1 April, 2020
 

#Storia: Rommel, quale mistero nella storia della “volpe del deserto”

Tutti ricordiamo il Generale Rommel, Erwin Johannes Eugen per l’esattezza, come l’uomo che nel 1940 divenne come d’incanto il comandante più famoso della Settima Divisione corazzata durante l’avanzata attraverso la Francia. Dopo due anni, quando il suo Africa Kops si attestò con le forze italiane a poco più di 100 chilometri da Alessandria, il suo nome correva in tutto il mondo. Lo stesso anno fu nominato federaremasciallo da Hitler e per gli inglesi era il miglior generale della guerra.

Da qui nacque l’espressione “fare un Rommel” che intendeva dire compiere una magnifica impresa. Mentre la sua capacità di improvvisazione e la sua astuzia gli valsero il soprannome di “Volpe del deserto”.

Sapendo che ogni giorno la R.A.F prendeva fotografie sopra le linee tedesche, ordinó che tutti gli autoveicoli disponibili, andassero avanti e indietro, giorno e notte, nel deserto circostante, lasciando così innumerevoli tracce del loro passaggio.

Un’altra volta, mentre stavano per dare l’ordine di attacco, gli fu detto che erano disponibili solamente sei carri armati, e lui disse “Allora attaccate con la polvere!” E come? Fece partire gli automezzi che si muovevano in circolo e all’impazzata nello spazio di pochissimi chilometri, creando così una nuvola di polvere.

Rommel possedeva anche una buona dosa di sex-appeal militare, ossia un fascino nel suo portare il berretto sulle ventitré, nella sua astuzia contadinesca.

Ma quali sono le circostanze della su morte misteriosa? Secondo la versione ufficiale mori a causa delle ferite riportate nello spezzonamento di una automobile presso Livarot, al tempo dell’invasione della Normandia. Ma vi é anche un’altra verità.

Prima della resa in Tunisia nel maggio del 1943, Hitler aveva ordinato a Rommel di tornare in Germania per far parte del suo Entourage. I mesi seguenti furono difficili, si sa che non aderì mai al partito nazista, piuttosto invece preoccupato di voler far carriera, ben lontano dalle uccisioni di massa, dal lavoro forzato, dai campi di concentramento e dal terrore della Gestapo nei territori occupati. Era inorridito da ciò che facevano in nome del popolo tedesco. Infatti quando Hitler ordinó ai comandanti tedeschi di fucilare certi ostaggi, lui si rifiutò.

Piu tardi tentò nella speranza di ottenere qualcosa di meglio della resa incondizionata richiesta dagli alleati, Rommel cercò di proporre un armistizio a Eisenhower e a Montgomery all’insaputa di Hitler. E anche di far catturare Hitler da parte di unità fidate di carristi e di tradurre il tutto dinnanzi a ad un tribunale tedesco.

Nel frattempo gli alleati sbarcavano in Normandia, e il 5 luglio 1944 Rommel inviò a Hitler un ultimatum in cui esigeva l’apertura di negoziati per un armistizio. Diede a Hitler solo 4 giorni per decidere.

Il 19 luglio nei pressi di Livarot, due aeroplani con i distintivi britannici si diressero dritti verso di lui. Uno di questi colpì l’automobile e Rommel fu scaraventato fuori completamente svenuto. Il secondo aereo sceso in picchiata aprí il fuoco ferendolo gravemente.

Ma negli archivi della R.A.F sembra che non esista nulla di questo fatto. Fu forse questa la risposta di Hitler all’ultimatum della Volpe del deserto?

Alla fine dell’estate, Rommel si era completamente ristabilito, ad esclusione di una paralisi parziale dell’occhio sinistro.

Il 13 ottobre ricevette una telefonata mentre era a casa sua nei dintorni di Ulma, che lo informava che il giorno seguente gli avrebbe fatto visita  il generale Burgdolf, inviato del Führer, per discutere la sua assegnazione ad un nuovo comando.

Quel 14 ottobre Rommel in compagnia della moglie e del figlio accolsero Burgdolf che arrivò accompagnato da un altro generale, Maisel. Dopo uno scambio di saluti e di banalità la signora e il figlio si ritirarono. Alle 13 Rommel salí dalla moglie e disse ” Fra un quarto d’ora sarò morto“. Rommel sapeva che Hitler lo riteneva responsabile del complotto del 20 luglio, perciò gli stavano offrindi la scelta tra la morte per avvelenamento e il processo davanti ad un tribunale popolare. I due generali gli avevano confidato che se avesse scelto il tribunale, ci sarebbero poi state ripercussioni verso la moglie e il figlio, mentre se si fosse lasciato avvelenare, la sua famiglia sarebbe stata risparmiata. Così il Führer avrebbe nascosto al popolo tedesco il fatto che il più popolare dei suoi generali aveva complottato per rovesciarlo dal suo ruolo e potere.

Il piano diabolico era già stato tutto pensato, salito in auto verso Ulma gli sarebbe stato propinato il veleno e sarebbe morto in tre secondi. Portato senza vita all’ospedale “suggerendo ai medici” che sarebbe morto improvvisamente per i postumi delle ferite del 17 luglio. E così fu.

Ma perché nessuno intervenne? Sicuramente qualsiasi intervento per salvarlo avrebbe portato chiunque lo avesse intrapreso, a subire la stessa fine, dato che come si venne poi a sapere, fuori della sua casa vi erano automobili cariche di S.S.

Quello che accadde esattamente quel giorno rimarrà un mistero per sempre.

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Marika Lion, curatrice del magazine FIRST Arte. Specialista di arte XIX, XX secolo, contemporanea e mercato dell’arte. Opera nel settore dell’Art Heritage Management e nello specifico in area patrimoniale, collezionista e curatore di mostre d’arte. Docente universitario in Economia dell’Arte, Marketing e Comunicazione degli eventi culturali e strategie di comunicazione per la valorizzazione e promozione di patrimoni artistico culturali. Autore di libri e responsabile di collane editoriali dedicate all’arte.

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