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Ti presento Veermer: grazie Google

Alcune videate dell’app “Ti presento Veermer”, sviluppata da Google Arts & Culture e coordinata dal museo Mauritshuis di L’Aja. A sinistra la videata d’apertura da cui scegliere la sala da visitare. L’interno di una sala al centro e a destra “La ragazza con l’orecchino di perla”, il capolavoro di Veermer.

Ti presento Veermer: grazie Google

Tecnologia e impossibile

Johannes Vermeer, il grande artista e ritrattista olandese, non era certo un artista prolifico. Ci sono giunti solo 36 dipinti, sui quali c’è unanimità di attribuzione. Sono però sparsi nel mondo. Chi volesse vederli dovrebbe viaggiare in lungo e in largo, a New York, Londra, Parigi, L’Aja ecc.

… Fino ad ora. Qualcuno c’ha però messo una pezza.

È il museo Mauritshuis a L’Aja, l’istituzione che possiede il dipinto più famoso di Vermeer, “La ragazza con l’orecchino di perla”. Che idea hanno avuto i conservatori del museo della’Aja? Hanno avuto un’idea brillante: si sono rivolti a Google Arts & Culture per costruire un’app di realtà aumentata per ricreare un museo virtuale con tutte le opere dell’artista, E a questo scopo hanno mobilitato tutti i musei che conservano le opere di Vermeer.

Il Metropolitan Museum of Art di New York ha reso disponibili le riproduzioni dei cinque capolavori di Vermeer della sua collezione, la National Gallery of Art di Washington e il Rijksmuseum hanno contribuito con quattro dipinti. Poi si sono aggiunti il Louvre con due opere, la Frick Collection con tre e l’Isabel Stewart Gardner Museum di Boston ha condiviso la riproduzione di “The Concert”, il Vermeer scomparso dopo essere stato rubato dalla collezione nel 1990.

Questo dipinto sarà di nuovo visibile in Meet Vermeer, il museo digitale. Persino la regina d’Inghilterra Elisabetta II ha aperto le porte della sua Pinacoteca a Buckingham Palace per il progetto Meet Vermeer (Ti presento Veermer).

Chiunque disponga di uno smartphone dotato di fotocamera potrà scaricare gratuitamente l’app. ha dichiarato Emilie Gordenker, direttrice della Mauritshuis:

Questo è uno di quei momenti in cui la tecnologia fa qualcosa che non si può fare nella vita reale, e questo perché questi dipinti non potrebbero mai essere riuniti nella vita reale.

In effetti è proprio così. Alcuni dei dipinti del XVII secolo sono troppo fragili per viaggiare, mentre altri sono in collezioni private e l’opera del Gardner è andata perduta. Anche in circostanze diverse, sarebbe molto improbabile che tutti i proprietari si mostrassero disposti all’unisono a separarsi dai loro pregiati Vermeer.

Però… Tutti i 18 musei e le collezioni private che hanno i dipinti di Vermeer sono stati pronti a fornire le immagini digitali ad alta risoluzione dei loro Vermeer.

Un momento del processo di digitalizzazione dei dipinti di Vermeer confluiti nell’applicazione. In questo scatto un fotografo si appresta a riprendere un dipinto. Siamo a Dresda alla Gemäldegalerie Alte Meister: Il dipinto è “La mezzana”, 1656, olio su tela, 143×130 cm.

Un contributo e capire un artista minuzioso e sopraffino

Vermeer è una figura di artista piuttosto misteriosa di cui si dispongono poche informazioni. Si sa che visse e lavorò a Delft, in Olanda, e si pensa abbia dipinto circa 45 quadri durante una carriera che è durata due decenni. Alcuni sono andati perduti. Gli studiosi concordano sull’attribuzione di 36 dipinti, altri dipinti sono invece oggetto di discussione circa la loro effettiva paternità veermeriana. Per tale motivo questa tranche dell’opera di Veermer non è stata inclusa nel museo virtuale, Meet Vermeer.

Le riproduzioni di queste 36 opere sono già offerte dai siti Web dei musei, ma il progetto Meet Vermeer si prefigge qualcosa di più ambizioso di una galleria di immagini a due dimensioni. Grazie all’apporto dei tecnologi di Google il museo virtuale è costruito in realtà aumentata. Il che fa una bella differenza.

Tutte le 36 opere di Vermeer appaiono a grandezza naturale, perfettamente illuminate e anche inserite nel contesto museale nel quale sono esposte al pubblico. Gli utenti possono così navigare/passeggiare tra le sale della Frick Collection di New York e del Rijksmuseum di Amsterdam per vedere come sono effettivamente mostrati i dipinti di Vermeer nelle loro originarie collocazione.

Aprendo l’app, i visitatori osservano a volo d’uccello la disposizione del museo. Per entrare in una delle sale, si deve toccare la superficie corrispondente dello schermo ed effettuare uno swipe. Si atterra in un ambiente, la sala, di cui è possibile modificare la vista prospettica così da avvicinarsi ai dipinti con l’angolazione desiderata, Zoomando, si può esaminarli da vicino, focalizzando i particolari. Grazie all’alta risoluzione con cui è stata acquisita, l’immagine non mostra deterioramenti di qualità man mano che si ingrandisce.

L’app è anche uno strumento pazzesco per gli studiosi di Veermer, sia per gli iconologi che gli storici dell’arte e i conoscitori, sia per chi si interessa di stile, di tecnica pittorica o di colore o di storia del costume.

L’applicazione è disponibile anche in italiano. Guarda il video di lancio.

Un matrimonio perfetto tra virtuale e reale

Laurent Gaveau, direttore del Google Arts and Culture Lab, un’organizzazione no-profit con la missione di sperimentare nuovi modi di rendere l’arte e la cultura accessibili al pubblico, ha detto che questo è stato il primo museo virtuale creato da Google, ma che sta pensando di realizzarne altri.

Potremmo pensare a tutti i musei che non sono mai esistiti o che non potranno esistere”, ha detto in un’intervista telefonica, anche se ha aggiunto che nessun altro progetto simile era in lavorazione. “Vogliamo prima vedere come la gente reagirà a questo progetto e vogliamo vedere, dal punto di vista tecnologico e del punto di vista dell’utente, come si possa migliorare il risultato.

A questo punto gli amanti dell’arte saranno meno motivati a viaggiare per visitare l’originale nella sua fisicità? Non è di questa opinione Gordenker, direttrice del Mauritshuis che dice:

Più informazioni condividiamo, comprese le immagini, più penso che le persone desiderino avere l’autentica esperienza di vedere l’opera nella sua reale collocazione e ammirarla nella sua fisicità. Il motivo per il quale i musei sono in grande spolvero è che siamo in grado di sfruttare le tecnologie digitali. Abbatte le barriere e rende ciò che abbiamo molto più accessibile.

Che dire? Grazie Google!

Le informazioni di queste post sono tratte da Want to See All the Vermeers in the World? Now’s Your Chance, di, Nina Siegal, The New York Times, 3 dicembre 2018
Immagine di copertina:
Alcune videate dell’app “Ti presento Veermer”, sviluppata da Google Arts & Culture e coordinata dal museo Mauritshuis di L’Aja. A sinistra la videata d’apertura da cui scegliere la sala da visitare. L’interno di una sala al centro e a destra “La

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