6 July, 2020
 

Torino, Creativity Oggetti compie 18 anni e presenta JACK

“JACK distopia in bianco rosso nero oro” è l’intervento di Pastore e Bovina per Elica che, dal 26 ottobre al 23 novembre 2019, sarà allestito in Via Carlo Alberto 40/f a Torino, sede di Creativity Oggetti, concept store e punto di riferimento per le Arti Applicate e il gioiello contemporaneo.

Creativity Oggetti, per festeggiare i suoi 18 anni, sceglie dunque Pastore e Bovina su cui ha puntato i riflettori già nel 2001 e il cui connubio prosegue da allora. JACK è la dissezione di un’idea del fare, lo studio di una speciale anatomia applicata alla ceramica, al tessile, al gioiello, al cioccolato.

Una mostra all’insegna della contaminazione che, per Pastore e Bovina, oltre che uno stato dell’essere, è anche il modus operandi degli ultimi 25 anni. Per l’occasione il duo si esibirà con alcuni artefatti, dai più noti ai pezzi unici site specific.

JACK sottintende l’ipotesi remota che la fantasia possa superare la realtà modificandola: i makers di vario tipo e genere ci provano più degli altri. Pastore e Bovina con Elica sono fra questi, un team di cercatori nella foresta “contaminata” delle Arti Applicate e del design. JACK sono così anche le intersezioni con lo speciale still life di Federica Cioccoloni che ha tagliato, col suo obiettivo, ceramiche e tessuti, quelli disegnati da Pastore e Bovina per Arcolaio, manifattura italiana d’eccellenza, con un’unica nota dolce, forse: il cioccolato sezionato dallo chef Andrea De Bellis. L’esposizione sarà anche musica e video con un artefatto digitale creato da Fabio Fiandrini.

«Sintonizzarsi col proprio tempo – hanno commentato Pastore e Bovina -, col carattere transitorio delle cose, impulso alla trasformazione, all’illusione, sono fra le nostre attitudini: il confine fra arte, design, moda, pittura, teatro… deve sempre essere poroso, perché “…con usura non v’è chiesa con affreschi di Paradiso” (Ezra Pound, Canto XLV). I princìpi si mischiano e si moltiplicano e, alla fine, si tratta solo di osservare il processo, il precorso di chi fa, e le storie raccontate in questo viaggio: è sempre l’idea a fare la differenza. Cercare un linguaggio, inventare un proprio font per scrivere racconti nuovi, storie personali private intime, quello che si tiene nascosto. Senza preti e confessori restano gli psicologi, o il fare con le mani. Esteriorità versus apparenza. Abuso e contaminazione. Decorazione come mutazione, come pelle di un “corpo” indifeso nella sua realtà quotidiana, un corpo ostaggio di un’idea preconcetta di bellezza, un corpo involucro per cellule, un corpo sostegno per abiti, un corpo come narrazione di sé: equilibrio e bellezza?».

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