6 July, 2020
 

Torino, i classici dell’arte rivivono sui social network

L’arte non è un segreto per pochi. Nelle immagini di uno studente dell’Accademia Albertina di Torino le più importanti opere d’arte della storia si riprendono la quotidianità nostra contemporanea. L’artista ha scelto di lavorare sotto lo pseudonimo di Michi Galli: chi rappresento è “un fantasma virtuale che mi consente di muovermi con disinvoltura in un territorio abbastanza rischioso. Inoltre, nascondendo la mia vera identità, si alimenta quella che viene considerata la quarta dimensione dell’arte, capace di rendere tutto più interessante, affascinante e magnetico: il mistero”.

Al tentativo di far rivivere l’arte nel progetto basato su una serie di fotomontaggi intitolato ArTorin e che al momento vive solo su Facebook e Instagram perché i social sono il miglior modo per raggiungere più persone possibili, Michi Galli ha collegato la denuncia sociale: “La prima immagine è stata pubblicata il 2 febbraio 2018, sebbene i lavori fossero iniziati già da qualche mese per consentirmi di accumulare una cospicua quantità di materiale da proporre. Il progetto è dunque nato agli inizi del 2018, ma i suoi germi circolavano già da qualche anno, quando l’idea di fondere passato, presente e denuncia sociale era più concreta che mai, il tutto avendo come sfondo meravigliosi scorci urbani troppo spesso dimenticati”, ha raccontato l’artista.

Se si scorrono le pagine dei social dove Michi Galli è attivo si vedono gli amanti di René François Ghislain Magritte in un cinema, l’appassionato bacio di Francesco Hayez di fronte a un treno in partenza, la barista di Édouard Manet al lavoro in un fast food, Ophelia di John Everett Millais in un torrente colmo di rifiuti in plastica. L’ispirazione per Michi Galli è arrivata da Cartoorin un progetto social di Marianna Boiano dove vengono pubblicati fotografie di una insolita Torino animata dai personaggi della Disney.

Nelle sue opere di denuncia, ironiche e spesso surrealiste, Michi Galli vuole permettere a chi entra in contatto con le sue immagini di andare oltre le definizioni di arte: “Il mio obiettivo è quello di portare nella contemporaneità l’arte perché è viva e si trova tra noi, non appartiene al passato ma al presente. Quel che voglio è invece spingere le persone a riflettere sul fatto che l’arte contemporanea è sempre stata presente: Michelangelo era contemporaneo per i suoi contemporanei, e pensiamo a Caravaggio, oggi venerato ma rifiutato dai suoi contemporanei. Rinascimentale, barocca, impressionista. L’arte è sempre stata contemporanea: anche Van Gogh, oggi estremamente di moda, all’epoca non piaceva”.

Il progetto tra qualche mese compirà un anno e le speranze dell’artista di vederlo continuare a crescere hanno incontrato la curiosità e l’interesse del pubblico che ha condiviso le immagini, le ha fatte circolare online, le ha apprezzate e le ha fatte diventare virali: “sto portando avanti il progetto arricchendo sempre più il caleidoscopio di immagini che propongo – dice Michi Galli – l’idea sarebbe quella di proporre una mostra, ma per ora il progetto prosegue, ho ancora tantissime immagini pronte e spero di farne diventare alcune virali, probabilmente quelle che sono più significative non solo per Torino ma anche a livello nazionale, perché rappresentano a pieno alcune condizioni della nostra società”.

Entrando nel personale, l’opera preferita dell’autore è l’Ophelia di Millais: “la mia preferita in assoluto, sia per la composizione, sia per il significato. Il mio sogno sarebbe quello di farla diventare un simbolo per la lotta all’inquinamento. Viviamo con la spazzatura sotto allo zerbino e ancora non ci decidiamo a cambiare rotta verso un futuro più sostenibile. Di questo passo faremo la stessa fine di Ophelia”.

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