1 April, 2020
 

#Storia: la Piramide di Cheope e il suo mistero

Quanta curiosità è legata alle piramidi di Giza, in Egitto, e soprattutto alla grande piramide del faraone Khufu, chiamata dai greci, Cheope.

Sorta circa 4.500 anni fa, resta comunque la più grande opera di architettura mai realizzata dall’uomo, con i suoi 2.300.000 blocchi di pietra, per un peso di 50 tonnellate ciascuno, e un’altezza di 146,5 metri – sopra il deserto -.

I blocchi di pietra sono stati tagliati e sistemati con perfetta precisione, al punto  da combaciare perfettamente senza lasciare alcun spazio, neanche millesimale. Per questo precisione sono sorte diverse ipotesi, una di quelle è che sia stata costruita da intelligenze superiori, magari provenienti chissà da dove oppure che lì venissero fatte delle profezie, cioè, che la piramide fosse un monumento innalzato in ricordo di chissà quale cataclisma, oppure che in essa doveva essere custodita un sistema universale di misure per determinare con precisione il tempo, la luce, e i pianeti.

Insomma tutta una serie di astruserie, ma nonostante fantasie e ricerche effettuate molti interrogativi restano senza una risposta certa.

Ma se gli antichi egizi non usavano la ruota e gli animali da traino, nè conoscevano le carrucole e argani, come hanno potuto erigere un edificio così perfetto? La pietra usata è arenaria rossa tipica dell’altopiano dove sorge la piramide, il calcare per il rivestimento proviene dalla riva destra del Nilo. Mentre il granito per le gallerie e le camere proviene da Assuan, a mille chilometri di distanza. Ogni blocco veniva lavorato dagli scalpellini che rendevano la pietra perfettamente liscia utilizzando abrasivi al quarzo.

Lo storico greco Erodoto, durante la sua visita a Giza raccontò di essere stato colpito da una strada che sorgeva sopraelevata fra la riva del Nilo e il luogo in cui sarebbe sorta la piramide. Sempre secondo quanto riporta Erodoto, che probabilmente ebbe informazioni da sacerdoti dei templi, ci vollero dieci anni per costruire la strada e venti per la piramide, con l’impiego di 100 mila uomini che dovevano essere sostituiti ogni tre mesi. Ma gli egittologi obiettano che Cheope regnò per soli 23 anni, e se fosse morto prima che la piramide fosse finita, questa, forse, sarebbe rimasta incompiuta come altre?

Sempre su quanto riporta Erodoto, le pietre veniva portate a livelli superiori con delle leve fatte di corte travi di legno, ma anche questa versione non trova riscontro, perché se fosse stato così ci sarebbero voluti più anni.

Resta perciò l’ipotesi che i blocchi siano stati trascinati con le sole braccia lungo una grande rampa fatta di mattoni, terra e detriti. Del resto di queste rampe se ne possono ancora vedere accanto ad altre piramidi. Nel caso della grande Piramide la rampa doveva essere lunga almeno un chilometro e mezzo, ma esisteva così tanta manodopera?  E, poi, perché così tanti sacrifici?

Secondo gli antichi egizi la piramide fu costruita in quanto nell’aldilà i defunti avrebbero vissuto come durante la loro esistenza terrena, perciò era necessario ricostruirne le stesse caratteristiche. E il corpo per poter continuare a godere le stesse gioie doveva rimanere intatto, ecco che gli Egizi elaborarono la tecnica dell’imbalsamazione. E se questo non riusciva, occorreva disporre di statue e ritratti che con formule magiche incise avrebbero dato al defunto una nuova vita. Ed è per lo stesso motivo che le loro tombe dovevano contenere di tutti i beni materiali possibili, dagli abiti al cibo. Tutto ciò doveva essere rinchiuso, con la salma, in una tomba impenetrabile circondata da templi dedicati e sorvegliati da sacerdoti.

Dapprima Cheope non ebbe molte esigenze, e la prima fase di costruzione della sua tomba fu abbastanza modesta, poi cresciute le sue ambizioni fece ampliare la stanza, chiamata Camera della regina e, non solo, né costruì una ancora più grande, la camera del Re a 40 metri di altezza dal suolo, ossia quasi al centro della piramide.

Nel 820 d.c. il califfo musulmano Abdullah Al Mamun, entrò nella piramide, per cercare manoscritti astrologici che si credeva fossero custoditi, entrarono attraverso un passaggio che li portò però dapprima alla prima camera che era rimasta incompiuta, poi si accorsero dell’esistenza di un passaggio ascendente che li portò alla Camera della Regina, anch’essa vuota, e poi a quella del Re, ma nulla trovarono.

Nel 1763 fu scoperto un’altro cunicolo di circa 60 metri che dalla Camera del Re portava fuori, si ritenne che fu costruito dagli operai all’insaputa di Cheope, in maniera che  potessero uscire dopo aver collocato i blocchi di pietra. A questo punto i ladri di tombe potrebbero aver usato questa via per rubare ogni bene.

Ma, allora, dov’è finito il tesoro? C’era anche l’ipotesi che Cheope avesse fatto costruire questa piramide, ma poi optato per un’altra dove invece avrebbe disposto tutto il suo tesoro… una piramide esca per i ladri?

Nel 1954 fu rinvenuta sotto la sabbia, sul lato meridionale della piramide, una magnifica nave di legno di cedro, lunga oltre 40 metri con una cabina dorata che si ritiene fosse la barca solare” di Cheope, con la quale il faraone avrebbe potuto uscire dalla tomba per partecipare ai riti religiosi.

Da allora gli scavi e le scoperte si susseguono… e se ci fosse anche la “barca lunare” sul lato orientale? Certo, a quel punto, potrebbe ancora servire a Cheope se mai un giorno si risvegliasse, ma non sarebbe più il primo a conquistare la luna.

Written by

Marika Lion, curatrice del magazine FIRST Arte. Specialista di arte XIX, XX secolo, contemporanea e mercato dell’arte. Opera nel settore dell’Art Heritage Management e nello specifico in area patrimoniale, collezionista e curatore di mostre d’arte. Docente universitario in Economia dell’Arte, Marketing e Comunicazione degli eventi culturali e strategie di comunicazione per la valorizzazione e promozione di patrimoni artistico culturali. Autore di libri e responsabile di collane editoriali dedicate all’arte.

No comments

LEAVE A COMMENT