1 October, 2020
 

TEFAF: Importante dipinto di Frans Francken II da Caretto & Occhinegro

Il dipinto, firmato e datato per esteso e in perfetto stato di conservazione, è assente dal mercato da oltre trent’anni.

Fino ad oggi, solo due opere dell’autore potevano vantare un formato così esteso e pertanto l’opera è una fondamentale aggiunta al catalogo dell’autore.

La sottile tavola di quercia su cui l’opera è stata realizzata presenta uno strato di bitume protettivo risalente alla creazione del dipinto stesso e presente soltanto in alcune opere dell’autore particolarmente importanti e realizzate negli anni ’30 del XVII secolo.

L’eminente esperta Ursula Haerting, che ha avuto modo di studiare il dipinto in dettaglio dal vivo, riteneva di poter stabilire come terminus post quem per l’utilizzo da parte dell’autore di questa speciale partita di legni il 1635, anno a cui è datata l’opera Ercole al Bivio (il più grande dipinto oggi noto dell’autore). Termine che ufficialmente viene fatto retrocedere al 1631, proprio grazie al dipinto in oggetto. La studiosa sottolinea infatti la comunanza stilistica e qualitativa delle due opere, accomunandole a loro volta con un’altra tavola di grande formato, transitata recentemente sul mercato francese (Attraversamento del Mar Rosso, Drouot, ///). Tra il 1631 ed il 1635, Francken II si sarebbe dedicato alla creazione di una serie di importanti opere su grande formato, interamente realizzate senza l’aiuto di altri artisti e strettamente legate al suo percorso di affermazione professionale come artista di primo livello nello scenario dell’Anversa di inizio ‘600.

Oltre sessanta differenti personaggi popolano la scena, ciascuno caratterizzato in maniera differente. La grande capacità di infondere una così variegata teatralità alle figure deriva dal vivo interesse che l’autore coltivò per il mondo del teatro e della retorica classica. Oltre la sconfinata moltitudine di genti, si scorgono due città, su entrambe le opposte rive del lago. In queste, le case ed i campanili rimandano ad Anversa, suggerendo una lettura in chiave attualizzante del soggetto, con l’obiettivo di legare ancora di più i fedeli dell’epoca con l’immagine dipinta e il suo contenuto.

“Quadro nel quadro” è il brano dedicato a più di venti specie diverse di conchiglie, presenti a sinistra, nel quale possono riconoscersi alcune specie precise: il murex pectens (Pettine di Venere) e il celebre Nautilus Pompilius (Nautilus). La committenza -che non si esclude pubblica, visto il grande formato- potrebbe essere legata all’amministrazione spagnola delle Fiandre durante il ‘600.

Quella che è certa, invece, è la relativa rarità nel soggetto trattato. La Predica sul Lago di Tiberiade (o Genezareth, o ancora Mare di Galilea) è un soggetto poco diffuso in generale e che annovera nella pittura fiamminga pochi precedenti, tutti abbastanza vicini a livello cronologico.Dalla gomena avvolta intorno all’albero maestro della barca, alle quattro lepri nascoste in alto a destra, dai ricami sulla bisaccia del pellegrino in primo piano, ai tocchi di luce sull’elsa di una spada, dall’underdrawing che è possibile scorgere nelle due donne alla destra estrema, all’impercettibile velatura finale sull’acqua per trasmettere il senso di umidità atmosferica, ogni dettaglio compone un trionfale racconto, facendo dell’opera un indubbio capolavoro della pittura fiamminga del ‘600.

Frans Francken II, La predica di Gesù sul lago di Tiberiade Olio su tavola, cm 84×170, opera firmata per esteso e datata 1631.

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