in tournée con noi per concerti e festival solo coloro che sono disposti a lasciare la tranquillità della propria terra ed abbracciare un viaggio così stressante.”

Come viene creata una canzone per questo progetto? Non esiste una lingua principale, vero?

Tim Cole: “Come produttore musicale non suono nessuno strumento ma sono costantemente circondato da musicisti, quindi il nostro approccio è stato quello di andare nelle loro isole e registrare queste canzoni che rappresentano la loro eredità culturale, recandoci in luoghi che hanno un significato per loro. Le canzoni risuonano grandemente con la Terra di origine, registrate in natura, suonate con gli strumenti che appartengono a quella Terra, nella lingua che si è originata da quella Terra.

I musicisti di Small Island Big Song si portano dietro eredità musicali che risalgono al respiro delle loro isole di appartenenza, cantano tutti nelle loro lingue d’appartenenza le quali condividono tutte elementi di questo grande gruppo linguistico Austronesiano facente capo a Taiwan.”

Che dire di concerti futuri? Tu e Bao Bao avete in mente un tour?

Tim Cole: “Il nostro obiettivo ora è portare in tour il gruppo di musicisti che sono venuti con noi a suonare al Festival di Rudolstadt in Germania, siamo già stati in Nord America, siamo passati attraverso l’Asia, e infine siamo giunti in Europa. Il nostro obiettivo l’anno prossimo è di riportare questi musicisti nelle loro isole e in altri luoghi di quella vasta regione, quindi registrare canzoni in gruppo questa volta e farci guidare in una relazione spontanea con la natura attraverso le narrative musicali-culturali di quei posti, e quindi portare quel materiale ai principali Festival del Mondo.”

In che modo tutti questi musicisti si sono preparati a suonare insieme al Festival di Rudolstadt in Germania?

Bao Bao: “Questa è la seconda volta che torniamo in Europa, e lo Staff di questo Festival è stato molto gentile con noi, ci ha dato 4 giorni extra per arrivare prima sul posto, riunire tutti la band, e provare. La maggior parte delle band solitamente prova nel garage di casa e poi va in tour, per noi invece il tour rappresenta il modo in cui possiamo riunirci con questa famiglia di musicisti sparpagliata attraverso l’oceano e ritrovarci tutti insieme, perché chiaramente ognuno proviene da luoghi molto diversi.

Penso che andare in tour per noi rivesta un altro livello di significato, ricordo ancora gli attimi prima del nostro primo spettacolo: avevamo al tempo 5 musicisti provenienti da isole differenti, non tutti parlavano inglese ma tutti si sono seduti in cerchio e hanno iniziato a contare insieme da uno a dieci nelle loro diverse lingue indigene mentre si guardavano l’un l’altro. Così facendo si sono resi conto di condividere lo stesso modo di chiamare quei numeri e che anche molte altre parole erano le stesse, come i nomi di vari strumenti musicali.

Quello è stato il momento più speciale per noi. Questa volta abbiamo 9 musicisti provenienti da 7 diverse isole e ogni giorno i membri della band chiacchierano tra loro scoprendo parole comuni tra le loro diverse lingue: oggi diciamo questa è la Malesia, questa è Taiwan, questa è la Nuova Zelanda, ma tutti questi confini sono stati disegnati dalle nazioni colonizzatrici, prima c’era un’altra storia, loro erano una sola popolazione. E questa è un’altra storia che speriamo di raccontare.”

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